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Facciamo il congresso PD anche a Napoli

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

Berardo editoriale

Se in tutta Italia il PD avesse deciso di non svolgere i congressi provinciali, io avrei suggerito di tenerlo in ogni caso nella provincia di Napoli. Parliamoci chiaro: occorre uno scossone, un vero urto, per rimettere in moto una macchina in panne da molti, troppi anni. E per ottenere un primo, significativo cambio di passo, occorre una partecipazione consapevole di quanti ancora credono che sia indispensabile avere un centrosinistra a Napoli in grado di essere una credibile alternativa di governo alla fallimentare esperienza amministrativa del sindaco De Magistris.

 

So bene che la credibilità non la si riconquista in modo volontaristico, ma occorrono, idee, capacità, pazienza e assiduo lavoro. Ma so anche che il punto di partenza debba essere rappresentato da una chiara svolta , nel profilo politico di un vero, nuovo gruppo dirigente con una cultura politica di una sinistra moderna non conservatrice. So anche che ancora pesano le eredità di un passato che ha visto, venti anni fa, l’aurora di un “rinascimento”, più sperato che attuato, e che è poi via via è andato incontro inesorabilmente a un tramonto senza futuro. E so anche che i passi successivi sono stati incerti o sbagliati o disastrosi: dal guaio delle primarie, alla candidatura di Morcone, allo sbandamento nella collocazione nei confronti di De Magistris, all’invisibilità su tutte le questioni che affliggono la vita reale delle persone che vivono nell’area metropolitana di Napoli. Nulla di personale quindi nei confronti dell’attuale segretario Gino Cimmino, che ho votato un anno e mezzo fa e che ho sostenuto fino ad oggi. Ma è oggettivamente evidente che non ce l’ha fatta ad invertire la marcia che ci ha portato verso la completa ininfluenza politica. Cimmino fu eletto ,alla fine, praticamente all’ unanimità, dopo un periodo non breve di commissariamento. Da allora ad oggi ha provato, anche con coraggio, a rimettere in moto una macchina ferma. Sta di fatto che non è riuscito a rimuovere gli ostacoli che si frapponevano alla ripartenza. Che non sono di natura prevalentemente organizzativa ( le correnti). Ci sono anche quelli. Ma di natura politica e di autorevolezza di un gruppo dirigente. Non siamo stati né coerenti né visibili nell’opposizione a De Magistris; né siamo riusciti a coordinare con un minimo di continuità il lavoro del partito con quello del gruppo consiliare. E infine a tutt’oggi non abbiamo né la direzione provinciale né la segreteria. Un po’ troppo per dire che non ci sono veri problemi, che solo un congresso aperto e con chiare piattaforme in alternativa può provare a risolvere. 

Infine, ci confronteremo tra iscritti ed elettori votando per il segretario nazionale che ciascuno di noi riterrà più in grado di far vincere il centro sinistra in Italia. Avremo tre proposte variamente innovative, quella di Renzi, quella di Cuperlo e quella di Civati. Il confronto sarà aperto e chiaro. Io voterò Renzi. Ma rispetto e dialogo con chi voterà diversamente. Quello che non mi auguro, invece, è che si possa credere che sia meglio fare i “terzisti”, quelli che non si schierano in nome di una unità, che è solo immobilismo e mediazione inconcludente. Vinca il migliore. E a lui la responsabilità della verifica dei risultati.