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IL PD e la fase congressuale. Lo stato dell’arte

Scritto da Valerio Di Pietro Il . Inserito in A gamba tesa

Valerio valerio

Il Partito Democratico è ormai pienamente in fase congressuale. l’Assemblea del 20 e 21 ha il compito di convocare il congresso, nonostante nel PD si respiri già da tempo aria di congresso ed il dibattito sul futuro del partito e del paese dia già abbondantemente iniziato .
Alle vicende del Governo e della Segreteria Nazionale del Partito è legata, a mio avviso in maniera inscindibile, la partita della Segreteria Regionale campana del PD. Anche per il partito regionale campano si tratta di aprire una nuova stagione di rinnovamento, all’indomani della pesante sconfitta subita alle scorse Elezioni Politiche.

Sta di fatto che il prossimo equilibro regionale sarà determinante per la scelta della linea politica e del profilo del candidato alla Presidenza della Regione Campania. Se il congresso regionale dovesse risolversi in una semplice partita di scacchi tra gli attuali capi corrente, allora verrebbe meno la necessaria innovazione nella linea politica e quindi si correrebbe il rischio di andare incontro all’ennesima occasione persa per elaborare una linea di rinnovamento dei volti e delle pratiche. L’unica cosa certa è che tra le forze che nelle prossime settimane si confronteranno al congresso, ci sono volti ed idee in grado di rappresentare una certezza per il futuro del PD, perfettamente in grado di competere con il PDL e portarci a vincere le prossime Elezioni Regionali .
Per quanto Concerne la Federazione di Napoli, bisogna innanzitutto capire se, anche qui, si procederà ai lavori congressuali. Bisogna specificare che nel resto d’Italia si svolgeranno anche i congressi provinciali, come previsto dallo Statuto. Nel caso della Provincia di Napoli, dove si è celebrato un congresso poco più di un anno fa ( quello che elesse Cimmino Segretario per intenderci ), sarà Roma a decidere se si andrà a congresso come nel resto del Paese.
In poco più di un anno, l’esperienza di Gino Cimmino Segretario è stata caratterizzata da scelte ed azioni che presentano luci ed ombre, dal risultato positivo delle scorse elezioni amministrative (luci) sino ad arrivare all’ormai atavica assenza di organismi dirigenti provinciali (ombre). Il dato più significativo è che i cittadini napoletani non percepiscono la presenza fattiva ed alternativa del Partito Democratico in contrapposizione alla fallimentare amministrazione De Magistris. Tale alternativa non può essere rappresentata dall’inconcludente centrodestra guidato da Lettieri. Ormai da tempo il Partito Democratico napoletano ha deciso di essere opposizione alla giunta De Magistris. Tuttavia questa linea politica risulta impercettibile agli occhi dei cittadini, soprattutto a causa della scarsa presenza politica della esigua pattuglia di consiglieri Comunali democratici, che spesso mal si raccordano con le scelte compiute da Cimmino e dal gruppo dirigente del partito. Tale coordinamento tra amministratori e gruppo dirigente lo si otterrà esclusivamente tramite un gruppo dirigente autorevole e legittimato, che abbia come obiettivo la sottoscrizione di un patto con la cittadinanza volto alla costruzione di una nuova visione della città di Napoli. La situazione di stallo attuale è anche dovuta alla assenza di un reale movimento nella società del quale sia quantomeno partecipe il PD. Negli ultimi tempi molte associazioni civiche hanno animato proteste nei confronti dell’Amministrazione Comunale e di queste istanze il PD ha il compito di esserne interprete consapevole, altrimenti tali proteste rischierebbero di restare senza una vera rappresentanza politica. De Magistris non rappresenta più il futuro, il suo consenso di è ormai ridotto all’osso ma, nonostante tutto, stenta ad emergere una reale e necessaria alternativa. Tale alternativa il PD ha il dovere di costruirla con serietà e responsabilità, al di fuori di demagogie di sorta e che abbia come obiettivo quello di “acconciare” piuttosto che quello di “scassare”.
In questa ottica un referendum tematico per un programma di cambiamento della città potrebbe essere utile, a patto e condizione che questo rappresenti un occasione di ripresa di una discussione collettiva sulle sorti della città di Napoli. In questa ottica è assolutamente urgente che si avvii tempestivamente una discussione sulle modalità di elezione del Sindaco della Città Metropolitana. De Magistris non si illuda di diventare automaticamente il Sindaco della Città Metropolitana, tale passaggio non può essere solo un mero atto burocratico per l’ assunzione di una nuova poltrona poiché, se cosi fosse, non sarebbe un operazione invisa al solo PD ma alla cittadinanza intera. Ebbene se ci fosse un quesito referendario sulla modalità di elezione del Sindaco Metropolitano non esiterei a sostenere la modalità a suffragio universale.
Tutti questi nodi possono essere sciolti senza rifare un Congresso Provinciale a Napoli? Può darsi, ma se i dubbi sono diffusi allora non indugiamo ad affrontare un percorso congressuale anche per la Federazione Provinciale di Napoli.
P.S: articolo scritto il 17 . 09 . 13 alle ore 18,00