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Noi e la Costituzione

Scritto da Nestore Cerani Il . Inserito in Il Palazzo

sergio mattarella savona

La nostra Costtuzione nasce in un momento difficile della nostra vita. Un Paese distrutto e con seri problemi di approvvigionamento alimentare. Nasce nel dsegno unitario dell'antifascismo e dal'incontro e confronto fra varie ideologie che rappresentavano l'arco delle posizioni politiche e ideologiche presenti nella realtà italiana.
Non solo quelle del cattolicesimo democrtaico ma anche dei comunisti, dei socialisti e di partiti come il liberale ed il repubblicano che rappresentavano l'ala risorgimentale. A rileggere gli atti si viene colpiti dalla ricchezza delle argomentazioni pro o contro una certa misura ma anche dall'impegno e dalla levatura intellettuale dei padri costituenti. Il Documento che uscì da quei confronti fu una Costituzione ad alto tasso di democrazia e con un sistema di garanzie che bilanciavano i poteri dei vari organi istituzionali.

La più eminente delle istituzioni è il presidente della Repubblica, simbolo della unità nazionale. Come per tutte le altre istituzioni la legge costutuzionale indica caratteristiche, poteri e modi elezioni del Presidente. Da nessuna norma costituzionale deriva che il presidente abbia un mero ruolo notarile che lo obbligherebbe a prendere atto della volntà delle forze politiche e di registrarla. Egli, oltre ad essere il presidente del Consiglio superiore della Magistratura, del Consiglio superiore della Difesa, è anche il capo delle forze armate. In merito alla formazione del governo i suoi poteri sono fissati dall'articolo 87 /Cost. e per quanto riguarda la formazione del governo dall'art.92 che dice: Il Presidente della Repubblica NOMINA il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri.

Questo NOMINA non significa che il Presidente della Repubblica è il notaio dei partiti. Egli, a prescindere dalla persona incaricata che ne gestisce il ruolo secondo il suo stile (Da questo punto di vista non ci sono, storicamente due presidente eguali o simili: Pensate a Pertini e Gronchi o Cossiga e Napolitano).
Il suo ruolo, di garanzia sta proprio nel non essere il notaio dei partiti: Quel NOMINA indica, come è giusto, un suo intervento attivo nella formazione del Governo. Quando Berlusconi voleva Previti, che era il suo avvocato personale, come ministro della giustizia Scalfaro si ooppose e ci fu uno scambio di posizioni. Esattamente la stessa cosa che è successa con Savona, uomo di establishment, per le sue posizioni anti-Eu che prefiguravano un'azione di governo su un problema come l'uscita dall'euro che durante la campagna non è stata mai discussa. Il Presidente aveva lo stretto dovere di difendere le prerogative della Presidenza per sè e per i suoi successori.

L'ostinazione di Salvini, seguito a traino da Di Maio, significa che il Presidente aveva ragione ad opporsi alla nomina di Savona a Ministro dell'economia e delle finanze. Se Salvini e Di Maio vogliono l'uscita dall'euro sottopongano il quesito agli elettori spiegandone anche rischi e pericoli. Noi siamo un paese trasformatore: importiamo materie prime ed esportiamo prodotti finiti. La moneta unica agevola gli scambi. Il ripristino di vincoli territoriali col conseguente instaurarsi dei diritti doganali e di problemi valutari avrebbe gravi conseguenze sul bilancio dello Stato e sulle condizioni di vita degli italiani. Gli industriali del Nord lo sanno bene e si oppongono. Il retropensiero dei predicatori dell'uscita è quello di avere mano libera sulla svalutazione della moneta per agevolare l'esportazione. Gli italiani debbono sapere che se i loro salari e i loro risparmi fossero denominati in valuta locale ogni svalutazione toglierebbe a salari e risparmi il loro valore con una perdita che si riverserebbe sulle spalle dei cittadini con un vantaggio di finanzieri e speculatori. La svalutazione avrebbe anche l'effetto di diminuire il valore dei nostri titoli di Stato con conseguente aumento dei tassi costi del servizio del debito pubblico aumenterebbero e avremmo difficoltà ad accedere al mercato finanziario per sopperire alle nostre necesità di bilancio. Ci avete riflettuto cari concittadini? Sono questioni delicate che si giudicano con la testa, non con la pancia perché riguardano gli interessi delle future generazioni che abbiamo il dovere di tutelare.