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2 giugno, un orizzonte condiviso

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Vac 'e Press

duegiugno

La Festa della Repubblica richiama alla memoria due importanti avvenimenti storici: il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente. Il 2 giugno 1946 vi fu la prima votazione a suffragio universale, ebbero diritto al voto tutti i cittadini italiani maggiorenni (all'epoca, d'età superiore a 21 anni) di ambo i sessi. Gli elettori ricevettero due schede.
Una per il referendum fra monarchia e repubblica e scelsero quest’ultima. L’altra per eleggere i componenti dell’Assemblea Costituente che avrebbe avuto il compito di redigere la nuova Costituzione.

Fatti noti; ma oggi quegli eventi, oltre al loro valore storico, hanno qualcosa da dirci, un’indicazione utile per il presente. Il 2 giugno del ’46 rappresenta una tappa di un percorso di riscatto degli italiani che prese forza l’8 settembre 1943 e, nella Resistenza, vide forze d’ispirazione ideale diversa (cattolici, comunisti, socialisti, liberali) condividere un medesimo obiettivo: instaurare un regime democratico, riprendersi la libertà che una lunga dittatura aveva negato. Un percorso non lineare, difficile, non privo di asprezze e contradizioni che, tuttavia, non impedirono di fissare l’orizzonte comune di una repubblica democratica.

Oggi, tutto ciò manca; pur nelle inevitabili differenze si dovrebbero valorizzare alcuni obiettivi minimi largamente condivisi: come rivitalizzare una democrazia sofferente riducendo le diseguaglianze e garantendo a tutti una vita almeno dignitosa (leggi: occupazione). In altre parole un’idea di società in cui vorremmo vivere, in cui realizzare anche i nostri legittimi sogni individuali. Fissati sull’orizzonte i (pochi) fini legittimamente, ed opportunamente, si ci confronterà sui mezzi per conseguirli. Questa assenza di visione è confermata anche dall’ultima campagna elettorale e dal tentativo, naufragato, della Lega e del M5S di formare un governo.

Già nel “Contratto per il Governo del cambiamento” traspariva un approccio semplicistico e poco organico ai problemi del Paese. Prova ne è il punto 25 (Sud) che è stato inserito tardivamente rimediando ad una grave dimenticanza. Una toppa di solo otto righe dove il Mezzogiorno è derubricato a “marchio” offendendo la storia di un territorio, le vite e l’impegno dei tanti che per il riscatto del Mezzogiorno hanno combattuto.

Ma la cronaca delle ultime ore rende superata ogni discussione sul “contratto”; superata ma non superflua giacché dimostra la colpevole semplificazione di argomenti complessi.

Stiamo assistendo, in queste ore, ad un violento attacco alle Istituzioni repubblicane e alla Costituzione da parte di forze politiche che godono di un ampio consenso.

Ricordiamo tutti che in un passato recente c’è stato chi, forte del voto popolare, pensava di essere al di sopra della legge. Mi riferisco, chiaramente, a Silvio Berlusconi che per questo è stato giustamente criticato anche da quel Movimento 5 Stelle che ora si appresta a fare la medesima cosa con l’aggravante che ora la legge in questione è la Costituzione!

Il Presidente Mattarella, respingendo la candidatura di Paolo Savona a Ministro dell’Economia, ha esercitato un Suo potere costituzionale, piaccia o no. Già il Presidente Scalfaro respinse Previti come ministro della giustizia, Napolitano respinse Gratteri; due episodi che possono essere giudicati diversamente ma che responsabilmente non hanno, in nessun caso, fatto invocare l’impeachment. Le regole vanno rispettate, Mattarella si è ben comportato e, fino a poche ore fa. era lodato da chi ora lo attacca; ciò significa purtroppo che regole, istituzioni e persone sono valutate sulla base della convenienza di parte e del momento.

Sul piano politico, tutti dovrebbero porsi alcune domande. Come mai Di Maio ha rinunciato a "fare la storia" per difendere la candidatura di un tecnico non eletto e, peraltro, imposto dalla Lega? Come mai Di Maio ha preferito difendere la candidatura di Savona e non l’operato del “suo” premier incaricato? È coerente rasentare il ridicolo minacciando l’ impeachment è sostenere, come ha fatto Davide Casaleggio: “Salvini ci ha usato per i suoi fini”?

Altre domande potrebbero porsi. Nessuno contesta, ovviamente, il diritto di polemizzare e criticare; ma stiamo assistendo al tentativo di due forze politiche di scaricare sulle Istituzioni i loro problemi, le loro incapacità.

In questo clima è difficile parlare di un orizzonte largamente condiviso, ma forse la difficoltà del momento rende il richiamo è ancor più necessario. La Costituzione è la carta fondamentale che deve guidare la nostra convivenza democratica; può essere criticata, modificata nei modi previsti dalla costituzione stessa ma non calpestata, piegata a fini di parte. Ciò vale anche per le istituzioni che essa prevede. Le “regole del gioco” richiedono rispetto, in assenza è impossibile pensare al futuro, ad un orizzonte condiviso. Purtroppo questo indispensabile rispetto, anziché rafforzarsi, si sta erodendo soprattutto per colpa di chi ha ruoli pubblici rilevanti. L’auspicio è che il 2 giugno sia l’occasione per una riflessione responsabile, sincera; si prenda esempio dagli artefici della Repubblica, dai Padri costituenti.