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Il dramma “Grande Fratello” dei fratelli d’Italia

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Succede a Napoli

GF MALAFRONTE

“Accendi il cervello, no al Grande Fratello”è un buono slogan, funziona. Eppure non si sono fermati alla semplice frase ad effetto, hanno scelto di spiegare a fondo il motivo della loro campagna: “Questa è la frase che campeggia su striscioni e volantini, con i quali abbiamo tappezzato Castellammare di Stabia in particolar modo tutti gli istituti superiori stabiesi, con cui intendiamo sensibilizzare ed opporci alle selezioni del GF che sono svolte a Castellammare.

Il GF è l’oppio per gli stolti e gli ignoranti. Vogliamo anche dire NO all’utilizzo del concetto di casa come un gioco in quanto noi riteniamo che sia un diritto della persona e rappresenti la gran parte della propria dignità!”

Ho deciso di lasciarlo così come l’ho trovato su internet, perché è giusto evidenziare il punto di non ritorno cui siamo arrivati. I giovani di “Fratelli d’Italia” sono così, inflessibili e tutti d’un pezzo, pronti a combattere le battaglie giuste al momento giusto. A Castellammare ci sono le selezioni del Grande Fratello e questo è un oltraggio che non si può tollerare. E’ la nuova politica che avanza, bellezza. È cosi che mi piace ricordare il partito del nulla: 1,95% dei voti a livello nazionale, la ola e suoi sconosciuti. In Parlamento grazie all’alleanza elettorale con il Pdl di B. che, depurato da Cosentino, sembrava pronto ad abbracciare il tema della legalità e dell’etica pubblica, baluardi fantoccio della nuova destra targata Meloni. “Fratelli d’Italia” ha imbarcato acqua e anche facce poco raccomandabili come quelle dell’ex ministro Ignazio La Russa, ex missino, quindi ex colonnello di Fini in AN, quindi ex pidiellino di ferro accanto a B. e quindi pronto ad ammarare nella “nuova destra” nazional-popolare. Amen. Durante l’ultima campagna elettorale , a sostegno del candidato locale alla Camera, la città pullulava di manifesti in cui luccicava il “sociale e meridionale”, chiaramente del tutto in linea con l’appoggio del partito alla candidatura del leghista Maroni alla regione Lombardia. Coerenza ed idee chiare sono i presupposti della nuova formazione politica, pronta a rimodernare la cornice tetra di una destra mai nata nel nostro paese.Ora lasciamo per un attimo i vertici del partito. Fingiamo che Giorgia Meloni sia la naturale erede di Giolitti, che La Russa sia in realtà l’imitazione che ne faceva Fiorello e che non abbiano rotto l’alleanza con il Pdl poco dopo l’entrata in Parlamento per poi poter giocare a fare l’opposizione intransigente. I giovani stabiesi di “Fratelli d’Italia”, per esempio, hanno capito che quello che conta è la base. E allora eccoli pronti in una battaglia d’opinione tanto nobile quanto utile: no al GF. Capperi! Era ora, bravi! Il volantino va giù duro contro il sistema televisivo: “E’ ora di dire basta ad una società dove l’apparire è più importante dell’essere e programmi come questo prendono il sopravvento”. Interviste e articoli sul giornale locale si susseguono: “ Bella iniziativa dei giovani di Fratelli d’Italia.” Giornaliste zelanti addirittura si spingono molto in avanti, fino ad analisi socio-economiche: “Il successo di tali programmi è da ritrovare nella subcultura locale o nella mancanza di lavoro?” Eh beh, roba forte! Si va avanti tra un “basta con questa logica dell’apparenza!” ed un non meno originale “conta la sostanza!” Applausi trasversali. Prossime tappe sono la crociata contro la “croccopizza”, l’attacco frontale alla scriteriata usanza del cappuccino post discoteca, la sensibilizzazione riguardo al tema delicato della scomparsa delle mezze stagioni e la lotta senza quartiere ai nani da giardino. Sono simpatici questi giovani virgulti della politica locale, devo ammetterlo. Si,perché inconsciamente hanno assorbito le dinamiche di questi anni. Le hanno respirate, assimilate. Sono mutanti inconsapevoli. Vivono di aria già filtrata dalla branchie di altri che, prima di loro, hanno messo in moto il meccanismo della “mutazione”. Castellammare è una città morta da qualunque punto di vista: politico, turistico, economico, culturale. Una città dalle potenzialità immense che è implosa insieme all’arretratezza dei suoicittadini e della sua classe politica, incapace quando non collusa. Le numerose sorgenti di acqua non sono bastate per evitare il fallimento delle terme; uno dei più importanti cantieri navali del meridione sopravvive con la cassa integrazione; gli scavi archeologici, di una sconfinata bellezza, sono tenuti in vita dall’impegno di alcuni volontari; i divieti di balneazione urlano l’inquinamento del nostro mare; “Faito” è ormai una montagna fantasma. Ma tutto viene dopo. La mutazione ci ha cambiato le sembianze, ha modificato gli anticorpi, ha stravolto il modo di pensare forse, non altro. Ci ritroviamo sempre davanti alle stesse dinamiche: siamo in quella fase in cui il re è nudo e tutti possono vantare titoli e crediti. Stiamo per vivere la stagione dell’antiberlusconismo da rigetto in cui tutti millanteranno anni di “resistenza” dall’interno, di lotte contro il Signore, di principi, di ideali. Fratelli d’Italia, almeno a Castellammare, è un partito vecchio di suo, nato stanco. I giovani non hanno grandi riflessi, promuovono battaglie contro trasmissioni giunte alla tredicesima edizione con ormai meno di un terzo degli ascolti di dieci anni fa. Un battaglia nata morta: inutile quanto ovvia. In perfetto stile di partito, insomma. Sono arrivati davvero fuori tempo massimo. Mi dicono in molti: “Non si sono mossi prima perché il partito è nato da meno di un anno.” Vero, ma solo in parte. Il vero dramma è che la politica locale ti sbatte in faccia il singolo candidato, il singolo militante o attivista, la sua persona, la sua coerenza, le sue idee, la sua storia. Lo vedi in giro, scambi battute. Lo conosci e lo “pesi”: questa è la bellezza, o l’orrore, della politica comunale. I “forzisti” di ieri ora si scagliano contro la televisione spazzatura targata “Endemol” e Canale 5 con una disinvoltura che trasuda disincanto. Castellammare e il “dramma” del Grande Fratello impongono un unico sforzo: avere memoria. Io me li ricordo tutti: tutti quelli che hanno ottenuto raccomandazioni; tutti quelli che con le buche hanno fatto i milioni; tutti quelli che si candidano a consigliere comunale; tutti quelli che pagano per diventare consigliere comunale; tutti i tangentisti; tutti i pagnottisti; tutte le mignotte; tutti i partiti che hanno cambiato prima di arrivare dove volevano arrivare; tutte le idee che hanno finto di avere, pronti a rinnegarle per sfruttare il primo vuoto politico utile. Nel suo “1984” George Orwell scrive: “Ma ogni cosa era a posto, tutto era definitivamente sistemato, la lotta era finita. Egli era uscito vincitore su se medesimo. Amava il Grande Fratello.” Un affresco inarrivabile di quello che si vede in giro. Osservare le facce dei politicanti stabiesi lascia sgomenti: non sono poi tanto diverse da quelle che si scorgono durante i provini del nuovo Grande Fratello( d’Italia).