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Ma perché è così difficile una legge elettorale?

Scritto da Riccardo Barone Il . Inserito in La Bufala

RICCARDO LEGGE ELETTORALE

Proporzionale alla tedesca? Doppio turno alla francese? Uninominale a turno unico?
Qual è il sistema elettorale migliore? Questa domanda ormai è diventata centrale nella politica italiana, però, vale la pena provare a capire a cosa serve una legge elettorale e che va cambiata, non per “paura” della Corte Costituzionale, ma in funzione della forma di governo che si vuole dare al nostro Paese!


Il 3 dicembre la Corte costituzionale, probabilmente, dichiarerà l’incostituzionalità della legge elettorale, in quanto non stabilisce una soglia minima di voti per accedere al premio di maggioranza, e fino ad allora saremo sottoposti a notizie quotidiane sulla “pezza” migliore da mettere all’attuale legge elettorale, ma perché è tanto difficile avere una legge elettorale?
La “battaglia” che si sta consumando in Parlamento vede da una parte chi vuole assicurarsi il potere di nominare i parlamentari, alimentando il “complesso del tiranno” e, dall’altra, chi vuole mettere gli elettori in condizione di scegliere i propri rappresentanti e di avere governi forti che durino (per la prima volta nella storia repubblicana) per tutta la legislatura. La legge elettorale, a parità di risultato, può cambiare completamente la composizione del Parlamento, ed è per questo che chi non vuole un netto bipolarismo e un governo stabile, darà battaglia per dare vita ad una leggere elettorale che alimenterà il multi-partitismo e il conseguente immobilismo.
Matteo Renzi sta parlando da tempo del Sindaco d’Italia, vorrebbe cioè applicare la legge elettorale dei comuni a livello nazionale, la sua posizione è rafforzata dal fatto che la legge elettorale dei comuni, dal 1993 a oggi, ha indubbiamente migliorato la governabilità degli enti locali ma è evidente che quel sistema elettorale non può essere copiato senza correttivi (basti pensare che a livello comunale non esistono le circoscrizioni), il sindaco di Firenze ha capito, però, che nessuna politica riformista potrà essere posta in atto in un parlamento che non ha la forza di affrontare l’impopolarità, perché non ha ricevuto alcun mandato elettorale.
Detto questo credo che, oggi, la politica debba avere il coraggio di spiegare che la legge elettorale va rimandata (sperando che l’ On. Giachetti sospenda gli scioperi della fame): se vogliamo cambiare la forma di governo, superare il bicameralismo perfetto e ridurre il numero complessivo dei parlamentari non ha senso fare una legge elettorale, che dopo le riforme andrebbe necessariamente adeguata ai nuovi numeri ma, purtroppo, l’ordine logico delle cose non fa notizia!!