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Zalone a catinelle: lo straordinario successo di un fenomeno cultural-trash.

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Cinema & TV

checco zalone

Fenomeno Zalone, Cultural Trash alla ribalta: già questa frase la dice lunga sull’ondata della nuova comicità meridionale che da un paio d’anni sta sconvolgendo il panorama cabarettistico Nazional-Popolare e che nel 2009 col debutto-successo di CADO DALLE NUBI si è fiondata sul mondo del cinema con la sua forza dirompente. Sul Fenomeno oramai si è detto tutto ed il contrario di tutto. Il suo protagonista è il 35enne barese Luca Medici in arte Checco Zalone (anche se oramai è quasi il contrario) ha spopolato in teatro e da qualche anno anche al cinema ed in formato Home video con la saga del Tamarro delle Puglie più amato d’Italia (il c.d. COZZALONE, in dialetto pugliese, e dall’espressione CHE COZZALONE deriva il nome del personaggio, Checco Zalone, appunto). 

Sole a Catinelle, ultima fatica dell’attore pugliese che sta già spopolando nelle sale nostrane raccogliendo in quattro giorni più di Iron Man 3, che deteneva il primato come Miglior Incasso del 2013 fino ad oggi, sostanzialmente ripropone il personaggio arrivista, tamarro situazionista dei film precedenti e degli exploit teatrali/televisivi. Circa le origini di questo straordinario successo che sta riscuotendo, siamo tutti divisi, stampa ufficiale e non, web compreso: tra chi è contento e ritiene tutto meritato ed i soliti benpensanti detrattori dell’intellighenzia nostrana che ritengono sproporzionati (ed assolutamente immeritati, dunque) gli incassi della pellicola rispetto al resto del panorama cinematografico.

Questo fenomeno cultural – trash sta tutto nel personaggio parodista che fa della volgarità un’ar¬te, della trivialità una costruzione sofi¬sticata. Che scatena l’entusia¬smo delle platee che si deliziano per le imitazioni, i doppi sensi espliciti, le rime oscene, come con il mitologico Fabrizio De Andrè come base musicale per le gesta della D’Addario a Pa¬lazzo Grazioli.
Zalone ha successo perche sdogana e deride la volgari¬tà, esalta come nessuno ha mai fatto prima il politicamente scorretto. Risveglia il tamarro che sonnec¬chia in ciascuno di noi. Prende i materiali del pop contemporaneo clonandoli con imitazione perfetta e li restituisce come bomba devastante di volga¬rità che non ha complessi nemmeno con le icone della correttezza, del garbo e dello stile. I comi¬ci perbene leggono Dante per sentirsi colti e profondi. «È Dante che legge Zalone» ha detto Luca Medici / Zalone con sfrontatezza nel suo show. Zalone non si ele¬va. Con lui tutto si abbassa e diventa irrisorio con un’oscenità in rima baciata che mai ha fine e mai ne avrà.
Zalone è pugliese d.o.c. come la taranta, ma come quest’ultima incanta gli esteti delle tra¬dizioni popolari riscoperte e ricuperate, così lui instancabilmente deturpa tutto ciò che di bello è stato recuperato, in una «taranta dellu centrodestra» in cui «viva lo ca¬pitalismu e viva lo federalismu» si in¬treccia con le rime di «Tremonti che fa bene i conti» e con altre, feroce-mente esilaranti, volgarissime ma irresistibili sul ministro Carfagna e sulle abilità “rifor¬miste” della ministra Gelmini.
L’arte di Zalone è tutta qui; fa diventare tutto scurrilità colossale. Rispetto al perbenismo della satira politica tradizionale, che non si spinge mai oltre la so¬glia della volgarità pura, il lavoro di Zalone non ha remore, autocensure, pregiudizi. Spara con effetti devastanti sulle feste di Villa Certosa ma se la¬scia momentanea¬mente perdere il centro-sinistra è perché nel Pd tut¬to è sbiadito e sco¬lorito e triste, tutto è congressi e tessere e ricorsi e soprattutto, a suo dire, c’è poco sesso. Altrimenti, chissà quali rime su Franceschini, Bersani, Renzi, Cuperlo, D’Alema e Civati.
Zalone ha successo poiché è l’incarna¬zione del cultural-trash che som¬merge la provincia italia¬na. È una nuova maschera della commedia dell’ar¬te. Ma mentre le maschere tradizio¬nali sono fisse su un’unica parte, quella di Zalone è in pe¬renne metamorfo¬si, prende e assorbe tutto per rovesciarlo nella dimensio¬ne paradossale dello sberleffo continuo e senza remore. Per trovare parago¬ni hanno scomodato addirittura John Belushi e Lenny Bruce. Ma qualsiasi in¬tellettualismo svanisce in un musici¬sta che sa suonare magnificamente il piano infilzando senza pietà il suo amato/odiato jazz: «Quando vi viene da dire ’ma che ‘azzo di musica è’, ecco, quello è il jazz». Colui che distrugge il testo del Nabucco di Verdi che tanto piace alla Lega, dissacrandolo e deridendo chi ostenta a farne un inno di secessione senza sapere neanche di cosa tratta realmente. Ma che robac¬cia è questa, Chi è costui, ancor vi chiedete? è Zalone, cari, e rassegnatevi. Piace e se lo merita ed anche tanto.