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Campania Segreta: Pietraroja

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Dopo le impronte degli ominidi preistorici a Tora e Piccilli di qualche settimana fa, parliamo ancora di tracce paleontologiche in Campania. Qualche decina di anni fa è stato ritrovato un cucciolo di dinosauro nell’alto Sannio.

Pietraroja, il cui nome viene presumibilmente dal colore rossastro di alcuni tratti della roccia, dovuto ai depositi di bauxite, o, come altri sostengono, dal latino “petra-ruina”, a ricordare le varie frane e crolli dovuti ai vari terremoti che la zona ha subito nel tempo, è un abitato di origine Sannita. Sorge sui Monti del Matese, ai confini con il Molise, nei pressi del fiume Titerno e del monte Mutria. Circondato da boschi e numerosi corsi d’acqua, ha un clima salubre ed un aspetto fiabesco, arricchito dal Parco Paleontologo che lo sovrasta e ne è, oggigiorno, la maggior attrattiva.

Come tutti i paesi appartenenti alla “lega sannita”, dopo la sconfitta ad opera dei Romani, subì distruzioni e devastazioni da parte di questi, in particolare il genocidio dei “Pentri”,per mano del console Lucio Silla. In epoca medioevale si susseguirono le dominazioni di tutto il sud-Italia; Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Spagnoli. Il casato dei Sanframundo ne ebbe il dominio, con tutta l’area, per qualche secolo, essendo il suo capostipite, Raone de san Flaymundo, un fedelissimo del re normanno Ruggero II, fino al XV secolo, dove fu prima sotto il dominio dei Marzano, poi dei Gaetani ed infine dei Carafa. Dopo l’annessione del regno delle Due Sicilie da parte dei Savoia, vi fu qui un movimento di resistenza borbonica ed il paese divenne una roccaforte di briganti, sotto il comando di Gabriele Varrone. Questi avevano il loro rifugio nella grotta delle Fate, da allora anche detta dei Briganti, situata in una cavità imprendibile. Furono convinti alla resa dalla Guardia Nazionale in cambio della promessa di aver salva la vita, ma non fu mantenuta, ed una volta in mano dei militari piemontesi, furono tutti trucidati.

Un po’ più in alto della chiesa di Santa Maria Assunta, costruita con gli elementi della precedente chiesa di san Paolo di Pietraroja, distrutta dal terremoto del 1688, si trova un interessante parco geopaleontologico, il “Paleolab”. A cominciare gli scavi in quest’area ricca di fossili, fu il naturista e geologo Scipione Breislak nel 1798. Inizialmente, i numerosi fossili rinvenuti furono attribuiti all’era Giurassica, ma poi, tra il 1914 e l’anno successivo, il D’Erasmo riguardando meglio tutto il materiale, lo situò nel Cretacico superiore, cioè ca. 100 milioni di anni fa. Gli scavi continuano, ad opera di vari studiosi ed infine del Museo di Storia Naturale di Torino e dell’Università Federico II di Napoli. I ritrovamenti più numerosi, sono fossili di pesci, tra i tanti anche quelli di Teleostati, cioè specie molto recente nella scala dell’evoluzione, molto vicini alla nostra epoca. Vengono ritrovati due coccodrilli ed un anfibio, ma la scoperta più sensazionale la fa nel 1979 Giovanni Todesco, ritrovando quello che inizialmente ritenne un lucertolone. Fu solo anni dopo, in seguito al film “Jurassic Park”, che si rese conto di cosa aveva in realtà trovato, ed inviò il fossile al Museo di Storia Naturale di Milano, che confermò che si trattava di un dinosauro.

Il suo nome scientifico è “Scipionyx Samniticus”. Scipio in onore di quel Scipione Breislak che fu lo scopritore di tutta la zona fossilacea più “onyx” dal greco artiglio; “Samniticus” è facilmente intuibile che vuol dire del Sannio. La forma del muso, la “fontanella” ancora aperta, la dentatura e la costituzione della spina dorsale, più altri indizi, indicano che il nostro piccolo dinosauro è morto dopo pochi giorni di vita. Lungo circa 23 centimetri dalla punta del muso alla coda, pesa 500 grammi ed appartiene alla specie dei

Coelurosauria. Da adulto avrebbe raggiunto una lunghezza di un paio di metri ed un peso di una ventina di chili. Quello che all’inizio sembrava un bizzarro lucertolone, era in realtà un cucciolo di dinosauro, che immediatamente dopo la scoperta è stato soprannominato Ciro ed è diventato la mascotte di tutto il Parco.

La ricchezza dei fossili ritrovati in quest’area, e la scoperta del piccolo dinosauro hanno determinato un cambiamento radicale di quel che si pensava fosse stata la geografia della regione tutta durante il Mesozoico. La si credeva interamente sommersa dalle acque, invece doveva avere piuttosto l’aspetto di un arcipelago tropicale tipo le Bahamas, una laguna semichiusa con molte isole, una profondità media attorno alla decina di metri ed una vegetazione non troppo fitta. Ai nostri giorni ha una natura decisamente lussureggiante, seminata di affascinanti borghi e la comparsa di Ciro la rende ancor più misteriosa ed intrigante. Un salto nel passato.

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