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Campania Segreta: Montesarchio

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Sorge ai piedi del Monte Ercole su cui si erige, come una sentinella a guardia di tutta la valle Caudina, l’antica Torre con il Castello medievale, da cui digrada il suggestivo borgo ancora oggi pullulante di vita.

La zona, abitata sin dal neolitico, era dominata dalla città sannita di Caudium, che inferse ai Romani la cocente umiliazione delle Forche Caudine, di scolastica memoria, fu poi da questi sconfitta e distrutta. Ricostruita poi attorno al I secolo a. C. come una colonia di veterani, rivestì un’importanza enorme per i collegamenti con i porti dell’Adriatico, Brindisi su tutti, che erano la porta dei fiorenti commerci con la Grecia e l’Oriente del Mediterraneo.

Tra gli illustri Romani che la abitavano, vi furono gli Scribonio Libone, alla cui famiglia appartenevano consoli e pretori, e Scribonia, prima moglie dell’imperatore Augusto. Ai tempi delle colonie quasi tutta la valle apparteneva a loro, che avevano l’abitudine di apporre lapidi in tutti gli edifici di loro proprietà, ad imperitura memoria del loro potere e splendore. Ancora oggi qualcuna di queste lapidi di marmo è visibile, incassata nelle mura dei moderni edifici della città.

È affianco ad una di queste, all’ingresso di un wine-bar, che chiedendo informazioni, faccio la conoscenza di tre simpatiche persone, che mi daranno le indicazioni necessarie per continuare questa mia visita alla loro città.

Montesarchio si raggiunge facilmente, partendo da Maddaloni, si percorre per un breve tragitto il fondovalle, per poi immettersi sulla S.S.7 che inizia ad inerpicarsi dolcemente per la valle Caudina. L’ Appia! Questa antica strada costruita dai Romani per collegare la Capitale al porto di Brindisi, è ancora oggi un’arteria di vitale importanza per la viabilità nell’Italia del sud.

Giunti in paese, si incontra la piazza principale, dominata da una fontana con la statua di Ercole. Il semidio è qui tenuto in gran conto. Campeggia sullo stemma della città, simbolo di forza e potenza, come quei guerrieri Sanniti che ne furono i fondatori. A lui è intitolato, sin dall’antichità, l’altura che la sovrasta, Monte Ercole, e le deve il nome. Mons Herculis, nel passaggio dal latino al vulgare, diventa “ Montesarculo “, e quindi Montesarchio.

Dopo lo splendore del periodo Romano, la città era ancora di importanza vitale in epoca tardo-imperiale, grazie alla sua posizione strategica, ebbe una nuova spinta sotto il dominio Longobardo, VI – VII secolo d.C., è infatti di quell’epoca l’insediamento detto “ Latovetere “, su di un fianco del monte, immediatamente sotto il Castello, com’era costume dell’epoca, e successivamente, sul lato opposto, che guarda Benevento, il “ Latonovo “.

Poi, come avvenne in tutta l’Italia del sud, si avvicendarono i Normanni e tutti i dominatori di rito, fino al Regno Aragonese, in cui a Montesarchio si avvicendarono le signorie dei De Lagonissa, dei Carafa e dei D’Avalos.

Sotto la dominazione dei Carafa, la Torre ed il Castello furono modificati ,sino ad avere l’attuale aspetto, da Francesco di Giorgio Martini, ingegnere e architetto di corte. Questi, senese di nascita, prima pittore e poi

esperto di fortificazioni, era un vero “ archi-star “ dell’epoca. Collaborò con Leonardo da Vinci alla costruzione del Duomo di Milano,” ingegnarius” ufficiale di Federico da Montefeltro duca di Urbino e poi chiamato a Napoli dagli Aragona.

Per chi visita Montesarchio oggi, è d’obbligo salire fino alla Torre ed al Castello, all’interno del quale c’è il museo archeologico. L’Abazia di S. Nicola, del XII secolo è a pochi passi, inerpicata sul versante del “Latovetere”. Si può arrivare fino in cima con l’auto, la strada è ripida, ma non proibitiva. Molto più interessante, invece, ma ardua, è la salita a piedi, attraverso il borgo antico di “Latonovo”. Quasi in cima c’è una statua della Madonna in una grotta, chiamata la piccola Lourdes. La Torre, dalla bizzarra forma, ricorda un’oliera, in cui ogni ampolla è un torrione dalla forma diversa; in periodo Borbonico fu destinata a prigione, e vi fu rinchiuso, tra gli altri, Carlo Poerio, ricordato da una lapide.

Giù, in paese, vi sono molti luoghi di interesse. Chiese e palazzi nobiliari, tra tutti il Municipio affianco alla chiesa di San Francesco, al cui interno sono ospitate esposizioni, di arte contemporanea o classica, di antiquariato e archeologia. La zona tutta, è immersa in una natura rigogliosa che merita una visita. Ristoranti onnipresenti invitano ad una sosta. Ottimo è la Falangina, a Borea, a pochi chilometri. Del resto, si sa, il verde, le passeggiate, i monumenti e la storia, mettono fame.

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