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Per il PD che non c’è … si rivolga il naso all’ingiù

Scritto da Osvaldo Cammarota Il . Inserito in Il Palazzo

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I militanti e dirigenti locali stanno con il naso all’insù, a guardare l’esito di questo ennesimo scontro tra numeri: quelli organizzati intorno all’ex Segretario e quel che resta dei fondatori del PD. Mariano d’Antonio (QdN 17 maggio) spiega perché ci vorrà tempo per ritrovare il PD che non c’è, a Napoli in particolare, ma non solo qui.

Nel frattempo, il furbo Salvini lavora per recuperare l’elettorato di destra che ha votato M5S, dopo che il PD (meno furbo, non credo più intelligente) ha lasciato campo totalmente libero a questa manovra. Lega e M5S faranno un governo elettorale a breve o brevissimo scopo: le europee del 2019 e/o il ritorno alle urne per le elezioni nazionali. In ogni caso, i due capi populisti hanno interesse a consolidare e accrescere i consensi intorno ad un “nuovo sistema” che, per brevità, si potrebbe definire “stile Trump” o “stile Putin”. È probabile che il massimo vantaggio sarà tratto dalla Lega e dalle destre, ma questo, ormai, riguarda il M5S.

E il PD? Per cosa è nato? Per cosa si batte? Con chi pensa di allearsi per il “modello Europa”?

Credo che un Congresso non basterà, specialmente se si svolgerà con il rito di primarie fasulle e eterodirette, con una platea di iscritti in altri tempi e con regole statutarie che incitano allo scontro più che al confronto per la ricerca di pensieri condivisi.

Intanto il tempo scorre. L’assenza di una linea politica e le dinamiche di conflitto stanno consumando un patrimonio di passione e di impegno civile che pure si era mobilitato intorno alle idee di un “centrosinistra di governo”.

Il tempo scorre. Le comunità, le nuove generazioni, subiscono i danni di un vuoto politico che consuma territori e intelligenze e, con esse, il futuro possibile. (Un caso emblematico è l’ipotesi che la Mostra d’Oltremare sia trasformata in accampamento per 7.500 atleti delle Universiadi, con l’inquietante prospettiva di lasciare lì le 2.500 casette per le emergenze abitative della Campania -Sindaco di Napoli a Rep. TV il 12 maggio ’18).

Un presente demagogico, illusorio, devastante prevale sul progetto di un “futuro possibile”. Le nuove generazioni non meritano questo! Ma non c’è verso di discuterne nel PD. Ogni questione si rinvia, diventa pretesto di scontro tra posizioni interne, mentre si slabbra, ulteriormente, il rapporto con la realtà. Maggioranze e minoranze interne si contano su questioni che è difficile capire e ancor più da spiegare mentre qualcuno mangia pop corn.

Se i militanti e i dirigenti del PD trovassero il coraggio di volgere il “naso all’ingiù”, di guardare ai territori e alle comunità in cui vivono, potrebbero ritrovare il gusto di pensare, di confrontarsi, di ricercare soluzioni ai problemi, di costruire unità interna e alleanze politiche e sociali che ridiano senso e affidabilità ai progetti di cambiamento. Lasciare questa bandiera in mani inaffidabili non mi pare una strategia politica degna di quel che vuol essere il PD.

La navigazione, pur con orizzonti nuvolosi e mare turbolento, è sempre meglio del declino.