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Se Almirante e Berlinguer pari sono

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Il Palazzo

berlinguer

Alcuni anni fa lessi un post su Facebook nel quale un signor X, sostanzialmente, lamentava che non vi fossero più “i politici di una volta!” e ne elencava alcuni: Almirante, Berlinguer, Moro. L’autore elogiava, senza imbarazzo, personaggi tanto diversi dal punto di vista politico, culturale e morale. Insomma una fra le molte semplificazioni e i tanti esempi di compiaciuta ignoranza che abbondano sul Web e che non varrebbe neanche la pena di menzionare se non fosse, in una certa misura, anticipatrice di un indifferentismo politico che oggi sembra prevalere.
Ciò è anche confermato da un recente episodio riportato pure dal seguente comunicato dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia): “L'Anpi provinciale di Roma esprime la propria indignazione per la mozione approvata dal Consiglio Comunale di Roma Capitale con la quale si intende intitolare una via a Giorgio Almirante. È inaccettabile che nella capitale della Repubblica, nella città che ha vissuto sulla propria pelle la barbarie dell'occupazione nazifascista, nella città che ha subito la strage delle Fosse Ardeatine, l'eccidio de La Storta, la deportazione dei Carabinieri, la razzia del Ghetto, le fucilazioni di patrioti a forte Bravetta, il rastrellamento del Quadraro, le torture nelle carceri di Via Tasso, nella pensione Jaccarino, e molti altri episodi di oppressione fascista e nazista venga reso omaggio ad un tale esponente del mondo fascista repubblichino e del razzismo mai ripudiato. Fu prima uno dei massimi sostenitori delle leggi razziali del 1938 (delle quali quest’anno viene ricordato l’80° lugubre anniversario), fu fucilatore di patrioti durante la guerra di Liberazione, fu esponente di punta del neofascismo nel dopoguerra e camerata e maestro di truci picchiatori e terroristi fascisti negli anni ’70”.

La mozione citata è stata approvata con i voti del M5S (tranne due astenuti e un contrario), di Fratelli d’Italia e della lista civica “Con Giorgia” (Meloni).

Ora questi componenti del Consiglio Comunale di Roma:

* Non potevano ignorare che vivono in una repubblica democratica nonostante personaggi come Almirante abbiano fatto di tutto per impedirlo;

* Non potevano ignorare che la nostra Costituzione (articolo 3) proibisce qualsiasi discriminazione ed è moralmente disdicevole “premiare” un razzista mai pentito;

* Non potevano ignorare che la titolazione di una strada ha un valore simbolico, è un messaggio che, in questo caso, scoraggia chi è portatore di valori democratici e progressivi e, viceversa, da fiato a quella destra che nella figura di Almirante si riconosce.

È l’ennesimo segnale inquietante che proviene soprattutto da coloro che volendo cestinare frettolosamente categorie come destra e sinistra buttano via un bagaglio di valori e cultura che andrebbe costantemente valutato e criticamente aggiornato. Chi, in buona fede, crede che destra e sinistra siano categorie superate dovrebbe riflettere. Certo l’idea delle due ideologie novecentesche contrapposte non ha più senso ma rimangono due categorie politiche/culturali che si rapportano in modo diverso, o non si rapportano affatto, a quei valori che possono essere sintetizzati in “Libertà, Uguaglianza, Solidarietà”.

La gravità dell’accaduto è accentuata dal fatto che il Sindaco Raggi, assente in Consiglio, pressata da numerose proteste, intende bloccare la mozione contando sui voti degli stessi consiglieri del M5S che l’avevano approvata. Insomma una gran confusione mentale ed organizzativa che ha fondamento in una confusione valoriale; su questioni così rilevanti dal punto di vista storico, politico e morale assistiamo a colpevoli banalizzazioni anche da parte di chi ricopre importanti ruoli pubblici. Qualcuno potrà anche pensare che destra e sinistra siano categorie superate, ma i valori dovrebbero esserci; essi sono le “linee guida” del nostro agire quotidiano, sapere quali sono i valori a cui si ispira il “nostro” politico di riferimento ci dirà, con una ragionevole approssimazione, come si regolerà negli ormai inevitabili imprevisti che dovrà fronteggiare e se sarà in sintonia con i motivi per cui l’abbiamo votato.

L’episodio di Roma è un ulteriore conferma che il mancato ancoraggio a valori condivisi genera anche confusione operativa e accentua il ricorso al trasformismo. Quest’ultimo, purtroppo, c’è sempre stato, ma oggi è mutato. Prima il trasformismo dei politici chiamava in causa la nostra ragione e, soprattutto, la nostra memoria. Oggi, il trasformismo 2.0, veloce e irriflesso, non ci lascia alibi: aderire ciecamente all’ultima acrobazia politica o rinnegare tutto. Insomma non è solo in discussione la nostra memoria ma la nostra dignità.

Bisogna essere preoccupati e reagire con tutti i mezzi democratici possibili; il Signor X, per il quale Almirante e Berlinguer si equivalevano, ha rappresentato un’avanguardia; ora i suoi emuli sono classe dirigente.