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Alla ricerca del Partito Democratico a Napoli

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Il Palazzo

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Esiste il Partito Democratico a Napoli? E se esiste esprime una politica, gruppi dirigenti, organismi che ne segnalino la presenza se non appena la sopravvivenza? La domanda può apparire provocatoria ma non è tale. Semmai è fatta da chi si augura che il PD esista e vorrebbe conoscere i luoghi, le sedi, nelle quali la sua vita si svolge magari per parteciparvi.

A volte leggiamo inviti rivolti agli iscritti o ai simpatizzanti del PD perché sappiano che in un circolo cittadino napoletano si terrà un convegno o un seminario su argomenti di sicuro interesse (come il ruolo della ricerca scientifica e dell'Università) ma sono argomenti stravaganti proposti in questi giorni, nel momento in cui i leader della Lega e del Movimento 5 Stelle cercano di raggiungere l'accordo sulla formazione del nuovo governo della Repubblica.

Intanto a Napoli le cronache della politica ignorano l'esistenza del Partito Democratico e danno spazio alle iniziative di altri partiti e movimenti. Si parla ad esempio del sindaco di Napoli Luigi de Magistris che è sindaco anche della Città metropolitana e si apprende che alcuni esponenti del PD metropolitano sono diventati assessori di de Magistris, mentre al Comune di Napoli i consiglieri comunali, se ho ben capito, sono divisi in due fazioni, una favorevole a de Magistris e l'altra collocata all'opposizione del sindaco.

Se poi spostiamo l'attenzione sulle vicende del PD su scala regionale, in Campania, troviamo ugualmente segnali d'impoverimento del Partito: in Campania il PD è appiattito sulla persona del presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca e del suo governo, mentre dei consiglieri regionali democratici si parla poco forse perchè c'è poco da dire sul loro pensiero, sui provvedimenti, sui disegni di legge, che essi portano in Consiglio o nelle Commissioni.

Insomma non si riesce a capire quale orientamento esprimono i protagonisti locali del Partito Democratico: ad esempio cosa salvano dei governi Renzi e Gentiloni? Quali sono a loro avviso gli errori che hanno compiuto i dem in questi anni? Per quali motivi hanno subìto una sconfitta così cocente alle ultime elezioni politiche? Come hanno influito le vicende locali del PD, ad esempio, sul successo elettorale dei 5 Stelle?

Il declino del Partito Democratico a Napoli e in Campania è iscritto nella sua storia di circa trent'anni passati: dalla caduta del Muro di Berlino che avviò la crisi del Partito comunista passando poi alla risposta data dai giovani Occhetto, D'Alema, Veltroni, Bassolino, i quali pensarono con generosità se non con baldanza di costruire col nuovo partito, come disse uno di loro, una gioiosa macchina da guerra e dovettero constatare che il passaggio per una terza via tra il comunismo e la socialdemocrazia in Italia non era facile. Era ostacolato dal diffuso moderatismo nella piccola borghesia e poi dalla singolare personalità di Berlusconi, un imprenditore prestato alla politica, espansivo e accattivante, il quale impersonava il sogno dell'uomo che nel mondo degli affari si è fatto da sé. Con qualche mossa spregiudicata che ai piccoli borghesi non dispiace, anzi piace assai.

Nel frattempo la politica locale a Napoli e in Campania ruotava attorno ad un'altra personalità dominante, quella di Antonio Bassolino, che a suo modo s'era anche lui fatto da sè, provenendo dal mondo del lavoro, dotato di comunicativa con lavoratori e gente semplice, anticonformista anche dentro le fila del vecchio Pci, tenace autodidatta.

Se Bassolino nel suo lungo predominio personale nelle istituzioni locali ha commesso un errore, è stato quello di non aver allevato un gruppo di giovani capaci poi di farsi strada e di affermarsi con le proprie forze. I suoi collaboratori sono stati per lo più scialbi esecutori delle sue direttive. Perciò sono stati pronti a voltargli le spalle, anzi a tagliargli la strada appena ne hanno avuto l'occasione.

Un'altra carenza personale di Bassolino è di non aver mai riconosciuto altri errori commessi nelle scelte politiche, per esempio l'errore di non aver suscitato la partecipazione attiva di cittadini alla proposta e alla pratica di progetti comunitari, quelli che, come si dice, provengono dal basso, da gruppi sociali organizzati.

Il risultato di tutto ciò infine è il Partito Democratico a Napoli e in Campania come l'abbiamo oggi davanti a noi, nel quale tra i dirigenti è raro incontrare un giovane al di sotto dei 50 anni che unisca intelligenza, esperienze compiute nel sociale, volontà di apprendere. Insomma quello locale è un PD amorfo dove chi vuole emergere deve ritagliarsi a fatica uno spazio e chi comanda spesso è emerso controllando pacchetti di tessere oppure qualche gruppo di iscritti coordinati come i giocatori di boccia di un dopolavoro.

Mariano D'Antonio, economista