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USA, Iran, Europa

Scritto da Nestore Cerani Il . Inserito in Vac 'e Press

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La disdetta di Trump dell’accordo con l’Iran per la gestione del nucleare iraniano ha sollevato molte reazioni negative in USA e reazioni positive nella stampa Europa che per ora tace nonostante la minaccia di Trump di mettere sanzioni accessorie su banche e imprese che continueranno a commerciare con l’Iran.
L’Europa è il maggior partner commerciale dell’Iran. Le motivazioni di Trump partono da una valutazione errata dell’Iran derivante da una scarsa conoscenza della realtà. L’Iran non è un paese di 80 milioni di abitanti e con 6000 anni di importantissima storia. Un paese giovane (età media 25 anni) con un forte spirito nazionale. Un paese vivace che vota spesso e in cui lo scontro politico a livello locale, è molto vivo. In Iran c’è confronto e tensione fra un’ala conservatrice ( oggettivamente aiutata dalla decisione di Trump) ed una riformista. L’opposizione della stampa e del mondo accademico USA alla decisione di Trump parte da lontano. Nel numero Marzo –Aprile di Foreign Affairs, Vali Nasr , esperto delle cose iraniane, dice chiaramente che l’Iran non è responsabile del collasso del vecchio ordine in M.O. che ha altre motivazioni e che pensare di ricostituire il vecchio ordine in cui il ruolo degli USA era fondamentale facendo arretrare l’Iran (rolling back) è un errore provocato da una grave incomprensione del ruolo e della natura dell’Iran. Intanto non è vero che l’Iran sia il più militarista della regione. Esso dedica alla difesa il 3% del PIL mentre i Sauditi spendono il 10%, Israele il 6%, Iraq il 5%, e la Giordania il 4%. Se guardiamo alle cifre assolute il confronto è ancora più significativo. Nel 2016 i sauditi hanno speso per la difesa 63,7 miliardi di dollari mentre l’Iran ne ha spesi 12,3 (meno di un quarto). Il programma nucleare iraniano non è nato con Khomeini. E’ nato durante il regno di Reza Pahlevi, lo scià, con l’aiuto di Francia e Usa in funzione anti sovietica. Al momento della rivolta khomeinista in Iran erano attivi 18 siti atomici ed il programma per la bomba era a buon punto (sempre sotto l’ombrello USA). Fu Khomeini a far sospendere il programma per la bomba perché essendo rivolta contro i popoli e non contro gli eserciti violava il dettato del Corano. L’Iran ha necessità dell’energia atomica nonostante sia ricco di petrolio perché, ai fini di sopperire alle necessità economiche del paese, ne esporta la quasi totalità della produzione e da questi introiti dipende la tenuta economica del paese. Questa condizione non consente di sopperire alle necessità energetiche del paese senza ricorrere ad una fonte alternativa come quella di origine nucleare. L’economia iraniana è in difficoltà e perciò particolarmente sensibile alle sanzioni. Ecco perché Teheran ha accettato volentieri il “deal” con Obama che ne affidava il controllo di un organo ONU come IAEA (International Atomic Energy Agency) il rispetto dell’accordo. Trump non accetta né riconosce le dichiarazioni IAEA sul fatto che l’Iran sta rispettando i patti. La staffetta Trump-Netanyahu se rafforza la posizione del premier israeliano mette a serio rischio la pace in M.O. e compromette gli interessi dell’Europa, primo partner economico dell’Iran dato che l’interscambio USA-Iran è pressoché inesistente. La decisione di Trump è pericolosa più per Israele e gli USA che per l’Iran. Così pensa ad esempio il capo del MOSSAD, il servizio segreto di Israele. Il New York Times ed il Washington Post sottolineano ad esempio che la disdetta dell’accordo danneggia la reputazione internazionale degli Usa e la sua credibilità. Come farà, ad esempio, Kim-jong-Un a fidarsi di un partner che si rimangia la parola?

La stampa USA sottolinea che la decisione di Trump crea problemi con l’Europa, mette in discussione la “leadership” mondiale USA, libera l’Iran da vincoli sulla sua attività atomica e fa aumentare il prezzo del petrolio. Ottima notizia per Putin Teheran. La politica italiana è così miope e persa dietro il giochino del premier che nessun partito, nessun giornale, nessun uomo politico italiano ha speso una parola sulla tragedia. Chi ha parlato ha ripetuto pedissequamente la posizione di Trump o Netanyahu. Che oggi ha dato un’orrida manifestazione della sua tendenza repressiva ordinando alle sue truppe di sparare sulla folla a Gaza. 50 morti disarmati: una strage.