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L’inciucio M5S-Lega. È questo il “governo del cambiamento”?

Scritto da Francesco Pastore Il . Inserito in Il Palazzo

lega a 5 stelle

Grande Di Maio! Non c’è altro da dire: Mission impossible compiuta con successo! Milioni e milioni di voti meridionali presi per portarli alla Lega Nord di Matteo Salvini! I voti dei terroni che Salvini da solo non riusciva a prendere glieli ha presi Grillo e glieli ha serviti fino a casa sua su un piatto d’argento.

Il soldatino di Grillo ha fatto molto bene e fino in fondo il suo dovere. Merita ora il governo! Serviva proprio un terrone fuoricorso storico dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” che parla con accento napoletano e stermina congiuntivi come se avesse un kalashnikov al posto della bocca, poiché i meridionali sono tutti ignoranti (secondo i leghisti). Serviva proprio questo: lo stereotipo del terrone (per un leghista) per far credere ai terroni che stavano votando per il Mezzogiorno, ma, in realtà, il terrone serviva per portare poi i voti a realizzare gli interessi del Centro-Nord.

Per il M5S il governo con la Lega è il "governo del cambiamento". Non so se ridere o piangere. Come la maschera della tradizione russa rido e piango allo stesso tempo.

La finta dell'accordo con il PD il M5S l'ha fatta solo per aumentare il prezzo dell'accordo con la Lega. Se si vuole sempre dare la colpa al PD, liberissimi, ma questa è una rappresentazione molto parziale di una realtà affatto diversa. Il PD serviva solo come outside option per costringere Berlusconi a mollare la presa. E alla fine, anche grazie a questa strategia, ci sono riusciti. Prima hanno provato con la minaccia dell’alleanza con il PD, poi, visto il niet di Renzi, hanno provato con la minaccia delle elezioni anticipate. Evidentemente, questa minaccia è risultata più forte ed efficace e alla fine Berlusconi ha ceduto. Tutto qua.

Il M5S-MSI ha portato i fascisti del Sud e del Nord ad essere padroni del paese con il voto della sinistra massimalista e del Mezzogiorno. Grande missione, analoga a quella del fascio mussoliniano che, storicamente, è stata esattamente questa: portare le masse proletarie a diventare schiave e succubi delle classi dominanti in un regime liberticida, anziché sperimentare la più difficile e complessa lotta per la democrazia e la conquista lenta a dolorosa dei diritti che proprio a causa del fascismo fu rinviata di oltre 50 anni. I fascisti riuscirono a far preferire alle masse di disoccupati e lavoratori a basso reddito dell’epoca la scorciatoia della dittatura alla strada difficile e tortuosa della democrazia, della libertà e del pluralismo. Speriamo non accada di nuovo.

L’inciucio fra M5S-MSI e Lega Nord è illuminante e chiarificatore allo stesso tempo, ma propone l’idea che a vincere le elezioni sia un partito unico, una sorta di federazione di Leghe, la Lega Nord e la Lega Sud (il M5S-MSI), entrambe unite nella rivendicazione di proposte irrealizzabili e populiste che servono solo per rabbonire il ceto medio e le classi più deboli, soprattutto quelle meridionali, e portarle nell’alveo di un’area politica di destra che fa finta di seguire gli interessi dei più deboli proprio per tenerli sotto controllo e portarli all’abbeveratoio predisposto per loro dalle classi dominanti della borghesia industriale e finanziaria settentrionale.

Vanno riconosciuti però i meriti di tutti, anche delle comparse, poiché un buon film epico ha bisogno delle comparse sul fondo della scena dove sono i protagonisti. Tutto è avvenuto con il sostegno e la partecipazione attiva della sinistra italiana, quella massimalista, quella che il PD è di centro-destra e allora meglio votare la “nuova sinistra” (sic), il M5S-MSI. Non importa che dichiari di non essere né di sinistra né di destra. L’importante è fare un dispetto a Matteo

Renzi, poiché Renzi è brutto e antipatico. Il vero scopo di Renzi è fare il governo con Berlusconi, il partito della nazione, la fusione con Forza Italia e il centro moderato: Renzusconi! Meglio votare allora la Lega Nord: è questo il “governo del cambiamento” (sic). Queste tesi sono state sostenute da persone che si dichiarano persone di sinistra ed in cuor loro lo sono davvero. La politica è una passione che a volte acceca e sicuramente acceca la sinistra massimalista.

È vero anche, però, che di fronte agli –ismi della sinistra massimalista, anziché esservi l’equilibrio di un leader à la Enrico Berlinguer, ma se è chiedere troppo, almeno uno come Romano Prodi o come Barak Obama, invece si è trovato un giovane leader carismatico ma troppo rottamatore. Questo leader al massimalismo movimentista ha contrapposto il “massimalismo riformista”, di cui ho parlato in un precedente articolo, il leaderismo ed il personalismo. Tutti questi –ismi hanno rovinato la sinistra e se non ritrova equilibrio, riflessione e unità, rischia davvero di sparire. Ora, però, si spera che questo inciucio fra M5S-MSI e Lega Nord faccia chiarezza su chi e cosa sono di destra e chi e cosa è di sinistra.

Ora di là c’è la destra, di qua c’è la sinistra. Una sinistra, come sempre, dilaniata fra un massimalismo movimentista e un massimalismo riformista, che sono entrambi purtroppo nella tradizione della sinistra non solo italiana. Una sinistra unita può far risvegliare e ritornare sui propri passi quella sinistra massimalista transfuga nel M5S-MSI che di fronte alle scelte sciagurate che questo partito farà con la Lega Nord, si spera si renderà conto che, per quanto moderato esso sia, il massimalismo riformista è pur sempre nel solco della tradizione di sinistra, mentre il M5S-MSI è in un altro solco molto diverso.

Però, l’opposizione comune a Dimaiusconi o Grillusconi, che dir si voglia, non basta a far ritrovare l’unità. Occorrerà una leadership meno divisiva, più equilibrata e, soprattutto, un una comune proposta politica in grado di far sognare l’Italia e portarla di nuovo alla crescita.

Attenzione poiché un accordo fra ceti politici e caste non servirebbe a nulla se non si accompagna ad una vera partecipazione popolare. Occorrono proposte e personalità coinvolgenti che siano in grado di far ritornare a sognare il popolo della sinistra e non solo quello, se non si vuole rischiare la marginalità o addirittura la scomparsa di qui a breve.