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4 novembre 1918, “Forse un giorno servirà ricordare tutto questo"

Scritto da Massimo Calise Il . Inserito in Vac 'e Press

CALISE

“Forsan et haec olim meminisse iuvabit” sono le ultime parole pronunciate da Eleonora Pimentel Fonseca sul patibolo. Da esse traspare l’amara delusione di chi si apprestava a morire innanzi al popolo rumoreggiante a cui, illusa, voleva dare libertà e dignità; la Rivoluzione di Napoli del 1799 si stava concludendo in un bagno di sangue.

Oggi, volendo rievocare la fine vittoriosa della Prima Guerra Mondiale, ha senso ricordare quell’evento e quelle parole?

Credo di si; infatti quella frase stimola due riflessioni fra loro connesse. Da un lato ci suggerisce un filo conduttore, uno dei tanti legami possibili, fra gli eventi più importanti della nostra Storia. Sintetizza la speranza, o l’illusione, di tanti uomini e donne che hanno dato la loro vita per i posteri; ci ricorda che alle nostre spalle ci sono stati vite vissute con impegno civile, con rinunce, con sacrifici giunti addirittura alla perdita della vita. E tutto ciò nella speranza che il futuro, ossia il nostro presente, fosse migliore.

Cito solo alcune tappe. Nel Risorgimento, per la libertà e l’unità d’Italia. Durante la Resistenza per la democrazia e, ancora, per la libertà. Fino ai nostri tempi nei quali, purtroppo, non sono mancate vittime fra coloro che coraggiosamente hanno compiuto il loro dovere: magistrati, forze dell’ordine, politici, giornalisti, sindacalisti, professori, etc.

Allora, a cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, riflettere sul motto “Forse un giorno servirà ricordare tutto questo” mi sembra un buon modo per commemorare, per dare senso e onore alle sue tante vittime, oltre 600.000 solo fra i militari. Riconoscere il nostro debito nei loro confronti è un dovere che, purtroppo, non credo sia diffusamente sentito; questo è un nostro limite come individui e come popolo. Il termine popolo, che è spesso richiamato impropriamente o strumentalmente, è qui richiamato per indicare la necessità che esso abbia una sensibilità storica e una memoria largamente condivise.

Raramente riflettiamo sul fatto che ci è stato consegnato un paese straordinario; sembra incredibile affermarlo con tutti i problemi e le brutture che contrassegnano la nostra vita pubblica. Tuttavia il nostro stile di vita è invidiato così come il nostro paesaggio e il nostro patrimonio culturale, in paesi lontani studiano la nostra lingua per conoscere le nostre opere liriche, siamo una potenza industriale. Tutto ciò, e altre cose ancora, fanno parte dell’eredità di chi ci ha preceduto.

La seconda riflessione. “Forse un giorno servirà ricordare tutto questo” impone alle nostre coscienze un “metodo” a cui un cittadino attivo e consapevole non dovrebbe sottrarsi. Dare rilevanza, anche pratica, a tre parole che la frase, a leggerla bene, ci suggerisce: memoria, umanità e coraggio. Parole che, nei tempi attuali difficili e complessi, possono essere messe in pratica ispirandoci a chi ci ha preceduto. Oggi, per fortuna, non occorrono eroi; ma tocca a noi, nel nostro interesse, rispondere positivamente alla domanda implicita in “Forse un giorno servirà ricordare tutto questo”.

Non è facile ma è necessario e anche il 4 novembre può essere un’occasione non retorica per riflettere, partendo dal nostro passato, sul presente con le sue urgenze senza, tuttavia, trascurare di progettare concretamente il futuro. Se pensiamo di affidarlo nelle mani altrui o alla “buona stella” difficilmente potrà essere positivo. In queste occasioni, più che mai, bisognerebbe ricordare con gratitudine coloro che si sono sacrificati per il nostro Paese. Contribuire ad una memoria la più condivisa possibile serve a cementare una purtroppo debole identità nazionale la cui carenza rappresenta un freno “invisibile” allo sviluppo della nostra Italia. Forse un giorno servirà ricordare tutto questo.