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Castellammare al voto, diversamente: intervista immaginaria alla politica stabiese

Scritto da Mauro Malafronte e Riccardo Buonanno Il . Inserito in Succede a Napoli

stabia

Abbiamo ormai fatto il callo alla bagarre elettorale. Le cronache ci hanno raccontato segni di fratture, improvvise ricomposizioni e sorprendenti cambi di scenario, lasciando sul terreno scontentezze e delusioni. Mai come questa volta, però, la generazione under ha bisogno di tornare sul pianeta Terra.

Proponiamo, dunque, un ragionamento, più che un’intervista secca, un momento di confronto collettivo e condiviso sottoposto all’attenzione di tutti i protagonisti della tornata elettorale. In un territorio martoriato dalla incapacità di “costruire futuro”, infatti, proviamo a chiedere a voi candidati cosa avete in mente per la nostra città. Senso di realtà e visione, come forse sapete, sono le nostre coordinate, i nostri strumenti per rileggere e ripensare Stabia. L’intervista collettiva e immaginaria, dunque, è il nostro modo per dirvi che siete tutti chiamati in causa. Cimmino, De Angelis, Di Martino, Nappi, Scala: tutti dentro, a prescindere dai pettegolezzi della politica. Idee, senso di realtà e futuro: Stabia al voto, diversamente.

Oltre il turismo, oltre le ovvietà: cosa è destinata ad essere Castellammare?

La parola turismo è finalmente entrata nel vocabolario politico della città. E’ accaduto con un ritardo atavico, come è nostra abitudine. Ce lo hanno imposto i numeri del boom dello scorso 2017. Questo primo scorcio di primavera, del resto, rende facilmente prevedibile una crescita esponenziale dei flussi turistici nel prosieguo del 2018. Castellammare satolla il 25 Aprile, così come per il “ponte” del primo maggio. Numeri significativi anche per il prossimo ponte del 2 giugno, senza contare le “aspettative” sui flussi estivi. Segni inconfutabili di un trend positivo, che impone una riflessione ampia su ciò che sta avvenendo nel nostro comprensorio. E’, dunque, il turismo il baricentro della nostra “intervista immaginaria immersa nella realtà”. Un turismo, quello stabiese, rinato nostro malgrado. L’arrivo di un turismo a nostra insaputa, non cercato né voluto fino in fondo, ha stravolto, oltre che il settore commerciale di buona parte di città, lo scenario in cui incardinare valutazioni, scelte, opportunità. Ad oggi, viviamo ancora del turismo degli altri, di quelle mete che hanno da decenni messo a sistema il governo dell’industria turistica: Castellammare è ai margini di un processo che vede la città protagonista passiva.

Dunque, dove si colloca Stabia nella catena del valore?

Occorre capire cosa volete che sia Castellammare tra 10 anni. La valutazione sull’operato di un’amministrazione passa soprattutto per la capacità di produrre una visione della città, modulando le dinamiche che la attraversano. L’arrivo di visitatori non può sostenersi nel tempo, se non ci si dimostra in grado di governare il turismo, nei limiti delle competenze esercitabili. Non è più possibile, infatti, sottovalutare l’impatto sul futuro stabiese delle mancate scelte, dei ritardi e delle inconsapevolezze che connotano il quadro politico cittadino. La scelta turistica, del resto, è il passato; oggi, il tema è tutto politico. Dunque, Stabia sarà la città cerniera (dormitorio, si intende) che si delineò nel DOS, nell’ormai lontano 2009? O credete sia possibile per l’amministrazione giocare un ruolo di programmazione e coordinamento con gli attori locali in vista di un’altra idea di città? Qual è il vostro giudizio sulle (poche) scelte politiche di programmazione turistica già approntate? L’approvazione del DUP può essere considerata soddisfacente? Turismo, politica e visione: cosa è destinata ad essere Castellammare?

Il mare come destino: come si intende governare la “riconquista del mare”?

Partiamo da un dato di fatto: questa non è una città di mare. Il falso storico della Castellammare marittima è incredibilmente tornato di moda negli anni della narrazione turistica. Stabia, invero, ha storicamente avuto un rapporto conflittuale con il suo mare. Nonostante il lungomare, la città ha paradossalmente avuto negato negli anni l’accesso a questa risorsa.
Questo non ha mancato di influenzare determinate scelte urbanistiche e infrastrutturali che hanno segnato il destino di Castellammare. Pare più che ragionevole sostenere che il cd. mare negato rappresenti la costante della storia politica della città: un territorio atipico per storia e tradizione, come descritto da Ferrarotti ne “La piccola città”.

La “Stabia di mare”, dunque, non può che essere figlia di una narrazione possibile, ma del tutto nuova, che non affonda le sue radici nell’essenza della nostra tradizione. Non ce ne vogliano i cantieristi e gli industrialisti nostalgici: chi di voi oggi parla di mare ha il dovere di farlo nel solco di valutazioni più ampie, che guardano al futuro e non al passato, alle opportunità e non alla difesa strenua dell’esistente. La riconquista del mare è la priorità, dunque, a patto che tutto venga ricondotto a sistema. La relazione della città con il suo mare trova nell’arenile uno dei suoi snodi nevralgici. Con il rifacimento del lungomare, Stabia ha vissuto il paradosso di ottenere, dopo anni, l’abbattimento delle barriere che le negavano la sua gigantesca spiaggia, senza che per quest’ultima fosse preventivamente effettuata una valutazione approfondita, in ordine alla presenza di eventuali fattori inquinanti. Con riguardo alla balneabilità, poi, occorre evidenziare che i dati ARPAC (incoraggianti solo in parte) paiono viziati da un abbassamento dei criteri di valutazione regionali, più che da un sensibile miglioramento delle condizioni naturali.

Quel che colpisce, inoltre, è la incapacità di ri-pensare la gestione degli spazi “recuperati”.

Ad ora, le proposte attinenti alla “rigenerazione” dell’arenile fanno più o meno tutte riferimento ad una Delibera di Consiglio Comunale (25 settembre 2009) impegnata a regolare l’uso delle aree del demanio marittimo ricadenti nel territorio comunale, per mezzo dello strumento delle concessioni.

Nel frattempo, sull’arenile si spara con il pallottoliere, immaginando campi di calcio, varie ed eventuali strutture sportive, spazi di cura, piscine, giardini mediterranei, caffè letterari: tutto ed il suo contrario.

Queste proposte (più o meno condivisibili, non importa) sono ancora coerenti con quello che Stabia è destinata ad essere?

Ed ancora, in questa fase di incertezza strutturale sui tempi di completo recupero della balneabilità, quale metodo pare più funzionale alla rigenerazione dell’area?

Uno strumento di gestione “pesante” come la concessione è davvero adeguato alle condizioni in cui versa il nostro arenile?

E’ possibile sin da ora immaginare e direzionare interventi strutturali e duraturi in quella porzione di città? Oppure si ritiene che forme di gestione “leggere e temporanee”, in grado forse di garantire una fruizione stagionale e diversificata dell’arenile, siano ancora auspicabili? Mare, arenile e metodo: la visione si radica nella concretezza.

L’affaccio a mare: la città “depotenziata” fin dove può allungarsi?

Mettere a sistema, in una città ormai schiacciata sul suo affaccio a mare, significa tornare ad incidere sulle aree a sviluppo possibile. Come ampiamente pronosticabile, la riapertura della villa comunale non ha rappresentato la panacea di tutti i mali che affliggono Stabia, come invece sostenuto da molti.

La vivibilità turistica, infatti,è il risultato di uno sviluppo integrato, consapevole degli spazi e delle opportunità a disposizione. Da anni assistiamo ad un depotenziamento dell’altra Castellammare. In modo più o meno cosciente, la politica stabiese ha svilito le potenzialità di rigenerazione di Corso De Gasperi e dell’intera area dell’Acqua della Madonna. In entrambi i casi, difatti, la programmazione politica (al ribasso) ha pagato lo scotto della incapacità di interloquire in modo autorevole con i privati. La logica perequativa ha largamente fallito nell’area nord; quella del “tirare a campare” ha impedito la rinascita del centro antico. In tale prospettiva, si contendono il campo due “futuri possibili”, entrambi connessi alla capacità politica di incidere sull’altra Castellammare.

L’ampliamento degli spazi a vocazione turistica è un obiettivo realmente perseguibile? In fondo, dopo rinvii, ritardi, mancate decisioni, accordi, inciuci, incomprensioni è giunto il momento delle scelte. Nel frattempo, l’abbattimento dei Sylos pare oramai una volontà comune a gran parte del quadro politico stabiese. Si tratterebbe di un primo passo, decisivo, verso la riqualificazione in senso turistico dell’intera area del centro antico.

La costruzione di una piazza a mare (sulla bocca di tutti, oramai), di uno spazio di “visione” e di relazione con il mare darebbe finalmente continuità alla nuova Stabia turistica, con la creazione di un nuovo polmone turistico per Castellammare.

Del resto,la città allungata, non più schiacciata sul suo lungomare, non può che essere il risultato di un’azione politica di ampio respiro, in grado di ri-pensare la città e le sue prospettive.

La programmazione su Corso De Gasperi, tuttavia, pare aver definitivamente abiurato alla più naturale funzionalizzazione turistica, lasciando lo spazio a disillusioni ed amarezze. In un certo senso, Corso De Gasperi rappresenta il baricentro delle relazioni politiche stabiesi. La narrazione della Stabia turistica è compatibile con lo sviluppo urbanistico che si è programmato per Corso De Gasperi?

Il connettore unico, la città dei due porti, la linea immaginaria che avrebbe dovuto tenere insieme Marina di Stabia ed il Porto Antico sono ancora una battaglia che la politica intende intraprendere? Recuperare il mare, in una città come Castellammare, significa incidere sugli interessi privati convogliati nelle aree connotate dal più alto tasso di ingovernabilità: quali sono gli strumenti attraverso cui si intende direzionare la riconversione di Corso De Gasperi?

Se la creazione del polmone turistico nell’area dell’Acqua della Madonna è un’opzione concretamente realizzabile nell’arco di una consiliatura, Corso De Gasperi continua ad essere incredibilmente protagonista di scelte “escludenti”, che prescindono dal mare antistante. Servirebbe una complessiva assunzione di responsabilità, perché si è clamorosamente fallito. Tutti, nessuno escluso: politici, amministratori, imprenditori. Pertanto, rinunciamo al mare. L’altro futuro, per Corso De Gasperi, qual è? E’ ragionevole immaginare uno sviluppo residenziale e commerciale in quell’area? In altri termini, sarà Corso De Gasperi a segnare il confine della Stabia turistica in senso stretto? E’ quello il Rubicone che la politica non può varcare? Rigenerazione e scelta: l’altra Castellammare merita una politica autorevole.

Portualità e turismo: prospettive inconciliabili?

Si chiude una stagione, quella della “città dei due porti.” Una fase lunga e dolorosa, che ha visto forse implodere definitivamente la narrazione della portualità come fonte di sviluppo per Castellammare. Per motivi diversi, infatti, sia il porto antico che Marina di Stabia non hanno garantito alla città quello che era lecito attendersi.

Negli anni, i silenzi e le vicissitudini che hanno riguardato l’Autorità Portuale di Napoli (ripetutamente commissariata) hanno contribuito a desertificare il dibattito cittadino sul punto. I professionisti della irrealtà sono stati da sempre i veri protagonisti della politica portuale stabiese: si è, infatti, continuato a sragionare di porti, cantieri e manodopera senza tener conto del tempo che passa, delle variabili che aumentano e delle condizioni che mutano.

Ad oggi, tuttavia, i tempi sono ormai maturi per una rivisitazione della politica portuale made in Stabia. Pietro Spirito, Presidente dell'Autorità di Sistema del mar Tirreno Centrale, ha ribadito il suo pensiero: la costruzione del bacino (a spese di Fincantieri, non dello Stato) non è avvenuta e non avverrà, perchè "non serve."

Dunque, quale futuro per la cantieristica stabiese?

Bacino di costruzione, bacino di carenaggio, spostamenti ad ovest del cantiere, “liberazione del sovraflutto” e trazione turistica del porto antico: si tratta di slogan, come confermato da Spirito. Nel bene e nel male, il neopresidente ha tracciato una precisa linea, dopo anni di naufragio istituzionale, con la quale la Stabia Politica deve confrontarsi. Quando, un anno fa circa, fu elaborato il Pot (2017/2019, con opzione di prospettiva per un quarto anno), autorevoli esponenti del quadro politico cittadino festeggiarono. Tuttavia, considerata la prospettiva più ampia in cui va incardinata la vicenda stabiese, è ragionevole immaginare fantomatici investimenti economici nel Cantiere? E quali sono gli strumenti attraverso cui la futura amministrazione intende incidere sulla portualità stabiese?

Oltre la strenua difesa delle maestranze (il cui numero diminuisce costantemente, tra l’altro), quali sono le visioni che orientano l’azione politica cittadina?

La sensazione è che la gestione del porto (dell’intero porto, non solo con riguardo ai profili cantieristici) resti appannaggio di una visione geriatrica, a fronte delle sfide che la Stabia turistica ha davanti a sè.

Il rischio, dunque, è di non sfruttare le occasioni che la città ha a sua disposizione: la Zona Economica Speciale (Castellammare è individuata come una delle aree oggetto della misura governativa di recente approvazione) sarà determinante nella rigenerazione dei porti e dei retroporti?

In tale prospettiva, occorre chiarire fino a che punto Castellammare intende essere “dentro” il cantiere: è davvero la cantieristica la prospettiva? Ed ancora, si ritiene necessario mettere a sistema le attività che ruotano intorno al porto antico? Ad oggi, si sostiene l’insostenibile, con un porto capace di essere tutto ed il suo contrario, tra cantiere, navi da crociera, traffico marittimo ordinario, attracco di megayacht, bar, ristorazione.

Un calderone che fa emergere in modo plastico l’incapacità di scegliere il futuro della portualità locale. E’ forse giunto il momento di elaborare il lutto della cantieristica stabiese, o no? Nella relazione tra portualità e turismo è possibile rinvenire le radici e le prospettive della città.

Stabia sulla mappa: qual è l’identità della Castellammare turistica?

L’identità qualifica il brand, consolidando le prospettive turistiche della città.
Rendere Castellammare riconoscibile significa collocare definitivamente Stabia sulla mappa dei flussi: la nostra offerta turistica, del resto, può rappresentare un unicum per l’intero comprensorio.

Su cosa può essere radicata la riconoscibilità turistica di Stabia nel più ampio scenario costiero? Si tratta di una scommessa che la politica non può permettersi di ridimensionare. In primo luogo, i numeri del 2017 ed i primi dati relativi alla primavera 2018( 3 mila biglietti per la Funivia in occasione del ponte del primo maggio) impongono una riflessione più attenta a ciò che, in termini di “carica attrattiva”, rappresenta il nostro “monte dimenticato”. Faito è la più avvincente scommessa turistica dell’intera provincia napoletana, in una prospettiva di lungo e medio periodo. Rappresenta l’unico ecosistema montano in un’offerta turistica costiera, che spazia dal mare all’archeologica, passando per l’eccellenza gastronomica. Quali sono, dunque, le logiche che si intendono seguire nella rigenerazione della montagna?

Sono aperti canali istituzionali (a livello regionale e nazionale) in grado di azionare un “processo di cambiamento?” La sensazione è che, oltre la funivia, Faito resti scommessa da vincere (Reggia, bosco, strada d’accesso, dissesto). Il brand-Stabia, d’altra parte, è alla ricerca di ragioni identificative.

Recentemente è stata proposta da candidati alla carica di Sindaco la “Festa del Varo”: rinverdire l’identità cittadina partendo dal suo cantiere morente, tuttavia, non pare una straordinaria “iniezione di futuro” per la città. Piuttosto, nella città delle acque/negate, del disastro Terme, torna ad essere di centrale attualità, turistica e non solo, la risorsa dell’acqua. In particolare, nell’ottica della destagionalizzazione dell’offerta turistica, la Festa dell’Acqua può rappresentare una carta vincente per la città.

Acqua e fuoco, dunque, a ridosso della festa dell’Immacolata: i giorni che conducono alla festività più sentita in città possono rivelarsi un’occasione macroscopica per fissare Castellammare sulla mappa dei flussi turistici.

Occorre, allora, discutere sul metodo, oltre che sul merito. Come si ricostruisce la relazione tra le nostre radici e la visione turistica della città? Attesa la necessità di garantire maggiore coerenza tematica nella scelta degli eventi, la città va coinvolta in questo delicato processo?

La istituzionalizzazione delle “feste cittadine” è una strada che si intende percorrere? Faito, acqua e fuoco: l’identità è la precondizione della nuova Stabia a trazione turistica. Non aggiungiamo altro, senza nessuna pretesa di essere stati esaustivi. Si tratta di un primo passo, di un primo tentativo di dialogare sulla città, con la città. Castellammare ha bisogno di energie e visioni, intelligenze e opportunità. Pertanto, aspettiamo fiduciosi un vostro riscontro. Nell’attesa, auguriamo a tutti voi una campagna elettorale “sincera”, per quanto possibile.