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Quando gli SLOGAN sostituiscono i CONTENUTI: "NO ALL'INCENERITORE!"

Scritto da Francesca Scarpato Il . Inserito in Il Palazzo

MIO ACERRA

Un bel po' di tempo fa qualcuno definiva noi Italiani un popolo di santi, poeti e navigatori eppure io, oggi, ci aggiungerei anche di demagoghi e populisti dal momento che la verità non interessa più a nessuno e l'argomentare è divenuto solo un verbo dal senso oscuro ai più. Slogan di ogni tipo e forma passano veloci di bocca in bocca divenendo parte del lessico quotidiano di ciascuno di noi ma la domanda a questo punto è una: che fine hanno fatto i contenuti? 

E faccio un esempio (non a caso) su tutti: NO ALL'INCENERITORE. Ecco. No all'inceneritore. Cosa ci potrebbe essere di più giusto da dire! No all'inceneritore. Ineccepibile!

Il vero problema, a mio avviso, non risiede tanto nell'affermazione in se quanto nel fatto che essa non ha quasi mai un contenuto per non parlare del seguito. E mi spiego meglio. Dire NO perchè "fa male", ad oggi, non basta più poichè è ormai un dato oggettivo il fatto che nella nostra regione comunque si muore. E si muore tanto, troppo! Ogni giorno un nostro caro o anche un semplice amico e conoscente si sveglia e scopre di essere affetto da una patologia tumorale. E tutto questo perchè lo stato di emergenza che da oltre 20 anni travaglia la Campania ha origine proprio nella cattiva gestione (se non addirittura nella "non gestione") del ciclo dei rifiuti urbano e speciale. Di fatti il vuoto lasciato dalle istituzioni competenti è stato prontamente colmato dalla malavita organizzata: di qui discariche abusive, roghi tossici giornalieri, camion interrati, falde acquifere compromesse, campi coltivati a veleni ecc. ecc. che di fatto hanno incrementato il tasso di mortalità per tumore del 47% tra gli uomini e del 40% tra le donne.

E allora c'è da chiedersi: abbiamo davvero capito qual'è la fonte del problema?
L'Europa oggi conta 354 impianti di termovalorizzazione attivi in ben 18 nazioni. Fra essi ricordiamo quelli di Vienna, Parigi, Londra e Copenaghen, tutti inseriti in contesti urbani al di là di quello Olandese ormai celebre per essere fra i più efficienti capaci di smaltire fino ad un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti all'anno. Ma non andiamo neanche tanto lontano e pensiamo a Brescia. Brescia ha un termovalorizzatore fra i più grandi d'Europa che ad oggi ospita fino a 750000 tonnellate l'anno grazie ai quali riesce a soddisfare l'un terzo dell'intero fabbisogno energetico della città ed è un dato il fatto che non solo metà degli italiani ma buona parte dei bresciani stessi non ne conoscano neanche l'esistenza: sinonimo del fatto che non solleva particolare problematiche come d'altronde quello di Poggibonsi, a un kilometro dal famosissimo borgo di San Gimignano, presso cui crescono fra le più rinomate ed apprezzate viti del mondo, quelle del Chianti.
Detto questo mi preme però specificare che la mia non è alcuna difesa d'ufficio ne tanto meno alcuna presa di posizione. Quello che sto provando non semplicemente a dire è che c'è bisogno di capire di cosa effettivamente la nostra regione ha bisogno. Fermo restando che decidere di punto in bianco di piazzare un nuovo termovalorizzatore (senza alcun programma correlato) per di più in un territorio a dir poco dilaniato come quello di Giugliano è sbagliato a prescindere, il punto è: la Campania ha bisogno o meno di un ulteriore impianto?
Ad oggi siamo dotati di un'unica struttura capace di smaltire il "secco residuale" che è quella installata nell'aceranno. Essa IN TEORIA dovrebbe essere in grado di bruciare 2000 tonnellate di rifiuti tritovagliati al giorno ma IN PRATICA a causa dei continui guasti riesce ad accoglierne tra le 500 e (quando tutto vabbene) le 1500 tonnellate al giorno. In più c'è da aggiungere un ulteriore e fondamentale dato ovvero che solo la città di Napoli ne produce quotidianamente sulle 1350.
E allora io non ha alcuna certezza eppure nonostante tutto una cosa mi sento di dirla: basta con SLOGAN strumentali perchè se è vero che il nostro obiettivo è e resta quello del "rifiuto zero" (tanto per riprendere le parole del prof. Paul Connett), credo si giunta l'ora di pensare seriamente al futuro ed al bene della nostra terra che da troppo tempo è associata alla parola "emergenza". Lottiamo affinchè vengano aperti seri tavoli di studio e concertazione così che si possa capire, dati alla mano, e avendo avviato in maniera prioritaria un serio programma di raccolta differenziata in tutta la ragione (ed in special modo nel napoletano), le cause vere del "SI ce n'è bisogno" o del "NO".