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Matricola Zero Zero Uno a Santa Maria Capua Vetere

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Teatro

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Il bel romanzo Matricola Zero Zero Uno del magistrato Nicola Graziano diventa un’opera teatrale, e viene rappresentata nello scenario magico dell’anfiteatro di Santa Maria di Capua Vetere, nell’ambito della quarta edizione de “ La memoria degli Elefanti “.


Non posso mancare, perché a questo libro sono particolarmente affezionato, avendo partecipato in prima persona al suo lancio. Lo presentai mesi orsono, in un piccolo ma accogliente pub, pieno come un uovo, insieme all’amico Berardo Impegno, ed alla scrittrice Tijuna Notarbartolo. Per chi non lo avesse letto, e neanche sentito parlare, dato che la storia destò all’epoca un certo scalpore, si tratta di un’esperienza coraggiosa, se non avventurosa, che l’autore ebbe all’interno del manicomio criminale di Aversa. “ Nicola Graziano è un magistrato o un pazzo? Solo un pazzo può mettere in gioco il proprio corpo, la propria vita, scegliendo di farsi internare in un ospedale psichiatrico per incontrare la Follia e per capire l’istituzione creata dai giuristi del Codice Penale dedicata ai folli ed ai rei….”, così scrive Franco Corleone nella postfazione al libro. A questo punto è doveroso spiegare che l’autore, come abbiamo già detto un magistrato, si è fatto volontariamente rinchiudere nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa, mantenendo segreta la sua identità, come un detenuto ( o ricoverato, che dir si voglia )qualsiasi. Solo il Ministero di Grazia e Giustizia, a cui ha dovuto chiedere i permessi, ed il direttore della struttura, sono a conoscenza del suo progetto; ed il fotografo Nicola Baldieri che lo accompagna nell’avventura e ne sortirà degli scatti eccezionali, ma lui vi entra sotto le mentite spoglie di un giornalista. Non in incognito. Ma seppur azzardata, questa è la mossa vincente del magistrato, l’unica maniera in cui potrà cogliere l’essenza stessa della “ Follia “, come desiderava, ed ascoltare alcuni racconti agghiaccianti, fatti direttamente dai protagonisti come ad un loro “collega”. È proprio la “Follia” che cerca, e che aleggia durante i tre giorni che resterà chiuso nella struttura, è la “Follia” che si sentirà lungo tutto il romanzo. Io lo definii, novello Dante, un viaggiatore all’interno della “Follia”, ed il paragone un po’ forte, lo azzardai proprio perché Nicola non attraversa solo l’Inferno, ma passa anche per il Purgatorio, per arrivare infine al Paradiso. È infatti alla poetessa Alda Merini che dedica il suo lavoro, con queste parole: Ai miei involontari compagni di viaggio, che mi hanno insegnato che l’Amore non conosce confini, e che la Libertà è solo una condizione mentale.

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Nella transposizione teatrale o cinematografica, come sempre succede, l’opera è solo fonte d’ispirazione, per quanto fedele all’originale possa essere, e passa nelle mani del regista, che la modella, come creta ideale,con le sue mani e la sua abilità. Spesso il dibattito è: più bello il film o il libro? Sono semplicemente due cose diverse, e Matricola Zero Zero Uno non sfugge alla regola. Il regista Antonio Iavazzo, mette in scena, in un unico atto, la sua versione della storia. Quello che a me è piaciuto molto del romanzo, cioè il viaggio, il viaggio tra le anime dei personaggi, con le loro fobie e le loro assurde o magari umane pazzie, le efferatezze e le debolezze, le fissazioni e le manie. Il viaggio. Lo paragonai, infatti, per la cupezza di alcune pagine, anche a Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Il viaggio, qui finisce in secondo piano. Protagonista invece è la “Follia”. Magistralmente interpretata da Claudia Orsino, che nel monologo finale non si stancherà di comporre la M di “madness”, con le sue braccia e le maniche del suo particolarissimo quanto voluto maglione. Gli altri attori sono Giovanni Arciprete, Luigi De Sanctis e Angelo Rotunno, ma protagonista silente è senz’altro l’anfiteatro campano, l’Arena Spartacus, che si staglia maestosa alle spalle della scena.

Il sindaco di Santa Maria e i fratelli Bruno e Maurizio Zarzaca, ci spiegano che il tutto si svolge nell’ambito del Festival della Letteratura nel segno del Mito, “ La memoria degli Elefanti “, giunta ormai alla quarta edizione, e ci invitano a tenere d’occhio le manifestazioni che si svolgeranno in futuro in quest’area creata nello spazio antistante l’anfiteatro, dove sorge Amico Bio, un complesso con ristorante, pizzeria e bar, nel quale si servono, il nome la dice tutta, prodotti rigorosamente biologici.

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