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Nunzio Sulprizio, un nuovo santo a modello per i giovani lavoratori

Scritto da Fabio Di Nunno Il . Inserito in Succede a Napoli

Santo Nunzio Sulprizio

Il Beato Nunzio Sulprizio, giovane operaio abruzzese morto a Napoli a soli 19 anni, nel 1836, per un tumore osseo, sarà proclamato santo il 14 ottobre 2018. Egli è ritenuto un modello per i giovani operai e per tutti i giovani lavoratori, viene considerato il protettore degli invalidi e delle vittime del lavoro e, tanto più oggi, in un tempo nel quale i diritti dei lavoratori sono messi duramente alla prova, la sua figura è particolarmente simbolica.
Nel 1859, Papa Pio IX lo dichiara venerabile. Papa Paolo VI, il 1 dicembre 1963, davanti a numerosi vescovi giunti da tutto il mondo per il Concilio Vaticano II, lo dichiara beato. La scelta di Papa Francesco di elevare agli onori degli altari il giovane operaio abruzzese proprio nel pieno del Sinodo dei giovani, che si svolgerà dal 3 al 28 ottobre a Roma, non sembra affatto casuale. Il Sinodo dei giovani, il cui tema è “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, coinvolgerà vescovi provenienti da tutto il mondo ed è il punto finale di un percorso di ascolto dei giovani in ogni angolo della Terra. Altro elemento probabilmente non casuale è la canonizzazione, nella stessa occasione, anche di Paolo VI.

La vita di Nunzio Sulprizio è caratterizzata da grandissime sofferenze vissute con tanta fede in Dio. Nasce a Pescosansonesco, in provincia di Pescara, il 13 aprile 1817. Il padre è un calzolaio e la madre lavora come filatrice, ma li perde entrambi quando era ancora bambino. Rimasto solo, va da uno zio che lo toglie subito da scuola e lo manda nella sua officina di fabbro ferraio, sfruttandolo senza pietà. Nunzio Sulprizio viene trattato molto duramente, costretto a portare pesi inappropriati alla sua età ed alla sua corporatura per chilometri, nonostante il gelo o il caldo torrido. In questa situazione, si ammala presto: colpito da una cancrena alla gamba, viene trasferito nell’ospedale degli Incurabili a Napoli. I dolori sono acutissimi ma continua ad avere fede in Dio ed a trasmetterla a quanti riusciva ad avvicinare.

Egli afferma: «Gesù ha sofferto molto per me. Perché io non posso soffrire per Lui?». Ma a quanti gli chiedono «Chi si prende cura di te?», egli risponde «la Provvidenza di Dio». Così accade. Nunzio Sulprizio, durante la sua convalescenza a Napoli, incontra il colonnello Felice Wochinger che lo accoglie come un padre e lo tratta con grande amore, come un figlio. Quando le sue condizioni di salute migliorano, si dedica ai malati cercando di confortarli: «Siate sempre con il Signore perché da Lui viene ogni bene. Soffrite per amore di Dio e con gioia». Desidera consacrarsi a Dio, ma la salute peggiora improvvisamente a causa di un cancro alle ossa, che lo porta a sofferenze indicibili.

Il 5 maggio 1836, Nunzio Sulprizio si fa portare il Crocifisso e chiede di confessarsi, quasi presagendo la sua fine imminente. Al sacerdote dice: «State allegro, dal Cielo vi assisterò sempre». Infatti, Nunzio Sulprizio muore in quello stesso giorno. Attorno si spande un profumo di rose. Il suo corpo, disfatto dalla malattia, diventa singolarmente bello e fresco e rimane esposto per cinque giorni. La sua tomba è subito meta di pellegrinaggio. Le sue spoglie sono conservate nella chiesa di San Domenico Soriano, in Piazza Dante, a Napoli, e in parte presso il santuario di Pescosansonesco. Proprio lì, si dice che, durante un terremoto, la teca viene trovata spostata da dove era invece stata posta, dove nel frattempo era caduto un grosso macigno. Inoltre, presso lo stesso santuario, in un'ala vi è una parete piena di stampelle, appartenute a ragazzi entrati con esse ed usciti senza. Dal 5 maggio 2017, con l’apertura della porta santa da parte dell’arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, si è anche svolto per un anno un giubileo speciale, per cui ai fedeli che hanno visitato la chiesa di San Domenico Soriano il giorno 5 di ogni mese è stata concessa l’indulgenza plenaria.

Il miracolo che porta alla canonizzazione dell’umile operaio abruzzese riguarda un giovane di Taranto, rimasto gravemente ferito in un incidente con la moto ed entrato prima in coma e poi in uno stato vegetativo. I genitori, che fanno portare al figlio nel portafoglio sempre l’immagine del beato Nunzio Sulprizio, richiedono una sua reliquia alla parrocchia di San Domenico Soriano a Napoli. La reliquia viene posta in sala di rianimazione per chiedere l’intercessione del beato nella guarigione, mentre il papà bagna poi la fronte del ragazzo con l’acqua del beato, proveniente dalla fonte di Riparossa. Nei giorni successivi i sanitari comunicano che il giovane tarantino non ha più bisogno della rianimazione. Inviato poi al Centro Risveglio “Sant’Anna” di Crotone, in quattro mesi il giovane esce dallo stato vegetativo, con un recupero rapido e stabile delle funzioni neurologiche e mentali, senza riportare esiti invalidanti.

Nicola Campanile, Segretario del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (MLAC) della Diocesi di Napoli, ricorda che «il Cardinale Corrado Ursi, Arcivescovo di Napoli dal 1966 al 1987, affida proprio al MLAC napoletano il compito particolare di promuovere la canonizzazione del Beato Nunzio Sulprizio. Oggi, l’Azione Cattolica napoletana ed il MLAC nazionale sono impegnati a far conoscere questa splendida figura di giovane operaio, particolarmente significativa nell’epoca che stiamo vivendo».