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Campania Segreta: Cerreto Sannita

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Elegante paesino del Sannio, situato alle porte del Parco Nazionale del Matese. Passeggiando per le larghe strade che la tagliano longitudinalmente, e le più anguste, quasi dei vicoli, che le intersecano perpendicolari, salta subito all’occhio la bellezza dei palazzi e dei monumenti.
La pulizia delle tre grandi piazze che, quasi equidistanti, sembrano dividere il paese, è perfetta; come quella delle aiuole e delle vie. Nessuno strilla, non ci sono motorini sfreccianti, né clacson di auto che strombazzano isterici. Il paragone con i paesi che circondano Napoli è impressionante. È vero che Torre del Greco e Portici, o Frattamaggiore e Casoria hanno altre dimensioni (tra i 50-100mila abitanti l’una), e Cerreto ne conta 4000 scarsi, ma non è solo questo. Qui l’atmosfera bucolica ovatta il tutto e l’impressione di pace e tranquillità è dominante. Il posto ideale per un ritiro spirituale, infatti chiese e monasteri sono sicuramente più numerosi di bar e ristoranti.

Territorio abitato sin dalla preistoria, ebbe una sua rilevanza durante la seconda guerra punica, e tuttora si può ammirare un ponte costruito in pietra locale che servì a far transitare le legioni romane che si apprestavano a fermare Annibale. Tuttavia il primo documento scritto in cui si parla di Cerreto, risale al 972, e si tratta di un “diploma” in cui l’imperatore Ottone II di Sassonia, conferma la donazione della chiesa di San Martino di Cerreto, all’abate Gregorio di Santa Sofia  di Benevento. Ratificata in seguito dall’imperatore Enrico II ed infine da papa Gregorio VII. Il possedimento fu, come abbiamo già visto per Pietraroja e Faicchio, dei Sanframundo. Poi dei Carafa, che usarono il pugno di ferro, tanto da causare una sollevazione popolare. L’Univesitas, cioè il popolo, riuscì ad ottenere delle concessioni, sancite da un vero e proprio statuto, che regolava soprattutto il commercio e la produzione delle ceramiche, v era eccellenza della zona.

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Nel 1688 un terribile terremoto rase al suolo letteralmente il paese ed il conte Marzio Carafa si impegnò personalmente nella ricostruzione. Dette terreni gratuitamente a chi voleva riedificare la propria abitazione per riprendere l’attività produttiva in loco, con il patto che se non avesse cominciato i lavori entro l’anno avrebbe destinato il suolo a chi ne avesse avuto l’intenzione. Prestò soldi senza interesse a chiunque manifestò l’intenzione di voler riprendere l’attività locale. Tale cifra se non veniva restituita nei 2 anni successivi, veniva caricata di un 6 % di interesse. La squadratura del nuovo centro abitato, diremo oggi il piano regolatore, fu affidata al regio ingegnere Giovan Battista Manni, ed in soli otto anni Cerreto risorse a nuova vita, come si suol dire, meglio di prima. Il merito fu quasi esclusivamente dei Carafa; l’attività della ceramica artistica ebbe un nuovo impulso che fece si che mastri ceramisti giunsero da tutt’Italia, soprattutto da Napoli, per istallarsi qui. Su tutti ricordiamo Carlo Coluccio e Nicola Russo. Ma i Carafa non erano solo dei benefattori, e ben presto imposero nuove tasse, anche sui panni di lana, altra eccellenza cerretana, ed operarono numerosi arresti su coloro che non volevano o non potevano pagarle. La situazione degenerò nuovamente, tanto che nel 1737 dovette intervenire re Carlo III, di persona, e la Suprema Corte ordinò la scarcerazione dei detenuti. Dopo il 1860 e l’occupazione sabauda, fu zona di brigantaggio, e Cosimo Giordano era a capo di una banda che risiedeva nelle vicinanze.

Come già ho accennato in precedenza, sono numerosissimi gli edifici religiosi a Cerreto, da poter affermare che, in proporzione agli abitanti, vi sono più chiese che a Roma. Oltre alla Cattedrale, la chiesa di Sant’Antonio di Padova, di Santa Maria di Costantinopoli e di Santa Maria dei morti dei monti, di San Gennaro e di San Rocco, e ancora altre che non cito, non per minor bellezza o importanza, ma per non trasformare la notizia in uno sterile elenco. In molte di esse vi sono dipinti notevoli. La già citata chiesa di San Martino, la più antica, è diventata la Collegiata di San Martino, ed affaccia su di una piazza di fronte al palazzo del Genio, dove al centro troneggia la Fontana dei Delfini, comprata a Napoli nel 1812. La stessa da cui Masaniello arringava la folla in piazza Mercato, a simboleggiare lo spirito libero e la volontà di indipendenza dei Cerretani.

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Assodato che una visita culturale a Cerreto Sannita è ben ripagata, bisogna parlare della splendida natura, ancora in parte incontaminata, che la circonda. Situata su di una tozza altura, circondata dai torrenti Turio e Cappuccino e dal fiume Titerno, che nasce nella vicina Pietraroja,e sulle cui rive si trova l’argilla con cui nei secoli si sono fabbricate le tanto decantate ceramiche. Nel vicino Parco di Grassano offre la possibilità di veri trekking e affascinanti  tour in kayak, o per i meno avventurosi di tranquille passeggiate nel verde. Il Parco è un vero tuffo nella natura, impressionante e magico, se si pensa alla relativa vicinanza con la “civiltà”.

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