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L’angolo del libro: "Out of the fishbowl" di Lucilla Fuiano

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Letteratura

Quando si va via per sempre, è difficile non lasciare traccia alcuna nelle esistenze altrui, soprattutto se per scelta di vita si è deciso di dedicarsi alla parola in tutte le sue forme. Il 10 settembre del 2010 veniva tragicamente a mancare Lucilla Fuiano, giovane collaboratrice de “La Repubblica” Napoli. Giornalista pubblicista, era un’esperta di semantica del web presso la cattedra di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno. Per anni ricercatrice all’estero, aveva al suo attivo anche diverse collaborazioni con il noto sociologo Derrick de Kerckhove, direttore del “McLuhan Program”, di cui Lucilla era professore membro.

Fin qui, brevemente, il curriculum accademico. Ma la vera natura di Lucilla si esprimeva nei suoi racconti, pubblicati negli anni sulle pagine di Repubblica sotto lo pseudonimo di Lucilla Effe. Aveva collaborato anche con l’associazione Homo Scrivens per la prima edizione dell’Enciclopedia degli Scrittori Inesistenti (Boopen Led editore) e con la casa editrice artigianale “Il Filo di Partenope”, che a fine 2010 ha pubblicato un suo racconto, G@ilda, per la collana “I Librini”. A tre anni dalla sua scomparsa, lunedì 9 settembre è stata presentata presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici l’antologia Out of the fishbowl, una raccolta dei suoi scritti. L’incontro non aveva scopo di lucro: le copie del libro sono state infatti tutte donate ai partecipanti dell’evento. Dato il successo dell’iniziativa, la famiglia sta già pensando ad una seconda edizione del volume. A ricordare Lucilla, oltre ai familiari e i tantissimi amici, anche Rosanna de Rosa (docente di Comunicazione Politica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”) e Stella Cervasio, storica firma de La Repubblica, che, in virtù del suo rapporto speciale con Lucilla, ha curato la prefazione del volume.

Dott.ssa Cervasio, cosa c’è Out of the fishbowl (fuori la boccia per pesci, ndr)? Ossia, qual era il mondo cui faceva riferimento Lucilla nei suoi scritti?

Mi sono sempre ritenuta una lettrice curiosa e strana. E credo che la mia biblioteca sia classificabile come strana, anche quella. Di uno "strano" che apparteneva per esempio a Leopardi: argomenti diversissimi, dalla narrativa americana al fumetto, dalla letteratura sulle metropoli all'etologia. Ho spaziato e spazio ancora, e così, credo facesse Lucilla. In fondo queste affinità uniscono, e lei aveva cercato l'amicizia con me riconoscendo in quello che leggeva tante diverse costellazioni. I miei riferimenti sono in alcuni casi comuni ad altri, ma credo di essermi affezionata a volte ad opere decisamente minori di autori anche grandi. Il mondo "fuori dalla boccia dei pesci" è un universo "altro" ma non alieno, un luogo perso da ritrovare, perché qualcuno vuole costringerci a entrare nella boccia e poi siamo obbligati a rimanerci. Credo che Lucilla Fuiano volesse dare a ciascuno di noi la chiave per poter uscire da qualsiasi costrizione. La chiave dell'immaginazione concreta, di un realismo magico mai distaccato però dalla realtà anche tragica delle esistenze. Come quello sudamericano. Lucilla conosceva quel mondo anche dal punto di vista geografico e sociale, come ne conosceva molti altri. 

Leggendo gli scritti della Fuiano, emerge uno stile originale, difficilmente classificabile, ma allo stesso tempo accattivante. Come scriveva Lucilla, e a chi pensa si rivolgesse?

Lucilla Effe scriveva come era. Riscontro una forte coincidenza tra il suo modo di essere e la sua letteratura. Il mondo della comunicazione omologa fortemente parole e concetti, ci lega a espressioni comuni coatte. Lei cercava la strada per uscirne, anche qui, la sua era un'uscita non per distinguersi, ma per mostrare un diverso modo di raccontare che esce dalla massa (e infatti difficilmente incontra il gusto degli editori) ma rientra in un racconto universale che è di tutti i popoli e di tutti i narratori che hanno saputo tenere le fila di un discorso fatto di storie. Nonostante il caos mediatico in cui viviamo, che fili non ne tiene in mano né sa tenerne. Spesso abbiamo fatto riferimento a Lucilla come a una gipsy-girl, a una gitana, tanto per i suoi bei colori e il suo concetto a colori della vita, quanto per il suo saper girovagare elegante tra le storie e le vite altrui. Un narratore si rivolge a una coralità di lettori indistinta. Tutti quelli, probabilmente, che volevano uscire dalla "boccia" allo stesso tempo costrittiva e consolante, che alla fine diventa un alibi per non conoscere nessun altro mondo e restarsene nel proprio, tra mille chiusure che cultura non sono.

A tre anni dalla sua scomparsa, cosa le manca di più, e cosa crede rimarrà per sempre di lei?

Viviamo amicizie virtuali, in questo mondo web di false condivisioni e commenti che in realtà sono cattiverie, o al contrario poco sentite manifestazioni di affetto riversati nel nulla della rete - che può essere luogo di efficienza e comunicazione, quanto luogo di vuoto pneumatico anche mentale. Lucilla ed io penso fossimo amiche in un senso di affinità elettive, ed, ecco, forse se avessi avuto una figlia l'avrei voluta come lei, sensibile e fragile, ma molto ricca interiormente. Di lei rimarrà quello che ho visto al termine della presentazione del libro all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici: i suoi sorrisi silenziosi, il beffarsi di un mondo congestionato e a volte inutilmente concentrato su inutili cose, la parte peggiore della politica, la parte vana del sociale, i peggiori sentimenti umani. Tutte cose che erano sul volto dei suoi giovani amici, animati da una condivisione finalmente non più virtuale. 

 

Lucilla Fuiano

Out of the fishbowl

Edizioni Doppia Voce (a cura di), 160 pagine

È possibile richiedere informazioni o copie del volume all’indirizzo e-mail: racconti.outofthefishbowl@gmail.com

Coordinamento editoriale a cura di Doppia Voce. Per maggiori informazioni, consultare il sito ufficiale della casa editrice