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Napoli, Campania; ora tocca alla politica

Scritto da Francesco Dinacci Il . Inserito in A gamba tesa

caldoro de magistris

Isoliamo per un attimo la vicenda nazionale del Paese, l’incertezza dei mercati, l’attenzione dell’Europa, le ansie di famiglie, imprese e cittadini, rispetto all’evoluzione dello scenario politico che segue alla crisi governo. Quando l’articolo sarà pubblicato, infatti, non sapremo ancora come si sia definitivamente consumata la discussione formale che impegna le Camere sul voto di fiducia al governo Letta, dopo le dimissioni dei ministri PDL. E quindi resta incerto il primo problema politico nel Paese, e cioè se l’Italia ha ancora un suo governo e una maggioranza in quanto tale che lo sostiene.


Si dirà: è arbitrario e forzato questo tentativo che prova a separarsi dalla questione vera che attraversa il Paese reale. Certo, può esserlo.
Ma non penso che dobbiamo però sottrarci all’altro tema, e cioè al problema che, per la Campania e per Napoli, nella fase politica che si apre, abbiamo bisogno di un PD maggiormente in campo.
Perché oramai è tutto fluido e in movimento, e le stesse tensioni che emergono dal dibattito dei gruppi parlamentari – specie, evidentemente, nel centro destra – segnalano che, a breve, tutto sarà diverso da come oggi è. Perciò non possiamo avere in nessun modo la sola preoccupazione di non muovere nulla per tenere tutto fermo.
Il principale partito del campo democratico, il PD, ha infatti la necessità assoluta di definire una più chiara strategia per la Campania e per Napoli.
Da una parte, la giunta Caldoro lascia irrisolti i principali problemi che aggrediscono la nostra Regione: trasporti, crisi industriali, un moderno ciclo integrato dei rifiuti, i servizi, la sanità, politiche attive dell’inclusione sociale. Tutto resta fermo, tra annunci di propaganda e retorica sul passato.
Dall’altro, a Napoli, è evidente sempre di più il fallimento politico dell’esperienza “arancione” del Sindaco De Magistris: oramai si fa prima a dire chi lo sostiene, perché tutti i corpi intermedi, le organizzazioni sociali, i ceti produttivi e professionali, la società civile diffusa, si sono accorti del terribile vuoto di governo.
E qui c’è il problema PD. Incapace di far percepire con chiarezza all’opinione pubblica campana la sua missione di governo per il futuro, al di là del dibattito sull’opposizione forte o debole al Presidente Caldoro. E poi, in evidente affanno rispetto al Sindaco, con un gruppo consiliare separato dal corpo del partito che ha collocato il PD all’opposizione, e privo ancora di una strategia adeguata per il futuro in grado di alimentare una nuova speranza per Napoli e la sua area metropolitana.
Non sapremo che tipo di Congresso faremo, ad ora, e quali discussioni impegneranno i cittadini e gli iscritti, che ancora credono al progetto del PD per le nostre città.
Ma una cosa è certa: ora, a Roma, e a Napoli, tocca alla politica ritornare a pensare, a coinvolgere, a produrre idee, a progettare percorsi che guardino al futuro, con responsabilità, rigore e competenza.