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Partito Democratico cercasi

Scritto da Nello De Crescenzo Il . Inserito in Il Palazzo

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“Questa tornata amministrativa non si preannunciava agevole, ma il PD è in campo” - spiega Massimo Costa, segretario metropolitano del PD di Napoli, commentando l’esito elettorale dei dem in Campania.

Verrebbe da chiedersi in quale campo, considerando che nella stragrande maggioranza dei comuni campani il Partito Democratico non solo non ha vinto, ma non ha nemmeno partecipato. Già, perché facendo un rapido resoconto dei comuni al voto, trovare le città in cui il PD ha presentato un lista con il proprio simbolo, diventa a dir poco complicato, eccezion fatta per Avellino e Qualiano, dove arriva al ballottaggio; Afragola, e Maddaloni (dove comunque ha perso) e pochi altri, molti sono stati i comuni in cui solo l’idea di apporre il simbolo del PD alle varie coalizioni, ha rappresentato un deterrente elettorale non da poco. Se a questi si aggiungono i casi clamorosi come Torre del Greco (quarto comune della Campania per numero di abitanti), dove il PD nemmeno presenta una propria lista, trovandosi ad essere spettatore inerme o Castellammare (ex roccaforte rossa) dove il candidato De Angelis non arriva al ballottaggio, passando per Boscoreale dove ad imporsi, anche e soprattutto, grazie ad un accordo con tutti dentro, destra, sinistra e centro è Antonio Diplomatico (anche qui simbolo PD assente), ciò che più fa specie è che non siano tanto i risultati a dover preoccupare, quanto la totale miopia dei vari dirigenti dem. Quasi a menadito, si susseguono infatti le stesse cantilene del: “non è andata poi così male, in fondo poteva andare peggio”, come se la capacità di poter far peggio fosse l’agrodolce premio di chi in fondo sa che sotto sotto, prima o poi, si raschierà definitivamente il fondo.

Nessun campanello di allarme desta quindi la brutta sconfitta della coalizione di centrosinistra guidata da Tuccillo, sindaco uscente del PD di Afragola a favore di un

centrodestra a guida Grillo, appoggiato surrettiziamente anche da pezzi dello stesso frastagliato PD, in una lotta perenne di posizione ed intrecci di componenti, che lascia sul campo un suo stesso sindaco, per fini di più lungo raggio (alleati da ricompattare per le regionali del 2020).

Certo in determinate realtà i risultati sono migliori, ad Avellino il centrosinistra (forte dell’accordo De Mita - Mancino) con Pizza sfiderà al ballottaggio il candidato dei 5 stelle, staccato di un bel po' nel primo turno, a Qualiano accede al ballottaggio, a Quarto una coalizione civica di centrosinistra sarà al ballottaggio, ma rappresentano più che altro mosche bianche.

Cionondimeno, per non essere troppo gufi, le attenuanti non mancano: la delicata e precaria condizione di salute nazionale, la tendenza al civismo per raggranellare consenso trasversale nelle realtà locali, l’incancrenito blocco del clientelismo locale, che non passa mai di moda, ma il fattore che più di tutti sconcerta l’animo di un osservatore esterno o quantomeno di un militante preoccupato è che l’attuale classe dirigente campana, non soltanto non riesce ad invertire la tendenza nazionale, ma ormai neanche ci prova, fingendo di non sentire la puzza di fumo in un palazzo in fiamme.

Il tutto in un clima surreale in cui fioccano liste della Lega anche nel paesino più sconosciuto della regione, a testimonianza anche qui, del trascinante effetto nazionale, fatto di liste di proscrizione e squadrismo , chiusura dei porti, pericoloso e atavico odio latrato sui deboli del nuovo millennio quei rifugiati resi tali, proprio da chi oggi fa a gara a rinnegarli.

Ecco, in una condizione di crisi tale, dove per crisi adotteremo l’accezione fornita da Gramsci, di periodo nel quale il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere, l’interrogativo più tranchant è: ma il nuovo che stenta a nascere, dove sta?