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Restiamo umani ed usiamo la testa (Lettera a Roberto Saviano)

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

continua il dibattito tra matteo salvini e roberto saviano 2058545

Robbè, ti voglio bene. E voglio che tu lo sappia, specialmente in questo momento.
Credimi, te ne voglio come se ne vuole ad un fratello maggiore, ad un amico d’infanzia.
Hai segnato la mia adolescenza con i tuoi libri, i tuoi articoli, le tue analisi.
Quindi, svuoto il campo da equivoci: non sono un “odiatore” seriale.
Epperò, devo dirti quello che penso.


Lo devo alla stima che ho della tua persona, ma anche a me stesso, all’adolescente che ero e all’uomo che sono.
Il tuo appello sta scatenando polemiche, plausi ed irritazioni.
Fin qui, tutto nella norma.
A dire il vero, credo che sia scattato qualcosa in te negli ultimi tempi.
Dalle tue uscite pubbliche, dai tuoi video ho la sensazione che tu abbia deciso di rimetterti in gioco.
Forse mi dirai che è stata una mia impressione, probabilmente errata.
Eppure mi è sembrato di vederti più energico, combattivo. Incazzato, quasi.
Dopo gli anni del martirio, ho rivisto il Roberto che “scelsi” oltre dieci anni fa. Ascoltandoti, ho provato un senso di sollievo, analogo a quello che si prova quando ti accorgi che un tuo amico fidato si è liberato da fardelli che lo opprimevano da tempo.
Insomma, te lo dico fuori dai denti: la vocazione al martirio, forse per la prima volta dopo molto tempo, mi è sembrata un ricordo lontano.
Ed allora credo che questo appello, questo nuovo modo di parteggiare, di essere presente, rappresenti plasticamente la volontà di urlare al mondo quanto ti senti vivo.
E’ un modo, azzardo, per dirlo innanzitutto a te stesso. Per questo, sono contento che tu lo abbia fatto con tale fermezza e decisione.
Tuttavia, la tua chiamata alle armi mostra segni di fragilità ed intrinseca debolezza.
Non ne faccio una questione di metodo, come pure qualcuno sta facendo, ma di merito.
In sintesi, Robbè, mi vuoi dire dove stiamo parando?
Te lo chiedo perché inizio ad essere preoccupato per le sorti del mio Paese e della nostra Europa: va bene l’appello agli intellettuali ed alla fantomatica società civile, vanno bene le magliette rosse, le ONG, va bene tutto, Robbè.
Qui, però, schieramenti vari ed eventuali ci sono stati e ci sono. E non da ora, da un bel pezzo.
Anzi, in un certo senso, è dal 1994 che una parte di Paese si schiera (una parte sempre più piccola, forse).
Ti faccio una domanda, da fratello minore, da amico impacciato: ma questa “rottura”, questo schierarsi lacerando, ci aiuta?
In altri termini, siamo sicuri che questa sia la strada migliore per parlare al Paese?
La sensazione è che tu, insieme a Renzi, siate le persone più odiate su e giù per lo Stivale: sarà un caso o meno, ma è una riflessione che ti suggerisco.
In via generale, credo che radicalizzare lo scontro, sul piano culturale o politico, non sia la cosa più opportuna per la “nostra causa.”
Difatti, ciò che abbiamo a cuore, oggi, è in pericolo.
Lo sai tu, lo so io.
Dove ci porta questa radicalizzazione?
Qual è la fase due?
Voglio saperlo, Robbè.
Sai, io, anche se a 27 anni, ho memoria: storicamente, dopo le radicalizzazioni, dopo le lacerazioni e gli scontri, rimane la conta (elettorale e non solo). Una conta brutale, ignominiosa, micragnosa come solo le conte possono risultare.
Ma inesorabile.
Dopo aver sfanculato Salvini, qual è il prossimo passo?
Il leader della Lega è diventato l’uomo politico con più seguaci sui social dell’intera eurozona: un’altra riflessione che, credo, sia necessario fare.
Commettiamo l’errore di sempre, confondendo la mobilitazione con la lacerazione.
E’ una lezione che avremmo dovuto imparare a partire dal 1994, ma che purtroppo fatichiamo a digerire.
Non è che con questo appello forniamo l’ennesimo assist al blocco nazional sovranista?
Tu mi dirai che non è più tempo di star zitti.
Vero, sono d’accordo e il mio scriverti non ha certamente l’obiettivo di suggerirti il silenzio.
Serve una messa a sistema, però.
E serve chiarezza, per amor di verità.
Hai, negli anni,ripetutamente, preso a picconate i precedenti governi ed alcuni dei relativi protagonisti, quali Renzi, Minniti, Gentiloni e tutto il circo.
Lo hai fatto talvolta a ragione, talvolta in modo quantomeno frettoloso.
Ora, però, ti rendi conto da solo che meglio non stiamo messi.
Accentuiamo lo scontro?
Noi contro di loro? Civiltà contro Barbarie? Sensibili contro insensibili? Belli contro brutti? Alti contro bassi?
Simme sicuri, Robbè?
La tua analisi di quello che è successo il 4 marzo qual è?
Forse è da lì che dovremmo partire, andando a fondo nelle ragioni che stanno facendo tornare indietro il Paese.
E non dirmi anche tu che la colpa è solo dell’altro Matteo, perché sai bene che non è così.
Allora ti chiedo: Abubakar Soumaoro è il riferimento, l’emblema di ciò che dobbiamo essere e rappresentare?
Credi nella “rinascita francescana” delle forze progressiste in questo Paese ed in tutta Europa?
La sinistra per gli ultimi o la sinistra degli ultimi: quale è il tuo modello?
Ti confesso che un po’ ho paura delle tue risposte, perché temo che il desiderio incrollabile di radicalizzare lo scontro abbia pervaso anche te.
Io di te mi fido e credo ci siano spazio e tempo per correggere il tiro.
Te lo scrivo con il cuore tra le mani e la tastiera: parlami di Europa, Robbè.
Se vuoi essere davvero presente nel nostro tempo, raccontami della tua visione, non delle tue paure.
Serve un sogno, per tornare a parlare ad un Paese ferito ed impoverito.
Lascia perdere i post, i video contro quello o quell’altro Ministro.
Non farti fagocitare dal tritacarne dell’inutilità: il tuo contributo può e deve essere di altro profilo, di altro spessore.
A Salvini non serve dire: “buffone!”
Servono idee e visioni, serve cuore, anima.
Robbè, occorre ricostruire un legame sentimentale con quella fetta di Paese.
E lo dico da ragazzo del Sud, dove questa frattura sentimentale si è avvertita in modo ancor più evidente.
Inutile ergersi a capopopolo, capace di dividere con la cesoia il mondo in buoni e cattivi: il presente ed il futuro richiedono occhi nuovi attraverso cui interpretare e governare i cambiamenti del nostro tempo.
Ti abbraccio, con l’affetto di sempre.
Ricordo, diversi anni orsono, che dal compianto Enzo Biagi, citando il vecchio Celine, dicesti che avresti voluto fare “letteratura” e non costruire spilli per inculare le mosche.
Basta spilli, allora.
Basta inutili rappresaglie e controproducenti invettive.
Evitiamo le conte, le inutili lacerazioni.
Restiamo umani, Robbè.
Usiamo la testa (ed il cuore), nonostante l’aria che tira.
Con affetto e stima,
un tuo lettore.
M.