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Il sesto quesito bocciato

Scritto da Umberto De Gregorio Il . Inserito in Il Palazzo

De gregorio 6

Cinque quesiti sono stati accolti. Il sesto quesito è stato bocciato. In relazione al sesto quesito osserviamo che le ipotesi in cui i quesiti referendari possono essere dichiarati inammissibili sono tassative e riguardano le materie di imposte, tasse, corrispettivi, tariffe, atti di designazione, nomina, revoca, ovvero concernenti il personale o la salvaguardia dei diritti delle minoranze o degli immigrati.

Nelle altre ipotesi, i Garanti possono al più modificarlo, ma non hanno il potere di dichiararne l’inammissibilità. Poiché il sesto quesito, al pari degli altri cinque, non intendeva sottoporre a consultazione referendari alcuna delle indicate materie, la scelta dei Garanti di utilizzare nei confronti del sesto quesito un criterio di valutazione diverso è discriminante rispetto agli altri cinque. Per tale motivi riteniamo che la bocciatura del sesto quesito abbia avuto un sapore velatamente politico.
Se vi fosse stata la volontà di far svolgere i referendum si sarebbe concesso il termine di 90 giorni, per la raccolta delle firme, dalla data in cui verranno messi a disposizione i moduli vidimati dal Comune. Cosi come anche si sarebbe indicato il numero delle firme necessarie in ventimila , cosi come prevede lo statuto comunale . Raccogliere circa 35 mila firma (il numero esatto non è ancora noto) in circa 45 giorni è impresa ardua. Ma una grande e convinta mobilitazione del Partito Democratico potrebbe ottenere questo risultato. La decisione spetta al PD,come ribadito nella conferenza stampa da Gino Cimmino e Venanzio Carpentieri, nella prossima assemblea prevista per il sei novembre.
Ci teniamo a precisare sin d’ora che in ogni caso - anche qualora non si dovesse procedere alla raccolta delle firme, considerati i tempi stretti e l’interpretazione restrittiva in merito al numero delle firme necessarie – riteniamo che l’aver posto il tema dei referendum in questa congiuntura politica nel Comune di Napoli sia stato un fattore estremamente positivo.
Abbiamo evidenziato come il tema della democrazia partecipata sia stato riposto nel cassetto della giunta arancione.Abbiamo posto alcuni temi al centro dell’attenzione pubblica ed alcuni risultati si sono già ottenuti (pensiamo ad esempio allo stadio). L’obiettivo raggiunto per ora ci soddisfa: a Napoli ora sappiamo cosa sono i referendum consultivi e quali sono i punti deboli del regolamento comunale. A partire da domani, ci attiveremo, in ogni caso, per presentare una proposta di modifica al regolamento comunale al fin di rendere più agevole lo svolgimento dei referendum. Anche il Presidente Pasquino ha riconosciuto in un’intervista al Mattino che il regolamento in essere necessita di modifiche.
Abbiamo messo in moto un iter assolutamente innovativo e sperimentale. Abbiamo commesso degli errori (inevitabilmente) ma non intendiamo fermarci, al contrario, intendiamo ripartire da quanto sin qui acquisito, coinvolgendo di più e meglio - sin dalla formulazione dei quesiti - movimenti e forze politiche. Riteniamo che lo strumento referendario possa rappresentare - in questa congiuntura politica che vede un forte scollamento tra giunta e consiglio da un lato e cittadini dall’altro – uno strumento importante per evidenziare le esigenze reali dei cittadini e proporre correttivi. Andremo quindi avanti, in ogni caso. Pienamente consapevoli che oltre ai referendum occorre costruire un percorso propositivo.