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Fenomeno baby gang, la camera penale minorile: allontanare i figli deve essere estrema ratio. Necessaria una riforma della legislazione penale minorile

Scritto da Elisabetta Di Fraia Il . Inserito in Linea di Confine

baby gang

Le baby gang colpiscono ancora e sembra che gli episodi non siano per niente in diminuzione. È la sera del 14 settembre quando un ragazzino di 16 anni, originario della repubblica domenicana, viene circondato da un branco di dieci ragazzini e, con furia immotivata, aggredito a colpi di coltello al torace, schiena e braccia.

È l’ennesimo episodio di criminalità, che vede protagonisti ragazzi al di sotto dei 15 anni, registratosi a Napoli, questa volta nei pressi dell’ affollatissima stazione di Piazza Garibaldi. “La situazione è fuori controllo - ha dichiarato il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli- occorre adottare misure drastiche come la sottrazione di questi baby delinquenti alle loro famiglie e punizioni identiche a quelle inflitte agli adulti. Solo così potremo sperare di riportare sicurezza e civiltà".
Non è dello stesso parere l’ avv. Mario Covelli, presidente nazionale della camera penale minorile. “ E’ vero che il fenomeno delle baby gang è molto preoccupante perché sta assumendo connotati strutturali, ma non condivido né la posizione del consigliere Borrelli né quella del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho circa la necessità di dichiarare decaduti dalla responsabilità genitoriale sui figli minori i genitori appartenenti alla criminalità organizzata perchè presenta dubbi di costituzionalità e dubbi sull’efficacia dei provvedimenti ablativi». «I motivi sono almeno 3. Se il provvedimento è eseguito quando il minore è ormai discernente, al trauma dell’educazione disvaloriale si aggiunge quello del distacco, e non credo che le famiglie o le comunità di accoglienza possano offrire un trattamento che faccia da controspinta a quello fino a quel momento impartito. Poi, va detto che non tutti i genitori appartenenti a organizzazioni criminali coinvolgono i figli nell’attività criminosa. E’ noto, ad esempio, che molti mafiosi offrono ai figli un’ottima istruzione, tenendoli lontani dal crimine. Infine, se il provvedimento ablativo interviene quando il minore non è discernente, riteniamo si pongano seri problemi di costituzionalità e di lesione delle convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia, non potendosi negare il diritto ad avere figli neppure ai più efferati delinquenti».
Secondo il presidente Covelli la normativa che disciplina i reati minorili è inadeguata per le esigenze dell’attuale società. "L’attuale normativa fa riferimento ad un Decreto Regio che è ovviamente insufficiente ad arginare la violenza di questi ragazzi sempre più abbandonati a loro stessi e privi di ogni forma di istruzione - puntualizza il presidente Nazionale delle Camere Penali - I ragazzi che hanno massacrato e ucciso la guardia giurata a Chiaiano, ad esempio, provengono da famiglie normali ma avevano comunque abbandonato gli studi e vivevano per strada.” In particolare, Covelli punta il dito sul Tribunale per i Minorenni che deve intervenire in via preventiva per assicurare agli adolescenti un'adeguata educazione, evitando così gravi danni alla società e agli stessi minori. Ribadisce con forza la ferma opposizione all'abbassamento dell'età imputabile, a modifiche in peius delle norme processuali minorili e all'allontanamento dal nucleo di famiglie appartenenti alla criminalità comune o organizzata che deve rappresentare l'extrema ratio.
Sarebbe necessario, secondo l’avvocato Covelli, istituire in ogni Comune centri polifunzionali che accolgano i minori a rischio in regime semiconvittuale, avviandoli a percorsi educativi sia d’istruzione che di formazione professionale. inoltre, alla riunione del CSM che si terrà a Napoli a fine settembre la camera penale minorile avanzerà un progetto di riforma. «La proposta prevede una clausola di invarianza finanziaria, poiché il Centro Polifunzionale deve utilizzare organi, persone e strutture già esistenti sul territorio. Solo in caso di opposizione dei minori o dei genitori devono attivarsi meccanismi sanzionatori, che non escludano comunque provvedimenti ablativi o l’adozione», aggiunge Covelli. «Nei giorni scorsi, insieme all’Unione Giovani Penalisti di Napoli, presieduta da Gennaro Demetrio Paipais, siamo stati ricevuti a Roma dal Guardasigilli Alfonso Bonafede al quale abbiamo esposto l’urgenza di riformare la legislazione minorile per colmare diversi vuoti normativi, a partire dall’approvazione dell’ordinamento penitenziario minorile fino ad arrivare all’introduzione del procedimento di mediazione nel rito minorile per realizzare completamente la finalità educativa», sottolinea. «L’allontanamento del minore dal nucleo familiare appartenente alla criminalità comune o organizzata deve rappresentare l’extrema ratio e deve essere previsto solo se i genitori impediscono il percorso educativo del figlio», conclude Covelli.