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Antonio Bassolino presenta a Roma le sue Dolomiti

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Letteratura

bassolino

Pochi argomenti infiammano l’opinione pubblica napoletana come la figura di Antonio Bassolino. Una cosa è certa: comunque la si pensi, è stato l’uomo politico che maggiormente ha segnato la Campania negli ultimi vent’anni. L’operato delle sue giunte ha marcato profondamente l’attuale assetto, legislativo quanto urbanistico, soprattutto di Napoli città, di cui è stato sindaco dal 1994 al 2000, un periodo dai più ricordato come il “Rinascimento napoletano”.

Presidente della Regione dal 2000 al 2010, è stato anche Ministro del Lavoro nel biennio 1998-1999; ma il suo rapporto con la politica viene da lontano. Già a sedici anni è segretario di una sezione del PCI, di cui diventerà dirigente nazionale nel 1972 e deputato nel 1987, per poi partecipare attivamente alla fondazione di PDS, DS e infine PD. Dal 2010, Bassolino è presidente della Fondazione SUDD, di cui è fondatore. A due anni dal suo ultimo libro, “Napoli, Italia” (Edizioni Guida, 2011) e dopo più di tre anni di assenza dalle istituzioni, Antonio Bassolino torna nelle vesti di scrittore con “Le Dolomiti di Napoli. Racconti di politica e di vita” (Edizioni Marsilio, 206 pagine, 15 Euro). Un testo più intimo, dove emerge il Bassolino uomo, con i suoi dubbi e le sue fragilità. Del resto, per chi ha vissuto di politica tutta la vita, restarne ai margini è una sfida quotidiana, una “battaglia contro antiche abitudini, riflessi condizionati, modi d’essere del corpo e della mente”. Scorrendo le pagine, la vita privata post-2010 si mischia a ricordi (e retroscena) politici, a riprova della difficoltà di scindere il Bassolino uomo dal Bassolino politico. La stessa difficoltà che si è avvertita lo scorso 19 ottobre, quando il libro è stato presentato presso il Teatro San Carlo di Napoli, in una sala stracolma. Le cronache locali hanno dato ampio risalto a quest’evento, che è stato interpretato come una nuova “discesa in campo” del Bassolino politico piuttosto che come una “semplice” presentazione di un testo sul Bassolino uomo.

A circa dieci giorni dal bagno di folla del San Carlo, l’autore ha presentato “Le Dolomiti di Napoli” presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, in compagnia di Lucia Annunziata (direttrice dell’Huffington Post Italia), Marcello Sorgi (editorialista de “La Stampa”), Goffredo Bettini (esponente di punta del PD) e Lionello Cosentino (candidato alla segreteria romana del PD). In sala, fra i tanti curiosi, anche numerose personalità, come il capogruppo PD al Senato Luigi Zanda, l’ex Presidente RAI Claudio Petruccioli, l’artista Mimmo Paladino, e il Prefetto Mario Morcone, candidato PD al Comune di Napoli nel 2011. A margine dell’evento, promosso e ospitato dalle Librerie Arion con la supervisione della dott.ssa Chiara Tosti Croce, abbiamo incontrato il Presidente Bassolino.

Presidente, a due anni dall’uscita di “Napoli, Italia” (2011), un nuovo libro, molto più personale. Da dove nasce l’esigenza di raccontare, oltra al politico Bassolino, anche l’uomo nella sua dimensione più privata?

“Napoli, Italia” è un libro in cui si avverte prepotente l’esperienza nelle istituzioni che avevo, all’epoca, appena concluso. Se adesso avessi voluto scrivere un testo più politico, lo avrei impostato in maniera completamente diversa. Ho scritto invece questo libro con convinzione, per cercare di far comprendere un cambiamento. Quando ho fatto il dirigente politico, ho dedicato ogni cosa, anche gli affetti più cari, a questo impegno. Ho fatto tante sciocchezze, e forse in tante occasioni si poteva evitare quel tipo di vita così totalizzante. Nelle nostre lunghissime riunioni di sezione si partiva da discussioni sui massimi sistemi per poi arrivare a toccare i problemi reali e stringenti della città solo alla fine. Quando sono diventato sindaco, ho dovuto rovesciare la mia prospettiva politica, cominciando le mie analisi dalla realtà quotidiana, e dai napoletani con i loro vizi e le loro virtù. Questo cambiamento è stato per me molto importante, e mi ha reso diverso dal me stesso dirigente. Parimenti, il cambiamento degli ultimi anni mi ha reso in parte diverso dagli anni delle istituzioni e dagli anni da dirigente politico. Tutto ciò lo avverto chiaro dentro di me, e quando vedo persone della mia generazione che non hanno fatto questo mio stesso percorso interiore, mi chiedo se l’interlocutore che ho di fronte sia cambiato o sia rimasto sempre uguale a se stesso. Se è cambiato, allora quella persona mi intriga e mi interessa di più, e io mi apro di più.

La presentazione del Suo ultimo libro al Teatro San Carlo di sabato 19 ottobre è stato un bagno di folla, a cui le cronache locali hanno dato ampio spazio, ipotizzando anche un suo rinnovato impegno in politica. A cosa riconduce tanta attenzione?

Nel foyer del San Carlo c’era una platea composita, come eterogenea è la popolazione di un tipico palazzo napoletano: c’era in prima fila qualche aristocratico, che idealmente vivrebbe nel piano nobiliare. Poi c’era l’insegnante, il professionista, che abitano nei piani intermedi; l’operaio e il lavoratore; ed infine la persona più umile che vive nel basso. Questo “palazzo” non si ritrovava assieme da diverso tempo. L’impatto politico che questo evento ha acquisito è dovuto ad un qualche cosa che va molto al di là del libro, e delle intenzioni della presentazione. E’ dovuto, e lo dico nel modo più pacato possibile, alla crisi politica della città, in questo momento molto divisa, proprio come diviso appare il palazzo di cui sopra. La città sente invece il bisogno di riannodare i tanti fili spezzati tra i diversi “piani”, tra il basso, il piano nobile, i piani degli impiegati, dei professionisti, o della gente più semplice. Il mio augurio è che tutti abbiano inteso questo segnale.

Nell’immaginario collettivo dei napoletani, la Sua figura è legata alla terribile emergenza rifiuti. In questi difficili anni, come ha avvertito che la città si ponesse, umanamente parlando, nei suoi confronti?

Durante il periodo più drammatico della crisi dei rifiuti tutte le responsabilità si sono addossate politicamente su di me. In quei mesi sembrava che io fossi il commissario ai rifiuti: non lo ero più da quattro anni. Sembrava che fossi il sindaco di Napoli, carica che non ricoprivo da otto anni. Sembrava che fossi il sindaco di tutti i 551 comuni campani, il Presidente di tutte le Provincie, o che fossi membro del governo nazionale: ero tutto. Capisco il meccanismo. Ti si attribuiscono tutti i meriti quando le cose vanno bene, come mi è accaduto quando ero sindaco, e ti si attribuiscono responsabilità che vanno ben al di là di quelle reali nei momenti negativi. All’epoca non riuscimmo a far coincidere la chiusura delle discariche con l’apertura dei termovalorizzatori, un problema che in gran parte esiste ancora oggi. Ma non sono mai sfuggito alle mie responsabilità e so di avere la coscienza a posto.

Passando ad un’analisi più politica, la Regione da Lei guidata fino al 2010 vive un momento molto difficile: un esempio su tutti, il comparto dei trasporti, fiore all’occhiello della Sua gestione. A rischio è la tenuta di tante linee su ferro e di bus, e ci si avvia alla scomparsa del Consorzio Unico, lodato a suo tempo perfino dalla Commissione Europea.

Io penso che in due campi, a livello regionale, si stia andando indietro: nel campo del trasporto pubblico, per il quale avevamo davvero fatto tanto, e nel campo della cultura. Abbiamo avuto problemi seri, per esempio per i rifiuti, e non lo abbiamo mai nascosto. Però nei trasporti e nella cultura avevamo fatto cose importanti, mentre adesso si fanno notevoli passi indietro.

Il Comune di Napoli, allo stesso tempo, non sembra passarsela meglio della Regione, e Lei ha più volte espresso una posizione critica nei confronti del sindaco De Magistris.

L’attuale sindaco ha vinto le elezioni del 2011 in una situazione che io reputo, per tanti aspetti, irripetibile. All’epoca, nel candidarsi ebbe un grande fiuto, e si è mosso, in un momento politico molto particolare per la città, con grande intelligenza. La mia opinione è che se le elezioni si ripetessero altre 99 volte, De Magistris non sarebbe rieletto. Invece, è stato eletto perché a dividersi drammaticamente sono stati sia il centro-sinistra che il centro-destra. Il centro-sinistra, in particolare, si è dilaniato con primarie autolesioniste, al cui svolgimento ero contrario. Del resto, ritenere che le primarie debbano aver luogo sempre e comunque è la morte della politica, che deve saper tenere conto delle circostanze. In quel momento il PD doveva fare un’altra scelta, schierando un candidato non suo, magari un esponente della società civile. Perché se era chiaro che la sinistra avrebbe comunque vinto le elezioni, era altrettanto chiaro che nessun candidato interno al PD avrebbe potuto farcela. Davanti ad un candidato “terzo”, De Magistris non si sarebbe mai candidato. Lui è stato fermo, a osservare da un lato il suicidio del PD, e dall’altro un centro-destra che schierava un imprenditore osteggiato dagli imprenditori stessi. Se si mettono assieme questi due elementi, ci si rende conto di ciò che all'epoca mi fu subito chiaro, ossia che se De Magistris fosse arrivato al ballottaggio, avrebbe vinto. Questo perché in quel momento, come quando fui eletto nel 1993, la città non voleva una scelta moderata, nel senso buono del termine, ma necessitava di un scelta forte. Purtroppo, De Magistris ha cominciato a sbagliare un minuto dopo la vittoria al I turno, rifiutando l’apparentamento con PD e SEL, e puntando tutto sullo “scassare”, in una città dove la difficoltà maggiore sta nel costruire e, sopratutto, nel conservare ciò che si è realizzato.

Qual è il futuro politico di Antonio Bassolino?

Come ho già detto, mi sono sempre assunto tutte le mie responsabilità. Se me lo chiederanno, sarò volentieri disponibile a dare una mano, ma da lontano, poiché ho già fatto tanto, e non ho da chiedere niente a nessuno. In questo momento, cerco di dare il mio contributo scrivendo e parlando, e non mi candido a nulla. Questo mi consente di intervenire nel dibattito pubblico con grande serenità.

 

 

Antonio Bassolino

Le Dolomiti di Napoli

Edizioni Marsilio, 206 pagine, 15 Euro

Disponibile su:

 

Per maggiori informazioni:

 

  • 2013.10.30 - Presentazione libro Antonio Bassolino
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  • L'ultimo libro di Antonio Bassolino, "Le Dolomiti di Napoli" (Edizioni Marsilio, 206 pagine, 15 Euro)
  • Sul palco, da sinistra: Goffredo Bettini, Antonio Bassolino, Lucia Annunziata e Marcello Sorgi
  • La sala della Libreria Arion al Palazzo delle Esposizioni, Roma (1)
  • La sala della Libreria Arion al Palazzo delle Esposizioni, Roma (2)
  • Sul palco, da sinistra: Lionello Cosentino, Goffredo Bettini e Antonio Bassolino
  • Sul palco, da sinistra: Lionello Cosentino, Goffredo Bettini, Antonio Bassolino e Lucia Annunziata
  • Sul palco, da sinistra: Lionello Cosentino, Goffredo Bettini, Antonio Bassolino, Lucia Annunziata e Marcello Sorgi