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Il gioco sodomitico che provoca la morte del partner configura il reato di omicidio preterintenzionale

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

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Un gioco erotico di sodomizzazione, non già diretto a provocare piacere sessuale, bensì posto in essere per infliggere un dolore o una punizione, al di fuori di un rapporto consensuale, può provocare, a causa della manomissione violenta dell’altrui persona, la morte della vittima. Orbene, la Corte di Cassazione ha stabilito che tale condotta può configurare il reato di omicidio preterintenzionale.

Il principio in questione è stato espresso dalla Suprema Corte con la sentenza n. 18048/2018. La vicenda riguarda un episodio particolarmente cruento, in cui la moglie, giunta all’ennesima lite con il marito (alcolizzato e habitué di prostitute), lo aveva sodomizzato con un portarotoli da cucina in marmo, causandone il decesso in seguito all’emorragia.

La difesa della moglie si imperniava sul fatto che la morte era da considerarsi accidentale in quanto, nel caso in esame, si trattava di un “gioco erotico finito male”. L’imputazione chiesta dalla donna era, pertanto, quella (meno grave) di lesioni.

La Cassazione, tuttavia, ha evidenziato come, in ragione dello status di completa incoscienza in cui versava l’uomo, non si potesse parlare di “pratiche erotiche”. E infatti si era di fronte ad un gesto di matrice intenzionale a fare male e procurare lesioni, sfociato, con molta probabilità, nel decesso del soggetto.

Inoltre i parenti del defunto, costituiti parte civile nel processo, avevano chiesto il riconoscimento del danno da perdita della relazione affettiva con la vittima: si trattava, in particolare, di una perdita definitiva del rapporto di affectio familiaris da cui era derivata l’incisione dell’interesse all’integrità morale, ricollegabile all’art. 2 Cost., letto in chiave di intangibilità della sfera degli affetti. Il tutto senza che la relazione affettiva presupposta dovesse essere supportata da frequentazione o condivisione, ancorché episodica, di momenti di vita, potendo invece sussistere un rapporto di affettività.

La Corte, riservandosi sulla questione civile relativa all’eventuale danno da risarcire ai parenti, ha respinto, sul piano strettamente penale, la richiesta della donna, riconoscendo invece la sussistenza del reato ex art. 584 c.p. Pertanto, nel caso in esame, il gioco erotico di sodomizzazione che ha provocato la morte dell’uomo assume i caratteri propri del reato di omicidio preterintenzionale.