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Intervista a Massimo Villone

Scritto da Riccardo Barone Il . Inserito in Port'Alba

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Che cos’è il PD che si prepara al congresso?

Il PD come grande casa di anime diverse non è ancora un progetto compiuto, vi sono al suo interno due famiglie politiche che difficilmente saranno componibili. Gli ex DS in questo momento sono subalterni al mondo “liberal” e se è vero che Renzi sia la punta di diamante del partito, è altrettanto opinabile che è un leader di Sinistra. In questo momento il Governo Letta preferendo l’IMU all’IVA ha posto in essere una politica di destra, ha colpito le fasce più deboli della popolazioni per tagliare una tassa patrimoniale.


Tornando al congresso, bisogna entrare nell’ordine di idee che questo congresso avrà dei vincitori e dei vinti e in questo momento sembrano prevalere l’area liberale del partito.

Morando e Salvati guidano quelli che credono che il PD debba fare delle scelte liberali, contrastando lobby, per permettere a tutti di accedere al benessere?

Le idee di liberali restano di destra perché la storia ci insegna che lì dove si è puntato sulla libera concorrenza e le liberalizzazioni le differenze sociali sono aumentate, malgrado il modello liberale resta astrattamente interessante. Ho deciso, infatti, di non entrare nel PD proprio perché non mi riconoscevo nelle idee di buona parte del partito.

Come dovrebbe essere la sinistra del 2000?

La sinistra deve tenere fede ad alcuni precetti fondamentali presenti in costituzione: un’economia libera che preveda alcune misure che tendano all’eguaglianza sostanziale. Purtroppo, in questo momento, non esiste nessun partito in grado di esprimere le lungimiranti previsioni della nostra Carta fondamentale.

Il PD a quale gruppo sociale deve guardare?

Deve rivolgersi ai più poveri ma è sbagliato dire che il PCI non era un partito interclassista, intercettava elettori di tutti i gruppi sociali e il problema del PD è proprio la sua incapacità di parlare a tutti, e al contempo di non avere uno “zoccolo duro”.
Bisogna, inoltre, contrastare l’idea che con la segreteria di Bersani l’ideologia liberaldemocratica sia stata ridimensionate perché, al contrario, è egemone nel PD ed impedisce di ricreare un grande partito che tuteli i più deboli.

Quali modifiche andrebbero fatte alla costituzione?

Non quelle di cui si parla, come il semi-presidenzialismo, la debolezza del Governo non è dovuta all’assetto istituzionale ma a poteri esterni: è l’Europa a guidare l’azione politica ed, inoltre, il Governo è debole perché alcuni poteri dello Stato hanno poteri maggiori rispetto alla politica. La debolezza dello Stato centrale è stata alimentata anche dalle privatizzazioni, che hanno ridotto la capacità d’indirizzo politico, e dal potere eccessivo del regioni. Detto questo alcuni correttivi, come il superamento del bicameralismo perfetto sono possibili ma non centrali in questo quadro.

La macroregione meridionale potrebbe rilanciare il mezzogiorno?

Le regioni sono troppe ma la macroregione non è una soluzione, il problema dell’amministrazione regionale è intervenire nuovamente sul titolo V della costituzione, bisogna dare la possibilità allo Stato centrale di correggere gli errori delle regioni. Come abbiamo detto, lo Stato italiano è troppo debole rispetto alle regioni, perché si pensò di regolare le competenze con una lista dettagliata di funzioni di un ente o di un altro ma, visto che è impossibile prevedere tutto, bisognerebbe dare allo Stato la possibilità di intervenire in tutti i settori, quando questo si rende necessario.

Cosa frena l’istituzione della Città metropolitana?

A Napoli il problema è di natura politica, perché i napoletani non rappresentano la maggioranza della popolazione della Provincia e non vogliono accettare di contare meno. Anche lo scorporo del comune ridurrebbe il peso dei napoletani e per questo è giusto avversarlo, il decentramento comunale, al contrario, sarebbe auspicabile ma è frenato dalla volontà dei consiglieri comunali di mantenere il loro potere sulle questioni più semplici della gestione delle città, perché queste sono quelle che permettono di creare consenso elettorale.