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Campania Segreta: Presenzano

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Presenzano sorge su di un colle alto 370m.sul livello del mare, all’estremità est del monte Cesima, che sovrasta la piana del Volturno, che si estende fino alle alture del Matese.

Oggi nota per la Centrale idroelettrica ENEL “Domenico Cimarosa”, la più grande d’Italia e la seconda d’Europa, inaugurata nel 1990 dal presidente della repubblica Francesco Cossiga, ha seguito nei millenni la storia di tutta quella parte del paese.

Percorrendo la strada che porta da Vairano Scalo a Venafro, si nota sulla sinistra questo paesino arroccato, sormontato dai ruderi di una costruzione medievale. Il castello Normanno, simile a quello della vicina Vairano Patenora, ma evidentemente in peggior stato di conservazione, costruito sulle rovine delle mura megalitiche sannitiche, che ne costituiscono parte della struttura di base. I Sanniti furono i primi abitanti della zona, e sulla sommità della collina costruirono una fortezza per controllare il traffico commerciale, già intenso in età arcaica, ed a scopi difensivi. Il centro più importante era Rufrae, conquistato e distrutto dai Romani nel 326 a.C. L’insediamento romano si spostò, per motivi strategici, leggermente più a sud, sulla via Latina, che proseguiva verso Teanum e Cales, per arrivare poi a Capua. Sono stati ritrovati, e sono ancora visibili, i resti di un anfiteatro e di un acquedotto. Distrutta dalle invasioni barbariche, e soggetta alle incursioni dei Saraceni, la popolazione fu costretta a spostarsi in collina, sotto il castello Normanno, costruito sulle antiche fortificazioni dei Sanniti, e prese l’attuale nome di Presenzano, dal latino “Praesentius”. Fece parte del principato Longobardo di Capua, ed in seguito appartenne a Ladenolfo, nel 1097, anno a cui si fa risalire la costruzione del castello. Nel Duecento il feudo appartenne a Goffredo Caetani, unito in un'unica baronia con Vairano, quindi a Bartolomeo di Capua, ai d’Aquino, ai d’Avalos, per poi esser nuovamente separato, nel XVI secolo, e passare sotto il dominio dei Del Balzo. Tuttora sono i proprietari del palazzo ducale, che sorge nel centro dell’attuale paese, e nel 1860, ospitò Vittorio Emanuele II mentre si recava a Taverna Catena allo storico incontro con Garibaldi. Dopo quel fatidico incontro si sa cosa successe, ed anche qui a Presenzano ci fu la presenza del movimento di resistenza ai conquistatori piemontesi, bollato poi con il nome di Brigantaggio, infatti nel mese di agosto si celebra la festa dei Briganti.

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Luoghi degni di interesse, oltre alle rovine del Castello, ed al piccolo borgo medioevale che sorge ai suoi piedi, sono il palazzo Ducale, ma la visita è possibile solo su appuntamento, perché il palazzo si fitta, e spesso è occupato. La chiesa di San Nicola, oltre ad un portale cinto da un’ornia in marmo molto particolare, al suo interno ospita pitture interessanti. La chiesa dell’Annunziata, sulla piazza principale del paese, da dove si gode di una vista mozzafiato su tutta la valle, a cominciare dal bacino della centrale ENEL. Nelle sue immediate vicinanze, come a Capua, c’è un’antica stele funeraria, inglobata in un edificio. Il paese merita sicuramente una visita accurata, che date le sue dimensioni, si può fare in un paio d’ore.

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Parlare di Presenzano, senza menzionare la comunità del monte Cesima, sarebbe un errore, perché per storia e geografia( ohi,ohi,…vi ho portato a scuola!), sono inscindibili. Con Sesto Campano e Roccapipirozzi, gli altri due paesi che circondano la montagna come tre sentinelle, da millenni aggrappati con le case alle sue rocce, hanno visto passare nelle valli e i passi che lalambiscono, eserciti, commercianti e pellegrini.

Noi arriviamo a Presenzano, dopo un giro per strade secondarie che ci ha portato, passando per boschi e dirupi, fiancheggiando il lago artificiale montano, che completa la centrale idroelettrica, fino a Roccapipirozzi. È una domenica di metà agosto, il 19 per l’esattezza, ed il paese è in fermento. I preparativi per la festa dei Briganti impegnano praticamente tutti gli abitanti: è la sera stessa. Ci invitano, ma purtroppo abbiamo degli impegni ed a malincuore dobbiamo declinare l’invito. Accettiamo, invece, quello di tre sorelle che ci invitano sul terrazzo di casa a bere e rinfrescarci . Sono Napoletane, ma vivono qui da tutta una vita, e si stanno preparando per la festa.

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