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Fra "liberal" e "social"

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

PD BERARDO

Speriamo che si convochi il congresso del PD entro l’anno. Abbiamo l’assoluta necessità di ridefinire la nostra strategia dopo la “non vittoria” alle recenti elezioni politiche.
Il PD è come un bambino che ha sei anni di vita. E’ giovane giovane, ma tutti vogliono mettergli sulle spalle, come un macigno, le storie dei genitori e dei nonni. Non è necessario, anzi è dannoso.
Il PD deve guardare al futuro. Al futuro di sé stesso, del centro sinistra e dell’Italia. Del resto non è necessario perdersi nel passato lontano, perchè in questi sei anni ha avuto modo, vivaddio, di assimilare i termini delle sue storie e ad elaborare , a mio parere, due schiette e originali alternative di proposte politico-programmatiche per crescere e misurarsi con il consenso dei cittadini elettori.
La prima è quella dell’inizio, il discorso al Lingotto 1 di Veltroni. L’altra è il documento dei “ giovani turchi” del 2010. La prima è una prospettiva che definiremmo “liberal”; la seconda “social”.


Tutte le altre elaborazioni, Barca, Bettini, Morando e altri, sono, tutto sommato, variabili di queste due principali alternative.
Non è riducibile quindi il dibattito congressuale a una meschina conta tra le correnti e a uno scontro tra leadership cinicamente malate di potere. Certo i vizi privati ci sono sempre, essi sono ormai ineliminabili, ma se vogliamo, tutti, restituire nobiltà alla politica e al suo essere una passione dell’intelligenza, allora dobbiamo guardare oltre il visibile e andare alle ragioni fondative delle scelte di ciascuno.
La scelta liberal si tira dietro la “vocazione maggioritaria”, l’opportunità di costruire un’offerta politica che parli a tutta la cittadinanza e che, da sinistra, si batte contro tutti i conservatorismi di destra e di sinistra e guarda alle riforme liberali come a una necessità per l’Italia, se si vogliono garantire crescita, lavoro, equità sociale, diffusione delle nuove libertà. E per ciò occorre avere istituzioni che agevolino la decisione e la corrispondenza tra rappresentanti e rappresentati. La riforma istituzionale in senso presidenzialista e maggioritaria ne è la conseguenza logica, così come una forte leadership personale.
Di contro , la posizione “social” mira, reinterpretando le matrici storiche di provenienza, comunista italiana e cattolico democratica, a sottolineare il bacino sociale degli interessi da difendere, con una forte rivendicazione dell’identità culturale e storica della sinistra, per quanto consideri indispensabile una lettura critica delle mutate condizioni del nostro tempo. La sinistra deve fare la sinistra. Ma se i suoi consensi sociali, politici e elettorali non sono sufficienti a raggiungere la maggioranza dei consensi, deve allearsi con i settori politici moderati illuminati, che possono garantire un governo di cambiamento. Perciò l’accento posto sulle alleanza rende meno urgente il tema della forte leadership personale e comunque la distingue dai soggetti politici coalizionali, come è già avvento con Prodi, capo senza partito. Già abbiamo avuto due esperienze storiche di una capo separato dall’esercito. Il capo carismatico e rassicurante, Prodi, ci ha consentito di vincere le elezioni con una ampia coalizione di forze eterogenee, ma non ci ha permesso di governare per il tempo richiesto. L ‘alleanza dei soli progressisti ci ha fatto perdere nel 94 e ci ha fatto “quasi perdere” nel2012.
Proprio coloro che ritengono la storia tanto importante interroghino questi fatti! E questo rende chiaro da che parte pende la mia personale adesione. Tuttavia continuo a ritenere alto e valido lo scontro culturale e strategico, dentro il PD e il centro sinistra.
Dietro la candidatura di Renzi, da una parte, e di Cuperlo dall’altra, ci sono schiettamente in campo le due opzioni generali, che ho schematicamente riassunto. Ed è un gran bene per il Pd che siano ancora più esplicitamente poste queste due alternative politiche e personali nella loro unilaterale reciproca “bellezza”. Non serve a nessuno annacquarle o mitigarle. Non il posizionamento dei capi corrente, ma la forza dell’offerta politica fa la differenza, in questo nostro prossimo congresso.
Possono convivere nello stesso soggetto politico? Credo proprio di si . In tutti i partiti di centrosinistra europei e mondiali, convivono le due anima, una più liberal e l’altra più social, e di volta in volta, guardando alle condizioni storiche che mutano, si giocano la leadership. Non vedo perché non debba valere anche per noi sinistra italiana.
Di questa possibile, anzi auspicabile pluralità interna al partito ( questo è il vero pluralismo che è arricchisce) hanno tenuto bene in conto gli estensori dello Statuto del Pd. E’ uno statuto efficacemente aperto alla contesa politica e alla partecipazione da protagonisti di elettori e iscritti. Leggiamolo attentamente. So bene che è ancora lontano dallo “statuto materiale” effettivamente vigente. Ma è una tale scissione che va superata. Il congresso crei le condizioni perché lo Statuto scritto sia quello che effettivamente viene praticato e molte delle storture di questi anni non ci saranno più.
E soprattutto ricordiamoci che l’articolo 1 dello Statuto recita che il Pd è degli elettori e degli iscritti.
Gli elettori per primi.