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Perché il centro-sinistra ha perso le elezioni?

Scritto da Francesco Pastore Il . Inserito in Il Palazzo

centro sinistra perde

Ancora non è stata fatta una analisi accurata delle ragioni della sconfitta. Qui proviamo a dare un piccolo contributo al dibattito che spero prima o poi ci sarà. Infatti, bisogna fare un'analisi accurata di tutti gli errori che hanno fatto i governi di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni.

Sono state tante le riforme nuove, importanti ed utili allo stesso tempo che quei governi hanno realizzato, ma altrettanto numerosi sono stati anche gli interventi che hanno irritato, talvolta a dismisura, la base elettorale del centro-sinistra e, forse ancora di più, della componente della sinistra della coalizione. Questo vale di più per il governo Renzi, ma, in parte, anche per il governo Gentiloni. Tra le grandi novità positive, ricordo solo alcune: ritorno del PIL in terreno positivo, dopo un decennio quasi di segni meno; le battaglie sui diritti, come quella sulle coppie di fatto; l’introduzione del primo sostegno universale contro la povertà in Italia, il REI; la riorganizzazione del noprofit con una serie di interventi mirati a favore dei disabili e di altri gruppi disagiati; la riforma epocale dei centri per l'impiego all’interno del Jobs Act che finalmente introduce in Italia la gamba più importante della flessicurezza, quella delle politiche attive per l’impiego; la defiscalizzazione delle assunzioni dei giovani che ha portato ad un aumento significativo dei posti di lavoro, anche quelli a tempo indeterminato per un certo periodo; l'alternanza scuola-lavoro, i dottorati industriali e gli istituti tecnici superiori e tutte le innovazioni previste dal provvedimento del Ministro Calenda su Industria 4.0 e così via discorrendo. Renzi ha ricordato circa 100 riforme che in così poco tempo sono un risultato importante ed innegabile.

Non voglio soffermarmi, però, troppo a lungo qui su tutte le riforme positive che sono state fatte e che resteranno come un contributo importante della scorsa legislatura, poiché si conoscono già e poi, si sa, in politica le cose buone si dimenticano presto e restano dopo un po' solo i brutti ricordi.

Poi, va anche detto che c'è stato certamente un lavorio da parte del M5S e una propaganda ossessiva e tambureggiante sui social networks che ha esagerato le criticità e i motivi di malcontento, nascondendo, invece, i tanti successi. Se quella propaganda è stata efficace è, però, stato anche perché il governo e i partiti che lo sostenevano hanno fatto ben poco per contrastarla.

Credo che la tv di questi anni, strillata, senza contraddittorio e senza riflessione né dibattito serio abbia oggettivamente favorito i partiti protestatari. Di nuovo, però, non rendersi conto che questo stava accadendo è un grande errore politico da parte delle forze di governo. Né il problema si poteva risolvere cacciando dalla RAI i conduttori che facevano più ascolto, poiché era prevedibile che questi poi se ne sarebbero andati su La 7 a fare il doppio di propaganda contro. Né vale la pena sostituirli con programmi insulsi che non fanno ascolto…

Io partirei allora proprio dai danni fatti, dal punto di vista elettorale, dai governi Renzi e Gentiloni. Non voglio né per limiti di spazio posso enunciarli tutti. Mi soffermerei su due punti chiave che con il senno di poi, mi sembrano anche i più importanti: il settore pubblico e il Mezzogiorno. Accennerò alla fine anche ad altri fattori che, però, credo abbiano riguardato gruppi minori. Da economista, i motivi economici spiegano più di tutti gli altri messi assieme e 2 motivi sono tanti in termini elettorali, per la massa di persone coinvolte.

Partirei da tutto il pubblico impiego, a partire dalla scuola all'università fino a tutto il settore pubblico. Fino alle ultime elezioni questo era un importante bacino elettorale del centro-sinistra. Ebbene, tutte le aspirazioni di quello che era tradizionalmente l'elettorato più corposo del Partito Democratico, si badi bene, aspirazioni più che legittime, sono state deluse profondamente. Il settore pubblico ha votato in massa il M5S al Sud e la Lega al Nord.

Gli scatti stipendiali sono stati ancora bloccati nonostante le promesse di farli aumentare. Gli scatti stipendiali sono bloccati dal 2010. Ha cominciato Berlusconi, ma la gente si aspettava un punto di discontinuità dai governi del centro-sinistra che non c'è stato. Anzi, si è preso in giro il settore pubblico annunciando un superamento dei blocchi stipendiali che poi non avveniva mai. Lo si è visto anche all’università. Qualcosa è stato concesso ad alcuni solo poco prima delle elezioni, ma è sembrata una forma di elemosina e ha soltanto sortito l'effetto opposto a quello atteso cioè l’effetto di offendere chi aspettava da tanti anni e ha ricevuto soltanto una parte del dovuto. Inoltre, le prospettive di carriera sono state frenate quando non frustrate del tutto proprio per non aumentare la spesa. In molti settori le assunzioni sono state bloccate del tutto. Il turnover recuperato è stato assolutamente insufficiente (0.2 o 0.4 posti per lavoratore in uscita) lasciando molti settori della pubblica amministrazione scoperti. Troppo poco quello 0.2 del turnover. Poco per i servizi pubblici che sono rimasti senza personale. E poco anche per i giovani che speravano di trovare occupazione nel pubblico impiego. Questa politica ha favorito la crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile, incluso dei laureati.

Anche questo è un trend che risale ai governi Berlusconi e che la gente si aspettava di vedere invertito. Nei primi anni 90, circa 30 giovani su 100 che trovavano lavoro, lo trovavano nel settore pubblico. Oggi quella percentuale è scesa sotto il 10%, con una serie di conseguenze negative sulla disoccupazione giovanile, ma anche di overeducation, vale a dire di laureati costretti a fare lavori per diplomati, e di redditi delle professioni libere che si avvicinano per molti giovani alla soglia della povertà. Nel settore sanitario, soprattutto nel Mezzogiorno, c'è una scarsità di medici che è veramente inaccettabile. Alcuni reparti sono completamente sguarniti di personale medico. Anche nel settore privato ci sono vuoti di organico non indifferenti. Il governatore De Luca fa bene a fare le assunzioni nel settore pubblico. Questa non è una cosa negativa, ma positiva. Non si fa solo per il consenso, ma proprio perché il paese e la regione Campania che ne hanno bisogno, un bisogno da matti.

Un altro grande tema, che ha pesato più di quanto si potesse credere prima delle elezioni è che l’intero sud è stato completamente dimenticato dal governo negli ultimi vent'anni. Questo vale sia per il centro-destra che per il centro-sinistra. I famosi Fondi per le Aree Sottoutilizzate (FAS), destinati alle aree in ritardo di sviluppo, sono stati usati anziché per le infrastrutture del Mezzogiorno, per l’ordinaria amministrazione soprattutto nel Centro-Nord. Il governo di Romano Prodi (2006-’08) non è stato da meno del governo Berlusconi (2001-2005). I governi successivi hanno totalmente cancellato questi fondi come capitolo dedicato a se stante della spesa.

Questo è solo uno degli esempi dell’egemonia culturale leghista sulla politica italiana, sia quella di destra che di sinistra degli ultimi decenni, e spiega egregiamente sia l’aumento del ritardo economico e sociale del Mezzogiorno che i risultati elettorali allarmanti del M5S nel Mezzogiorno.

Certo si può dire che il reddito di cittadinanza non è lo sviluppo economico e quindi non è la soluzione e questo il PCI lo diceva alla DC dal secondo dopoguerra, ma, in assenza di qualunque intervento per lo sviluppo, non c’è da meravigliarsi se la promessa dell’assistenzialismo ha avuto una presa così forte nel Mezzogiorno.

Ci sono molti altri punti sui quali il governo ha fallito. Qui voglio citarne solo alcuni: gli esodati dalla riforma Fornero, che si aspettavano un intervento dal governo di centro-sinistra che per 5 anni non c’è stato; molte industrie hanno chiuso, soprattutto quelle di proprietà delle multinazionali, ma non si è riusciti a fare un provvedimento su questo per tutelare l’occupazione.

Questi fallimenti sono più forti nella mente degli elettori delle 100 belle riforme fatte dal governo che pure sono apprezzabili, ma che sono percepite molto meno dagli elettori!

Qualcuno può dire: non c’erano i soldi per accontentare l’elettorato. Credo sia un grave errore, poiché se ci si dichiara europeisti e si vuole accettare il Trattato di Maastricht per non parlare del Fiscal Compact, si deve entrare nell’ottica che bisogna fare delle scelte di natura redistributiva. Certo, non si possono accontentare tutti. All’inizio, prima di andare al governo, Pier Carlo Padoan e Renzi più volte hanno detto che occorreva fare una spending review seria degli sprechi, una lotta forte all’evasione fiscale e una redistribuzione del carico fiscale dal lavoro alla proprietà. Si insisteva a dire che ancorché difficili queste erano le strade fondamentali da percorrere. Però, quando sono arrivati al governo se ne sono dimenticati. Hanno dato tanti soldi ai risparmiatori traditi dalle banche e alle banche stesse, ma non ai poveri e ai più deboli e questo è stato considerato da molti come la goccia che fa traboccare il vaso. Il M5S è stato abile ad assecondare la protesta e a canalizzarla a proprio favore, ma il malcontento c’era ed era molto diffuso.

Io credo che si possano fare tutte le riforme che si vogliono e anche le riforme migliori del mondo, ma se poi deludi tutte le aspettative della tua base elettorale, non ti devi meravigliare che quella ti volti le spalle. Devo ammettere che anche io ho sottovalutato questa reazione credo che tanti guardavano agli aspetti innovativi delle riforme e non alle delusioni per la base elettorale del PD. Credo che queste delusioni siano costate molti voti al centro-sinistra.

Ma perché il PD e il centro-sinistra non si accorgevano di questi problemi? L’elettorato ha mandati segnali di dissenso in diverse tornate elettorali locali che hanno coinvolto anche aree diverse del paese. Tuttavia, quei segnali non sono stati né ascoltati né tanto meno raccolti. Il problema è che il PD a guida renziana sembrava non voler guardare a quello che il paese gli diceva, dilaniato come era da una guerra interna che poi si è rivelata del tutto inutile. Hanno perso sia Renzi che Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema. Tutti sconfitti e probabilmente tutti a casa, poiché si sono interessati più l’uno dell’altro che di quello che la gente chiedeva.

Ora, credo che conti poco che si faccia o meno un accordo con il M5S. il punto chiave è che il PD e tutto il centro-sinistra si doti di un programma politico riformista di sinistra, che faccia sognare il proprio elettorato più del reddito di cittadinanza. Non c’è altra strada. Se un nuovo governo di coalizione fra centro-sinistra e M5S consentisse di realizzare alcuni degli obiettivi enunciati in questo articolo potrebbe essere utile alla rinascita del centro-sinistra.