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Sfratto sui quartieri spagnoli

Scritto da Achille Flora Il .

Colori dei Quartieri Spagnoli cosa vedere ai Quartieri Spagnoli

L’episodio tragico dell’esplosione di un appartamento sui quartieri spagnoli di Napoli, dopo che era stato notificato un avviso di sfratto per morosità alla famiglia residente, é un evento indicativo della condizione di povertà in cui versano tante famiglie napoletane, ma anche dell’incuria con cui sono eseguiti tali provvedimenti.

Dai resoconti della stampa si legge che Il Comune di Napoli era all’oscuro delle condizioni in cui versava la famiglia: su tre elementi familiari disoccupati, solo una svolgeva lavori saltuari pur avendo problemi fisici e un’altra aveva problemi psichici. Questa sarebbe la spiegazione del perché non stati attivati servizi sociali assistenziali nei confronti di una famiglia in gravi condizioni di disagio.
Dal 2014 si è verificato un salto quantitativo del numero di provvedimenti di sfratto a Napoli, passati dai 1.667 del 2013 ai 2.015 del 2014, per poi assestarsi ai 1.753 del 2016 (Fonte: Ministero Interni). Nella regione Campania, nel 2016, siamo di fronte 5.714 provvedimenti di sfratti dei quali 4.905 per morosità. Una situazione diffusa sul piano nazionale, dove su 61.719 mila procedure esecutive di sfratto al 2016, l’88.81% è dovuto a morosità e altre cause diverse da necessità del locatore o finita locazione. La maggiore concentrazione dei provvedimenti esecutivi in Campania è a Napoli e provincia (3.624), con incidenza di uno sfratto ogni 306 famiglie. Una situazione grave, poiché la morosità è anche la conseguenza della povertà, sia assoluta sia relativa, che attanaglia l’intero Mezzogiorno.
A Napoli si manifesta un altro fenomeno che rappresenta un ulteriore stimolo per i proprietari a liberare le case dagli affittuari, particolarmente nel centro antico e storico, rappresentato dal rilevante afflusso turistico verificatosi dal 2014. Un afflusso che sta producendo un notevole cambio di destinazione degli immobili da civili abitazioni ad improvvisati Bed and Breakfast, con effetti di espulsione della popolazione più povera. Per le fasce più deboli della popolazione, una volta fuoriuscite dalle abitazioni poste nelle aree centrali della città, sarà difficile trovarne un’altra a canoni sostenibili e l’unica soluzione sarà di spostarsi dal centro urbano verso aree periferiche. E’ un fenomeno che abbiamo già visto in azione dopo il terremoto del 1980, con l’allontanamento dalle aree centrali di popolazione e piccole imprese, alimentando quella “corona di spine” di nittiana memoria. Tutto ciò, mentre il Ministro dell’Interno spinge per una rapida esecuzione degli sfratti d’immobili occupati abusivamente, oltre a restringere i criteri di concessione dell’asilo agli immigrati, spingendoli nella zona d’ombra dell’illegalità.
Mi chiedo se sia socialmente sostenibile una tale situazione, in cui si procede a sfratti senza interventi di politiche sociali, senza attrezzare soluzioni decorose e alternative a quella di mettere intere famiglie nella disperazione della strada. Una situazione che si somma a quella degli immigrati, che senza permessi di soggiorno ed efficaci politiche d’integrazione, finiscono per rappresentare un potenziale bacino di mano d’opera per il lavoro nero come ultima frontiera di sopravvivenza, oltre la quale resta solo la partecipazione ad attività criminali.
La sinistra napoletana è prigioniera delle sue contraddizioni interne, mentre questo terreno d’intervento potrebbe consentirle di ritrovare un rapporto con la sua naturale base sociale che, storicamente, è stata quella dei lavoratori, dei deboli e degli ultimi. Il tema centrale è quello del governo delle dinamiche distruttive dei mercati, delle politiche sociali mirate ad accrescere i fattori (casa, lavoro, cure sanitarie, istruzione) che, mancando, possono bloccare i più deboli nella trappola della povertà. Siamo anche di fronte a nuove forme di povertà che scaturiscono dall’abbandono scolastico, dalla mancanza di connessioni in reti virtuali, dall’abitare in periferie anonime, dall’isolamento umano e sociale, come nel caso della famiglia dei quartieri spagnoli. La povertà non si combatte solo incrementando un reddito minimo, ma anche con la possibilità di curarsi e d’istruirsi, elementi base per rimettere in moto l’ascensore sociale. Se non ci si attiva in tale direzione, rincorrere la destra sul tema della sicurezza e della legalità, senza distinguere tra illegalità sociale e criminale, non fa fare passi avanti. La legalità è un bene prezioso per alimentare lo sviluppo economico, ma, per essere effettiva, diffusa e duratura, deve fondarsi su condizioni di vita decorose. Altrimenti, invocarne il ripristino è un esercizio, oltre che formale, sostanzialmente sterile.