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Voterò Carpentieri perchè...

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

cimmino carpentieri

Al congresso provinciale del Pd di Napoli si “sfideranno” Venanzio Carpentieri e Gino Cimmino.
Il primo, giovane e affermato sindaco di Melito, voterà Renzi al congresso nazionale. Il secondo, già segretario provinciale per 18 mesi, non è dato sapere per chi voterà l’8 dicembre.
Voterò Carpentieri perché ,votando egli Renzi, è speranza di profondo cambiamento anche per la provincia di Napoli. Purtroppo, al momento, la speranza non è accompagnata da una solida razionale previsione di positività.

Troppe presenze contraddittorie sostengono la sua candidatura e ancora manca un profilo culturale e programmatico che caratterizzi la sua futura azione di governo del partito per i prossimi mesi e anni. Mi auguro, ma sono perplesso, che questo gap possa essere colmato nei giorni che ci separano dal congresso provinciale del 6 novembre.
La formazione della lista a sostegno di Carpentieri è stata disastrosa. Non c’è stata alcuna regia e nessun senso politico argomentabile. I cosiddetti renziani della prima ora hanno avuto l’unico obiettivo di “imbarcare” il più possibile truppe. Da non credere. Costoro sono passati dall’ ansia della distinzione ad ogni costo (il Renzi contro Bersani ) all’ ossessione di vincere ad ogni costo. Spero che con l’8 dicembre si cambi davvero musica.
Quasi mi ricredo sull’utilità di essermi battuto per avere il congresso anche nella provincia di Napoli.
Il problema è che non condivido il progetto politico che si intesta Cimmino, con grande onestà intellettuale e coerenza. Sono 18 mesi che ,con Gino, inseguiamo un’idea di partito che non può esistere, tutto centrato su un postulato organicistico di unità organizzativa, senza politica e con un romantico primato dei territori, senza dire per fare che cosa. Una bislacca idea di gruppo dirigente al servizio della costruzione del soggetto politico, senza che siano stati mai precisati i termini di un progetto, che è fatto di idee, programmi, campagne di mobilitazione e obiettivi individuati e perseguibili da parte di tutte le organizzazioni territoriali.
Il risultato è stato il pantano, il blocco di una qualsivoglia azione politica.
Il fatto è che non possono esistere scorciatoie organizzativistiche e petulanti appelli all’unità, che portano al superamento delle enormi difficoltà in cui continua a vivere il nostro PD.. Al contrario occorre uno schietto e aspro confronto sulle ragioni di fondo delle sconfitte subite negli ultimi anni, a seguito del decino e del successivo fallimento del tempo di “Bassolino egemone”, Non affrontare questo nodo strutturale del nostro declino, non ci mette nelle condizioni favorevoli per affermare nuove classi dirigenti e una nuova leadership, e ci espone alla nostalgia per il passato. Un passato che non passa, e che per ciò stesso pesa come un macigno nella ineludibile costruzione di una stagione nuova, schiettamente nuova per il futuro.
Riuscirà Carpentieri a liberarsi delle ipoteche che oggi appesantiscono enormemente il suo cammino? Me lo auguro. Del resto D’Alema ha detto una volta una cosa giusta: l’ottimismo è la malattia professionale dei politici.