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L'eredità lasciata al Mezzogiorno dal governo Gentiloni

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Il Palazzo

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Chi gestirà la ricca eredità di leggi, finanziamenti, competenze, che il governo Gentiloni lascia al Mezzogiorno ora che Gentiloni e i suoi ministri stanno per uscire definitivamente dalla scena? Quali ministri, dipartimenti, uffici del nuovo governo presieduto dal professore Conte prenderanno in carico il lascito così cospicuo assegnato a noi meridionali da Gentiloni e dai suoi collaboratori?

Diciamo subito quali sono i pezzi più preziosi di questa eredità che fortunatamente è stata assegnata alle nostre popolazioni, chi sono stati gli ultimi amministratori di questa potenziale ricchezza, chi sono stati invece gli sciatti interlocutori del governo nazionale a livello locale.

L'elenco degli amministratori governativi uscenti si apre con il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda. Suo è stato il programma Industria 4.0 col quale ha avviato il più grande progetto d'innovazione produttiva che sia stato mai congegnato per l'industria manifatturiera italiana e che ha mosso i primi passi negli ultimi due anni. Suo è stato il tentativo di risanare e rilanciare il grande stabilimento siderurgico di Taranto. Mentre per il programma Industria 4.0 Calenda è andato avanti per la sua strada mobilitando gli imprenditori privati, anche quelli meridionali, per la sistemazione dell'Ilva di Taranto si è trovato tra i piedi gli ostacoli pretestuosi del presidente della Regione Puglia Emiliano e inizialmente anche del sindaco di Taranto Melucci.

Migliore fortuna è toccata al ministro della coesione territoriale e del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, il quale ha avviato una legge di incentivazione delle imprese create da giovani meridionali (la legge Resto al Sud, che prevede una gamma ampia d'incentivi al capitale e alla gestione) e in collaborazione col ministro delle infrastrutture Graziano Delrio ha promosso le Zone economiche speciali (ZES) nei porti di Napoli-Salerno e di Gioia Tauro.

De Vincenti oltre a ciò si è speso per organizzare i Patti per il Sud, cioè la cura degli stanziamenti statali assegnati alle 8 Regioni del Mezzogiorno nonchè alle 7 Città metropolitane del Sud con in più il Contratto istituzionale di sviluppo di Taranto. Quest'operazione che aveva 16 interlocutori istituzionali del Ministero, ha portato De Vincenti e i suoi collaboratori a dialogare continuamente con il territorio, a sollecitare i progetti, ad assicurarne i finanziamenti statali e comunitari. Epica (è il caso di dire) è stata la fatica del ministro per riuscire a vincere i rifiuti a collaborare espressi da sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che solo dopo due anni di trattative si è risolto a partecipare alla Cabina di regia dell'operazione Bagnoli.

A Napoli infine il lavoro di De Vincenti non ha ricevuto dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca il sostegno che meritava essendo De Luca impegnato nel gestire le questioni locali con un basso profilo progettuale.

Scandalosa infine, a mio avviso, è stata la sorte politica personale toccata a De Vincenti che è stato candidato in un collegio elettorale (Sassuolo) dove nessun elettore aveva seguito nè beneficiato del suo lavoro di ministro e dove non è riuscito a farsi eleggere in Parlamento. Un episodio di significativo fallimento politico del Partito Democratico gestito da Matteo Renzi.

Che accadrà ora alle iniziative avviate per il Mezzogiorno? Chi sarà chiamato a gestire i provvedimenti fino a ieri governati da ministri competenti e laboriosi come Calenda, Delrio e De Vincenti?

Sarà sufficiente l'aspirazione al cambiamento, ad un nuovo rapporto tra politica e cittadini, il messaggio che hanno lanciato Di Maio e Salvini, di un governo più attento alle esigenze della popolazione piuttosto che agli equilibri tra potentati, clientele, gruppi di pressione?

I più ostili tra noi staranno a guardare augurandosi un fragoroso fallimento del governo Conte. I più cauti aspetteremo il nuovo governo alle prove che affronterà. I più positivi e propositivi tra noi punteremo a costruire un'opposizione pacata e puntuale per raccogliere i consensi perduti dell'opinione pubblica.

Mariano D'Antonio, economista