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Campania Segreta: Padula

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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La cittadina di Padula sorge nell’estremo sud-est della Campania, nel vallo di Diano, su di una modesta altura di circa 700 metri. Famosa per la sua Certosa, una delle più grandi d’Italia.

Il nome deriva da “paludem”, che in latino medioevale vuol dire palude, infatti la pianura sottostante, era una palude, soggetta ad allagamenti anche in tempi più recenti, come poi vedremo. Abitata in antichità, come tutta la zona, già dai Greci, ci troviamo in piena “Magna Grecia”, non rivestiva, però, di una grande importanza a quei tempi. Sono stati trovati numerosi reperti, conservati nel museo archeologico della Certosa, tra cui un elmo in ottimo stato, il classico elmo Acheo che campeggiava sul mio libro di storia del primo liceo scientifico, e numerosi monili. Secoli dopo, grazie alle scelte poco felici di schierarsi prima con Pirro e poi con Annibale, subì le ripercussioni dei Romani. Ebbe una piccola ripresa, quando in seguito alla costruzione delle strade consolari, trovandosi tra Paestum e Velia, godette di un certo traffico di passaggio, e si sviluppò fino a valle.

Si sono trovati i resti di un Battistero paleocristiano dedicato a San Giovanni, e vestigia del culto di San Michele, patrono del paese. Fino all’arrivo dei Normanni, tutta l’area era quasi disabitata, in seguito alle scorrerie dei Saraceni,ma per avere una vera struttura bisogna aspettare l’arrivo di Tommaso Sanseverino, feudatario di Carlo d’Angiò. Questi fece cingere l’intera città di mura fortificate, e cominciò a darle una diversa dignità, costruendo chiese e palazzi, su tutti la Certosa di San Lorenzo.

La Certosa di Padula che le da fama e rinomanza in tutto il mondo.

Sotto i Sanseverino, Padula ebbe il suo periodo di maggior splendore. In seguito il potere passò nelle mani dei nobili e del clero, e per il malgoverno di costoro e le frequenti inondazioni che fustigavano la valle, giunse il suo declino.

Non si può parlare di Padula scindendola dalla sua Certosa. La sua costruzione cominciò nel 1306 ad opera di Tommaso Sanseverino, come abbiamo già detto, in prossimità della chiesa di San Lorenzo, che le dette il nome, su terreni di sua proprietà. E fu proprio grazie alla fertilità di questi terreni che i monaci producevano vino, olio d’oliva, frutta ed ortaggi; per il loro sostentamento e per commercializzarli, cosa che gli dette presto il controllo della valle.

Nel 1583 la Certosa si arricchì di numerosi rifacimenti barocchi. A dare inizio ai lavori fu l’allora priore Damiano Festini, ma dopo una breve interruzione i lavori continuarono incessantemente sino al ‘700, rendendone così la più maestosa testimonianza del Barocco in Campania. In seguito ad una congiura baronale, i Sanseverino caddero in disgrazia, perdendo il potere che passò ai monaci certosini, che così, incassando anche tasse e gabelle, oltre agli introiti dell’agricoltura, disponevano di ingenti mezzi. Così la Certosa fu dotata di cinque chiostri, numerose cappelle e sale, tutte stracolme di opere d’arte, pittoriche e marmoree. Di straordinaria bellezza sono le maioliche ad opera di Donato e Giuseppe Massa, artigiani già attivi a Napoli nel chiostro di Santa Chiara. Notevole è la scala che conduce dal Chiostro dei Procuratori alla biblioteca, così come la sala con scalone a pianta elicoidale. Imponenti le cucine.

Potrei dilungarmi ancora per numerose pagine, ma, soprattutto nell’intento di non essere noioso, mi fermo qui e raccomando vivamente una visita alla Certosa di Padula.

Questa in seguito alla reggenza di Gioacchino Murat, che abolì l’ordine monastico dei certosini, cominciò una lunga ed inesorabile caduta, fino alle guerre mondiali, dove, completamente abbandonata ed in rovina, fu usata come prigione di guerra. È nel 1982 che si dette inizio ad un vero restauro di questo capolavoro, sebbene già negli anni ’50 ospitasse il museo archeologico della Lucania e di Sala Consilina.

Si raccontano diversi aneddoti sulla Certosa, il più famoso narra che, in onore di Carlo V, che vi soggiornò nel 1535, di ritorno dalla battaglia di Tunisi, i monaci prepararono una frittata con mille uova.

Un nuovo impulso culturale viene dato alla Certosa dal critico d’arte salernitano Achille Bonito Oliva, che tra il2002 e il 2004 organizzerà eventi, in cui porterà a Padula numerosi artisti contemporanei, che creeranno opere sul posto, nelle celle del Chiostro Grande e nei giardini che circondano la costruzione. Opere destinate a restare in loco. Così la Certosa si è ulteriormente arricchita di opere d’arte contemporanea, che artisti come Sol Le Witt e Luigi Ontani, Mimmo Palladino e Maurizio Cannavacciuolo e tanti altri, hanno donato a questo magico luogo.

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