fbpx

Come da pronostico...

Scritto da Valerio Di Pietro Il . Inserito in A gamba tesa

Valerio venanzio

Ormai si è praticamente conclusa la prima tappa della fase congressuale del Partito Democratico. Il Congresso Provinciale ci consegna un segretario nuovo di zecca, giovane e simbolo della lotta alla camorra: Venanzio Carpentieri, che vince con circa il 70% dei consensi. Un congresso che però ha “regalato” poca politica e moltissime polemiche tra slittamenti, rinvii e l’adozione di pratiche ad hoc quantomeno discutibili.

Un vero e proprio ibrido tra congresso classico ed elezioni primarie che ha ridotto il Partito Democratico partenopeo ad un mero “votificio”, più simile ad un elezione amministrativa che non ad un congresso di partito. Un sistema che ha ulteriormente logorato i territori, acuito i vecchi mali e svilito il significato stesso dell’appartenenza e dell’essere tesserato ad un partito politico. Insomma un disastro sotto ogni punto di vista! Ma se è vero che la responsabilità di quanto accaduto la hanno un po’ tutti, di sicuro un pizzico in più la ha chi questo processo avrebbe dovuto guidarlo, che poi è la stessa persona che avrebbe dovuto guidare l’intero partito negli ultimi tempi, ma che invece non è stata neanche in grado di creare una struttura che potesse sopportare una fase congressuale e politica come quella attuale. Grosse responsabilità le hanno poi coloro i quali, in questi giorni, denunciavano sui media (un giorno si e l’altro pure) la pagliuzza che era nell’occhio altrui, ignorando la trave che era in quello proprio; in che modo? Criticando le correnti pubblicamente, salvo poi mettere in piedi un’operazione per fondarne una ex novo.
La rappresentazione plastica di quello che ormai è il PD napoletano la si è avuta lo scorso sabato: mentre il PD si chiudeva nelle proprie (e ormai famose) stanze a discutere di tessere, percentuali, delegati e segretari, in piazza Dante, a Napoli, migliaia di persone si riunivano, protestavano e urlavano a squarciagola rivendicando il proprio diritto alla salute messo a repentaglio da anni ed anni di cattiva gestione del ciclo dei rifiuti, dagli sversamenti illegali, dai roghi tossici e così via. Questa è la fotografia del PD, sordo e incapace di essere tra la gente e con la gente.
Però, nonostante tutto, è possibile individuare alcuni aspetti positivi. In primis si registra un ritrovato interesse nei confronti dei circoli territoriali, nei quali finalmente si sono avute candidature a coordinatore di personaggi anche di un certo spessore. In secondo luogo una moltitudine di under 30 sono stati scelti per guidare il partito sui vari livelli locali. Non semplici giovanotti messi li per cavalcare la moda della rottamazione, bensì giovani con una certa struttura politica ed avvezzi al confronto, giovani che nella maggior parte dei casi provengono da una lunga trafila ed esperienza nei Giovani Democratici della Provincia di Napoli. Ed ora è proprio nelle loro mani che è riposto il vero riscatto del Partito Democratico. Il riscatto di un partito che ha bisogno di ritrovare orgoglio, dinamismo e voglia di dibattito politico con la cittadinanza. Un partito che voglia risolvere i problemi ed essere protagonista, fornendo una nuova visione della Città Metropolitana napoletana. Un partito che non abbia bisogno di indire referendum ma che fornisca già risposte e programmi. Ebbene questo è il compito arduo riposto oggi nelle mani di questa nuova generazione di dirigenti del PD. Se avremo fiducia in loro e se li lasceremo lavorare con la giusta serenità, possiamo star sicuri che i frutti non tarderanno ad arrivare perché, se una cosa è certa, è che essi non rappresentano più il futuro del PD bensì il suo presente.