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Basta divisioni. Avanti tutta con la collegialità!

Scritto da Francesco Pastore Il . Inserito in Il Palazzo

PD 19

Se si legge attentamente i resoconti dell’Assemblea del PD del 19 maggio scorso, soprattutto la parte in cui si contano i delegati a favore delle diverse opzioni, compreso i delegati che si sono astenuti, si capisce bene che ormai Matteo Renzi non ha più la maggioranza del partito a proprio favore.
Sarebbe stato perdente anche se di pochi voti (420 contro 380 circa) se si fosse votato sulle sue dimissioni. Per questo, hanno evitato il voto e, poi, lui è andato subito via. É andato via quando ha sentito le grida di un'ampia parte dell'assemblea contro Orfini (e contro di lui) che non voleva votare sul segretario. I suoi fedelissimi, tanto più numerosi quanto più si riducono di numero, hanno detto che qualcuno ha impedito a Renzi di parlare, ma non direi che è andata proprio così.

Il fatto è che molti non ne possono più di chi si mette là a pontificare su tutto e ha sempre una spiegazione che non sia la sua propria responsabilità politica per la evidente e cocente sconfitta elettorale. Molti non ne possono più neppure della tendenza ad ignorare il giudizio e la strategia del partito, di chi si continua a comportare da segretario, pur essendosi dimesso dalla segreteria.

Il partito ha fretta di liberarsi di una figura importante, carismatica, coinvolgente, ma ormai troppo ingombrante e fastidiosa! Fortunatamente, e lo dico con dispiacere, dal 19 maggio 2018, inizia una nuova fase della storia del PD. Renzi è un leader carismatico e trascinatore, abilissimo almeno con le parole, ma è troppo divisivo. Ragiona troppo da solo. Si considera troppo superiore a tutti gli altri. Il suo personalismo e leaderismo poteva aver ragione d’essere con le vittorie e pure sarebbe stato un po’ in contrasto con la natura di un partito democratico. Però, il leaderismo diventa inaccettabile quando si accompagna a sconfitta dopo sconfitta. Dopo la settima sconfitta, non puoi ancora far finta di niente e dire che non ti hanno capito. Non c’è solo la sconfitta del referendum e delle politiche che pure sono state durissime ed avrebbero messo fuori gioco qualunque leader, ma numerose altre sconfitte alle elezioni amministrative. Di fronte a questi risultati, un leader prende atto del giudizio degli elettori e si fa spontaneamente da parte. Non si può continuare ad imporre la propria presenza come se nulla fosse. Altrimenti, si rischia che ti sbattono fuori dalla porta, non dal partito, intendiamoci, ma dalla porta della segreteria sì!

Il centro-sinistra ha bisogno di una gestione collegiale, non del muro contro muro. Martina sembra in grado, anche per il suo carattere mite e accondiscendente, equilibrato ed equidistante, di poter interpretare questo ruolo, almeno in questa fase. Amen se non è molto carismatico, ma forse in questo momento va proprio bene così. L'unico suo punto debole, a mio modo di vedere, è che lui fino al 4 marzo era accanto a Renzi, come vice-segretario, e non ha mai dimostrato di essersi reso conto della difficoltà del partito, almeno pubblicamente. A sua discolpa va detto anche, però, che buona parte del gruppo dirigente di questi anni ha fatto lo stesso errore!

Non solo Renzi è andato via dalla sala, ma molti dei suoi colonnelli si sono ben nascosti per non apparire troppo, proprio perché ormai non c'è più un clima a loro così favorevole presso la base. Un altro punto dolente è stata, infatti, la questione delle candidature in Parlamento alle ultime elezioni politiche. Il malcontento in tutto il partito su questo è davvero forte e profondo, radicato su tutto il territorio nazionale. Renzi ha gestito le candidature quasi da solo o con pochi altri suoi fedelissimi. Il risultato è che ha ragionato non da leader e da garante di tutte le anime del partito, ma da capobastone di una delle tante correnti del partito e ha troncato la carriera parlamentare di tantissimi leader a favore dei suoi pupilli. Queste sono cose che si pagano, soprattutto se porti il partito a perdere così tanti seggi parlamentari. Vi sembrerà paradossale quello che dico, ma non lo è affatto. È importante che Matteo si faccia da parte proprio perché alcune delle sue battaglie erano e sono giuste, anzi giustissime. Anche le politiche e le riforme positive del PD sono state tante ed innegabili. Pensare ad una nuova leadership non significa dire che tutto quello che ha fatto il PD questi anni sia sbagliato. Tutt’altro. Ormai, però, la persona di Renzi era un ostacolo per tutto, anche per le sue stesse idee! Tutta colpa del suo personalismo, non di altri.

Il PD ha bisogno del contributo ideale e programmatico della sua componente riformista, ma non può farlo cancellando la tradizione socialista. Dobbiamo far convivere queste due anime, altrimenti l'anima socialista va altrove. Dispiace che sia così, ma proprio l'esperienza di Renzi lo ha dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio. Il PD deve ritrovare la forza e l'orgoglio tutto assieme, non alcuni contro gli altri! È possibile, caro Matteo! E questo dovrebbe essere un compito fondamentale del leader di un partito di massa che si propone di avere anche una vocazione maggioritaria.

Il problema è che Renzi ha rotto con troppi che poi gli sono andati contro (in ordine sparso: Pippo Civati, Stefano Fassina, Sergio Cofferati, Ignazio Marino, Antonio Bassolino, Susanna Camusso e tutta al CGIL, Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani e tutta la sua corrente, Guglielmo Epifani, Piero Grasso etc etc etc). Se si vuole vincere le elezioni bisogna essere tutti assieme.

Renzi è e resta uno dei leader del PD, uno dei più importanti e carismatici, ma bisogna essere uniti, non dividersi. Sbaglia chi critica Renzi, ma anche Renzi quando critica gli altri. Il modo migliore per non avere gente del proprio partito contro è cercare di soddisfare le loro richieste, non dargli dello sfigato o buttarli fuori del partito, altrimenti ti fanno la guerra e ti fanno perdere, votando gli altri partiti. Se sei un leader devi capirle queste cose, soprattutto se quelli che ti sono contro sono così tanti. A volte, si ha la sensazione che Renzi abbia sbagliato partito per fare le sue battaglie. La sinistra non merita di essere umiliata dal presunto leader della sinistra!