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Interrogativi referendari e interrogativi retorici

Scritto da Pasquale Belfiore Il . Inserito in Il Palazzo

Belfiore referendum

Alla domanda se credesse in Dio, l’ineffabile Giulio Andreotti rispose: dipende. Ineguagliabile lezione di relativismo impartita da uno degli esponenti più confessionali della Democrazia Cristiana. Dipende: parola che in politica si dovrebbe rispolverare per invitare al ragionamento, ai distinguo, al governo della complessità, contro semplificazioni, ansia di concludere in qualsiasi modo ma concludere, contro soluzioni ridotte ad alternative, si/no, che non risolvono i problemi.


Caso specifico, alcuni quesiti referendari sulla giunta de Magistris, quelli riferiti alla via Caracciolo e villa Comunale, ad esempio. Volete che si trasformino, chiedono i quesiti? Dipende, appunto. Se si devono trasformare così come proposto, la risposta è no. Non si devono trasformare perché il progetto non appare all’altezza della qualità dei luoghi e del paesaggio e, oggettivamente, li trasforma in peggio. Non si possono trasformare perché il progetto non rispetta tutti i vincoli monumentali, paesaggistici e di piano regolatore vigenti nell’area. Si possono sempre cambiare, ma per metterli al servizio d’una buona causa, non per questo progetto. Qui non è in discussione il cambiamento in sé, ma il cambiamento per fare cosa. Se le soluzioni prospettate sono di altissima qualità, sono coerenti con la storia, la funzione e il significato di quest’area urbana, ben vengano. Se non si è capaci di avere questa qualità e questi risultati, meglio per ora limitarsi a tenere in ordine viali e alberi della villa, marciapiedi, illuminazione e pulizia delle strade.
Semplici appunti sugli altri quattro. Bagnolifutura deve restare. Lo stadio è questione mal posta, perché non è un discorso a due tra de Magistris e de Laurentis. Ogni intervento sul San Paolo richiede una gara d’evidenza pubblica e non è certo che sia il Calcio Napoli a vincere. La sanatoria degli occupanti abusivi delle case comunali è questione seria. E’ stata impostata male e presto si fermerà per ricorsi e procedure complicate. Sesto e ultimo quesito, il giudizio complessivo sull’amministrazione. Solo per i fidelizzati dell’attuale amministrazione - un tempo possente armata ma oggi esiguo manipolo di volenterosi – è un interrogativo vero. Per tutti gli altri – laici e giudici senza preconcetti – il quesito appare per davvero retorico.