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Campania Segreta: il Casale di Posillipo

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

MUROLO copertina

Il Casale di Posillipo, più propriamente il casale di Santo Strato, è abbarbicato sul versante nord-orientale della collina di Posillipo. Resta isolato dalla città, come tutti gli altri borghi della collina, fino al 1643, quando il vicere Ramiro de Guzman, duca di Medina, non fece costruire le Rampe di Sant’Antonio.

I borghi, o come venivano giuridicamente definiti all’epoca, i Casali, sulla collina di Posillipo erano vari; i più importanti, oltre a Santo Strato, che era il più popolato, Angari, Megaglia e Spollano. Il casale di Angari scendeva da Torre Ranieri fino al mare, a Riva Fiorita, ed ancora oggi ai lati della discesa che porta da via Manzoni a via Posillipo se ne possono osservare i ruderi. Un’altra strada che portava da Cupa Angara fino al borgo di Villanova era nota con il nome di Malefioccolo, oggi via del Marzano.

Villanova si estendeva, filiforme, tra il vallone che porta al mare e la già menzionata strada che portava a Santo Strato. Il centro del borgo era la chiesa di Santa Maria della Consolazione, costruita nel 1737, ed ancora oggi in ottimo stato. Megaglia, nel vallone che porta a Riva Fiorita, era attraversato dal proseguimento di via del Fosso, che porta da Santo Strato a mare, di Spollano non restano tracce. Molto più recente è il borgo di Porta Posillipo, che, più vicino alla città, affaccia sul golfo di Bagnoli. Il piccolo borgo di Marechiaro, ai piedi della chiesa di Santa Maria del Faro, apparteneva alla diocesi di Pozzuoli, a testimonianza della vicinanza geografica e politica dei borghi di Posillipo ai Campi Flegrei.

Anticamente la collina era chiamata “Ammenus”, nome che ne indicava la bellezza, per poi trasformarsi in “Pausillypon”, che come ci ricorda un poeta latino, vuol dire pausa; dal lavoro, dalla quotidianità, monotona e stancante anche a quei tempi, ed era nota per la salubrità e la pace che quei luoghi donavano ai viaggiatori. Già allora i Romani benestanti vi costruivano ville, come quella del generale Publio Vedio Pollione alla Gajola, dotata di teatro e di uno spettacolare parco,oggi collegata alla strada di Coroglio dalle grotte di Seiano. Nei secoli a venire,era poi punteggiata di ville nobiliari, raggiungibili da mare o a cavallo ed in carrozza, ma sprovvista di una vera e propria strada. Fu nel XVII secolo che i vicere, prima il duca di Alba, Antonio Alvarez de Toledo ne cominciò la costruzione, poi il duca di Medina ne prolungò la stessa fino a palazzo Donn’Anna, ma solo nel 1812 Gioacchino Murat completò l’opera fino alla strada che porta a Marechiaro. Fu il Corpo del Genio dell’Armata Austriaca, tra il 1820 ed il 1830, a darle l’attuale percorso fino a Coroglio, dall’altro lato del promontorio.

Il borgo di Santo Strato, chiamato oggi semplicemente il Casale, ha conservato nell’essenza, la sua struttura originale. A pianta triangolare, con il vertice nell’ingresso di via Giovanni Pascoli, dove, sotto al cartello del limite di velocità, c’è un altro cartello di fattura artigianale, infatti contiene un errore con conseguente correzione a pennarello, che invita le rare macchine che vi entrano a prestare la massima attenzione, perché qui i bambini giocano ancora per strada. In effetti sono poche le auto che vi entrano, oltre ai residenti, perché le stradine che lo percorrono terminano spesso in erte scalinate. La base del triangolo è l’attuale tracciatori via Posillipo. Con l’antica via del Fosso, che costeggia il vecchio cimitero, si arriva nei pressi del cinema-teatro Posillipo. Via Ricciardi non sbuca neanche direttamente sulla strada principale, ma è una splendida passeggiata, da fare esclusivamente a piedi, perché è una pedamentina, quasi esclusivamente costituita da scale. Molte delle altre stradine e scale che si dirigono verso il mare, sono interrotte dalle costruzioni e terminano con dei cortili su cui si affacciano le case. Tranne qualche bella casa, tra cui spicca “villa Gemma”, già appartenuta alla famiglia Pisanti, e alcuni palazzi di nobile origine, con le classiche torrette dell’architettura napoletana di fine ‘800, inizio ‘900, tanto care all’architetto e ingegnere Lamont Young, è dominante uno stile presente in tutti i borghetti marinari del Sud, sia costieri che insulari. Quello stile che io chiamo “fantasia”, dove non c’è un piano uguale all’altro, l’arco del primo piano è diverso da quello del secondo, che è diverso a sua volta da quello del terzo. Diverse sono porte e infissi, finestre e balconcini, ed i rivestimenti sono mosaici di mattonelle varie e conchiglie, inframezzati da edicole votive. Alle volte dei veri capolavori di arte povera.

Il centro del Casale è la piazzetta con la chiesa dedicata a Santo Strato. È qui che nasce il culto del santo, che viene da Santo Stratone, un pretoriano romano, che rifiutatosi di perseguire alcuni Cristiani, subì il martirio.

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