fbpx

Le primarie PD in Basilicata e il rischio “Gattopardo”

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Il Palazzo

Le primarie, queste maledette. Con tutta probabilità, un pensiero simile è balenato nella testa di molti dirigenti del PD lucano la sera dello scorso 22 settembre 2013, quando la vittoria di Marcello Pittella, l’uomo “anti-apparato”, era ormai chiara. Quello della Basilicata è un caso tutt’altro che inusuale. Come ci ricorda anche il professor Mauro Calise nel suo ultimo libro, “Fuorigioco. La sinistra contro i suoi leader” (154 pagine, Laterza, Bari, 2013), lo strumento delle primarie si rivolta spesso contro chi viene identificato come appartenente alla “vecchia politica”.

Il risultato delle primarie del centro-sinistra per scegliere il candidato governatore alle prossime elezioni regionali del 17-18 novembre 2013 sembrava già scritto. Su quattro candidati, la sfida vera era a due. Da un lato, il vincitore annunciato: Piero Lacorazza, Presidente della Provincia di Potenza, sponsorizzato da tutto “l’apparato” regionale PD, come il Presidente di Regione uscente, Vito De Filippo (dimissionario poiché travolto dallo scandalo Rimborsopoli), e il capogruppo PD alla Camera, nonché da poco ex Segretario Regionale, Roberto Speranza. Dall’altro lato, invece, come competitor principale c'è Maurizio Pittella, fratello del più noto Gianni, parlamentare europeo, vice-presidente del Parlamento Europeo ed in corsa per la segreteria nazionale del partito. Con il fratello, Maurizio non condivide solo l’essere laureato in medicina: anch’egli ha un passato in politica, seppur di più "basso profilo": è stato infatti Presidente del Consiglio Provinciale di Potenza e sindaco di Lauria (PZ). Nonostante questo suo curriculum, è ben lontano dall’avere il supporto di quella che è ormai una rete di potere ben ramificata, rafforzatasi da anni di governo regionale a tutti i livelli. Maurizio si presenta come estraneo a queste logiche di potere. E così, vince, rovesciando un risultato già scritto, e provocando un piccolo tsunami, che porta addirittura alle dimissioni di Roberto Speranza dalla carica di Segretario Regionale, sostituito da… Vito De Filippo, l'ex governatore coinvolto dallo scandalo del "rimborsi allegri". Come appare chiaro, il “sistema” fa subito scudo contro quel che è considerato il “nuovo che avanza”.

Ma è davvero Pittella l’uomo giusto “anti-apparato”? Può una figura con il suo passato politico, e dal cognome così ingombrante, portare una ventata di "rottamazione" anche in questo angolo remoto del Meridione? Oppure sarà l’ennesimo leader gattopardesco, in linea con l'ormai celeberrimo detto: “cambiare tutto per non cambiare nulla”? Ne parliamo con Mario Lettieri, nome storico della sinistra lucana, già consigliere regionale con il PCI, poi deputato DS, ed infine sottosegretario all’Economia durante il II governo Prodi.

Onorevole Lettieri, Marcello Pittella si è presentato alle primarie come l’uomo “anti-apparato”. Quanto ha pesato questa rappresentazione che ha dato di sé per conseguire la vittoria?

Premetto che in Basilicata il centro-sinistra governa da molti anni, e ormai, in tutta franchezza, il sistema di potere è assai discutibile. Marcello Pittella proviene da una storica famiglia socialista; nonostante ciò, non lo si può definire un uomo di apparato, pur avendo ricoperto delle cariche pubbliche (Presidente del Consiglio Provinciale di Potenza, sindaco di Lauria, ndr). Questo suo essere lontano dalla dirigenza regionale del PD l'ha indubbiamente favorito nel catturare il voto dei non militanti del partito. Ha così raggiunto un notevole risultato, che è in ogni caso da rispettare, mentre i dirigenti del PD sono saliti sugli scudi cercando di boicottarlo. Nonostante ciò, pare si sia raggiunta un’intesa nel partito.

La nomina di Pittella ha certamente spaccato il PD: con le elezioni regionali ormai alle porte (17-18 novembre 2013), che aria tira nel partito?

Come dicevo prima, dopo le schermaglie iniziali, è stata trovata un’intesa. Ma è un’intesa, a mio avviso, a ribasso, e ciò indebolisce il futuro governatore. Proverò a spiegare il perché. Il consiglio Regionale della Basilicata è composto da 20 consiglieri: per legge, 12 andranno alla maggioranza e 8 all’opposizione. Di questi 12, quattro sono eletti (o meglio, nominati) tramite un listino bloccato, ancorato alla figura del candidato governatore vincente. Il compromesso raggiunto fra Pittella e “l’apparato” è stato quello di inserire in questo listino bloccato quattro nomi del solo PD, fedelissimi dei capibastone locali, lasciando così fuori le altre forze di coalizione. Credo che ciò sia stato antidemocratico, ed è, nel suo piccolo, il simbolo della fine di un ciclo politico e morale. Dunque, si arraffa dove si può, e anche un posto sicuro in consiglio regionale diventa materia di contrattazione.

L’opposizione in tutto questo, come si sta muovendo?

L'opposizione in Basilicata in questi anni non c'è stata. Il centrodestra è evanescente, pur essendo presenti sul piatto molti problemi irrisolti, che offrirebbero interessanti spunti di riflessione e di proposta politica. Oggi, la Basilicata è una regione economicamente provata da una crisi durissima, per fronteggiare la quale manca una visione di governo. Il lavoro, la disoccupazione giovanile, l’acqua come bene pubblico, sono temi tutt’ora inevasi. E poi c’è l’enorme problematica del petrolio. Se a destra avessero fatto un’opposizione seria, ad oggi sarebbero probabilmente in grado di cogliere un risultato elettorale importante. Forse il MoVimento 5 Stelle saprà capitalizzare meglio il dissenso: presenterà come candidato presidente una brava persona, Piernicola Pedicini, fisico del CROB di Rionero, e credo che avrà un buon risultato, perché c'è tanta insoddisfazione sui temi prima elencati.

Alla luce della candidatura del fratello Gianni alla segreteria del PD, come crede che si posizionerà a livello nazionale il governatore in pectore?

Credo che la “discesa in campo” di Gianni sia stata un po' strumentale, forse finalizzata all'essere ricandidato al Parlamento Europeo. Se non ricordo male, in base allo statuto PD dovrebbe aver chiuso la sua esperienza da europarlamentare. Invece, il partecipare alle primarie per la segreteria gli permetterà di essere ricandidato. Per quanto riguarda Marcello, credo che cercherà comunque l'appoggio di Renzi. Potrebbe così nascere un’intesa a tre: i due Pittella ed il sindaco di Firenze.

Come si immagina la Basilicata a guida Pittella, dopo 8 anni di gestione De Filippo?

Non credo potrà fare peggio. Inoltre, dato il suo successo personale, conquistato con un voto contro “l'apparato”, Marcello ha il dovere di innovare. Purtroppo, al momento non si è parlato di nulla, se non di liste, contrattazioni, e affini. Ma più che di questi temi, si dovrebbe parlare dei problemi reali di questa terra. Accennavo prima alla questione petrolifera: la Regione ha per ora mostrato solo subalternità verso le grandi compagnie petrolifere. Queste avrebbero dovuto portare grandi investimenti, che ancora non si vedono. Finora le attività estrattive, data la mancanza di un’adeguata pianificazione energetica, hanno determinato molti effetti collaterali, come danni ambientali e, immagino, danni alla salute pubblica. Da Pittella mi aspetto quindi una scossa. Se non ci sarà, allora avremo solo un altro caso di "gattopardismo", in piena continuità con il suo predecessore. Mi auguro non sia così.

 

Primarie del centro-sinistra in Basilicata

Per maggiori informazioni: