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Come funziona il piano lavoro della Campania?

Scritto da Linda Maisto Il . Inserito in Vac 'e Press

piano lavoro

Molti si chiedono come funzioni il Piano Lavoro approvato in questi giorni dalla Regione Campania. Per ora, si tratta di un incarico al Formez, finanziato essenzialmente con risorse provenienti dal FSE, di selezione e formazione di un certo numero di lavoratori per renderli disponibili all’assunzione da parte delle autorità locali della regione che ne faranno richiesta.
La spesa complessiva ammonta a 4 milioni, di cui una parte sarà destinata alle procedure di espletamento di un corso concorso (quindi selezione e formazione) di 2000 giovani e una parte all’erogazione di borse di studio da 1000 euro per 10 mesi ai vincitori durante la partecipazione ai corsi di formazione. Il bando dovrebbe essere pubblicato a breve, probabilmente alla ripresa dopo le vacanze.
L’incarico al Formez dovrebbe segnare l’avvio del Piano Lavoro che porterà, una volta a regime, alla assunzione di circa 30 mila lavoratori nel settore pubblico locale, sia a livello regionale che comunale. Il bando per questo più ampio concorso sarà avviato entro dicembre.
Intanto, le amministrazioni locali dovranno definire e dichiarare il proprio fabbisogno di personale, considerando che nei prossimi anni andranno in pensione diverse decine di migliaia di dipendenti pubblici in ogni branca della PA regionale.
Si tratta di una condizione, questa della PA, che esiste in tutto il paese. L’anno scorso, l’ex sottosegretario al Ministero della Semplificazione e Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, aveva calcolato che si sarebbero liberati a breve circa 500 mila nuovi posti di lavoro che occorrerà riempire quanto prima in ogni branca della PA nazionale.
Finora, per contenere il debito, la legge Madia aveva obbligato ad assumere un numero di nuovi occupati pari a solo il 20% di quello di chi usciva, limite portato di recente al 40%. In altri termini, per assumere due dipendenti pubblici occorreva che ne uscissero 10. Dal 2020 questo vincolo non esisterà più, anche perché nel frattempo, si è assistito ad una contrazione importante della PA che era necessaria per ridurre il peso della spesa per il personale.
Il Piano Lavoro della Campania può essere visto come un modo per prepararsi alla fase della rimozione dei blocchi del turnover nel 2020 con l’individuazione del fabbisogno e delle procedure necessarie al reclutamento del nuovo personale.
In base al fabbisogno che nel frattempo si sarà definito, verrà poi bandito un nuovo concorso pubblico per un più ampio numero di dipendenti pubblici, tutti quelli per i quali c’è bisogno. La ratio del Piano Lavoro è evidente: ridurre i costi della selezione e formazione del personale. Come tutti gli enti pubblici sanno, anche i piccoli comuni, ogni volta che c’è un concorso pubblico, anche per pochi posti, i candidati sono diverse migliaia, talvolta decine di migliaia, con costi enormi, se non insostenibili, per l’amministrazione solo per selezionare e formare il personale. L’utilità principale di un concorso unico a livello regionale risiede proprio nella possibilità di ridurre questo costo.
Il piano richiede la disponibilità da parte degli enti locali ad avvalersi del personale selezionato con il bando unico regionale per soddisfare il proprio fabbisogno nei prossimi anni. I comuni, le ASL e gli altri enti che aderiranno formalizzeranno il proprio fabbisogno e poi attingeranno al personale selezionato con procedure centralizzate a livello regionale.
Affinché il corso-concorso riesca effettivamente ad accrescere la capacità amministrativa della PA locale, è importante che siano selezionati candidati con un certo livello di capitale umano. È notorio che in passato le assunzioni riguardavano personale con caratteristiche generiche, per lo più laurea e competenze amministrative, senza specifiche competenze per la erogazione di servizi ed attività nelle quali però l’amministrazione è impegnata sempre più spesso.
La regione ha individuato oltre 16 diversi tipi di competenze che verranno indicate per la selezione del personale. Un esempio potrebbe essere utile. Si pensi ai servizi per l’impiego. Uno dei motivi per cui i servizi pubblici per l’impiego non sono considerati utili dalle imprese e dai giovani in Italia è la mancanza di personale in grado di offrire servizi quali: bilancio delle competenze; certificazione delle competenze; collocamento al lavoro e così via. Questi servizi non possono essere svolti da funzionari pubblici che hanno come loro principale competenza il disbrigo di pratiche amministrative, ma da personale a ciò adeguatamente preparato: psicologi e sociologi del lavoro, personale addetto allo svolgimento di servizi di placement etc. In Germania è prevista addirittura una laurea professionale per il personale addetto ai servizi pubblici per l’impiego. Ci dovremo arrivare, prima o poi per avere una PA sempre più qualificata e competente, ma, per ora, è bene che almeno si proceda all’assunzione di personale con percorsi formativi diversi dalla laurea in scienze giuridiche o politiche, con background genericamente amministrativo, ma senza competenze specifiche per l’offerta di servizi di collocamento al lavoro.
L’esempio dei servizi per l’impiego è solo uno dei tanti nella PA. Nelle carceri c’è bisogno di psicologi e psicologi sociali. In tutti i rami della PA occorrono ingegneri e tecnici informatici per la digitalizzazione, l’informatizzazione e la sburocratizzazione dei servizi. E così via discorrendo. Con il Piano Lavoro saranno assunte figure professionali e competenze diverse in molti campi: ingegneri, economisti, manager, informatici e gestori di reti, web designers, psicologi e sociologi. La PA campana del futuro dovrà essere dotata al proprio interno di tutte le figure professionali necessarie. L’accrescimento del capitale umano della PA è una condizione fondamentale per aumentare la capacità di incidere e favorire anche la crescita del settore privato.