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Decreto del Lavoro: è stato un fallimento?

Scritto da Salvatore Capasso Il . Inserito in Il Palazzo

Capasso lavoro

E’ stato un susseguirsi di commenti allarmati culminati nella condanna sberleffo di Grillo che non perde occasione per saltare alla giugulare del governo. Gli effetti del Decreto del lavoro di giugno sembra siano stati miseri. Lo ricordiamo, il Ministro Giovannini attraverso le misure contenute nel Decreto prevedeva di agevolare l’assunzione di 200 mila giovani. Al 31 ottobre le domande di assunzione sembrano essere state scarse, 14 mila, ben sotto quindi la soglia obiettivo indicata da Giovannini. Nei dettagli il Decreto prevede lo stanziamento di 794 milioni di euro da impiegare nel quadriennio 2013-2016 per l’assunzione di giovani fino a 29 anni.

La forma di erogazione è quella del contributo di 650 euro al mese fino ad un massimo di 18 mesi per le aziende che assumono un giovane “svantaggiato” con un contratto a tempo indeterminato, oppure fino ad un massimo di 12 mesi nel caso di assunzione e stabilizzazione con un contratto a tempo determinato. Gran parte delle risorse, 500 milioni su 794 sono indirizzate ad aziende del Mezzogiorno. Ora l’analisi. E’ stato davvero un fallimento questo decreto? La risposta è: non si può ancora dire. Troppo spesso ci si dimentica, o non si sa, che gli effetti delle politiche economiche si presentano con un certo ritardo. Esistono forze inerziali nell’economia che continuano ad agire anche quando i fondamentali cambiano. Così per esempio la disoccupazione continua ad aumentare anche quando l’economia mostra i primi segnali di ripresa. I motivi sono diversi. I ritardi negli aggiustamenti della produzione delle imprese, le frizioni con cui gli effetti delle politiche si propagano da un mercato all’altro, il semplice ritardo con il quale gli individui percepiscono i cambiamenti e vi si adeguano e così via. E’ per questo che i recenti aumenti del tasso di disoccupazione registrati dall’Istat che ha raggiunto livelli insolitamente alti, il 12,5 per cento a livello Nazionale e il 20 per cento nel Mezzogiorno, non indicano che la congiuntura peggiori ma sono invece il risultato della coda lunga della crisi. L’allarme lanciato dalla stampa sui miseri effetti del decreto e raccolto da Grillo evidentemente nasce dalla mancata consapevolezza dell’esistenza di questi ritardi. C’è da dire che il governo è stato complice nell’alimentare questa confusione e nel generare false aspettative. L’idea diffusa è infatti che per indurre le imprese ad assumere bastino gli incentivi. Non a caso si continua a parlare di riforme del lavoro senza considerare che queste vanno affiancate ad una efficace politica economica di stimolo alla produzione. In effetti gli imprenditori assumono solo se credono di poter impiegare profittevolmente i lavoratori, e questo accade se prevedono di poter vendere i propri prodotti. Il Decreto, quindi, ha ancora le potenzialità di favorire l’inserimento dei giovani quando la congiuntura comincerà a migliorare. Un ultimo commento all’uscita di Grillo. Criticare è di gran lunga più semplice che proporre. Avrebbe forse preferito che non si facesse nulla?