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Violenza sulle donne, il codice rosso è legge

Scritto da Elisabetta Di Fraia Il . Inserito in Il Palazzo

codice rosso

Via libera definitivo da Palazzo Madama al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il cosiddetto Codice rosso. Il provvedimento, che ha ottenuto l’approvazione definitiva del Parlamento e che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale sarà quindi legge, ha ottenuto 197 sì e 47 astenuti tra cui Leu e Pd.

La legge Codice Rosso impone tempi più rapidi e pene più severe, codice rosso in Pronto soccorso e l’intervento del Magistrato entro tre giorni dalla denuncia. Inoltre, lo Stato aumenta tutte le pene per i colpevoli di reati sessuali, compreso lo stalking. Il ddl prevede anche corsi di formazione specifici per gli agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria affinché siano in grado di affrontare il problema, come il sostegno agli orfani. 

La legge Codice Rosso rappresenta il massimo che si può attualmente fare sul piano legislativo per combattere la violenza sulle donne”. Lo afferma in una nota il ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno. Si tratta, dice, "di un'importantissima novità con la quale vogliamo scongiurare che le donne stiano mesi o anni senza ricevere aiuto". Ma, aggiunge, "dopo questa svolta, sono consapevole che l'impegno per combattere la violenza sulle donne non può finire qui: per esempio, sarà essenziale operare sul piano della riduzione dei tempi dei processi penali". Ecco che, sottolinea, "fare il massimo sul piano legislativo è fondamentale, ma non basta. Come ho sempre sostenuto, la violenza sulle donne è molto spesso una conseguenza delle discriminazioni dunque, gli interventi legislativi devono essere accompagnati da azioni concrete sul piano culturale. Comunque, oggi abbiamo aggiunto un mattone determinante nella costruzione di un'efficace lotta alla violenza".

Valutazioni positive vengono fatte anche dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede "Oggi con l'approvazione del Codice rosso lo Stato dà una risposta molto forte: dice ad alta voce che le donne in Italia non si toccano". Lo dice in sala stampa in Senato il ministro per la Giustizia Alfonso Bonafede subito dopo l'approvazione del ddl. "Ogni 72 ore - ricorda Bonafede - in Italia muore una donna per femminicidio, è una vera e propria emergenza sociale.”

In realtà, la nuova legge contro la violenza sulle donne, approvata il 18 luglio in Senato, ha messo in allarme gli uffici giudiziari che dovranno adeguarsi in tempi record alla nuova normativa. Ci sono aspetti che preoccupano più di altri e che pongono difficoltà oggettive in un settore, quello che tratta i reati contro le «fasce deboli», già ampiamente oberato di lavoro. Casi di maltrattamenti, stalking, violenza sessuale, lesioni aggravate e corruzione di minori godranno di una corsia preferenziale e le vittime dovranno essere ascoltate dal pm entro tre giorni dalla denuncia. Una disposizione difficile da attuare e che potrebbe mettere in difficoltà il lavoro delle Procure.

Inoltre, stabilire dei termini entro i quali va ascoltata una vittima non garantisce una trattazione più veloce del fascicolo. Servirebbe in realtà un compromesso tra esigenza di giustizia e funzionamento degli uffici giudiziari, una riforma inevitabile dell’intero processo penale. La questione primaria, quindi, che un governo serio avrebbe dovuto risolvere è quella della prevenzione, disinnescando l’odio di genere che comprende l’omofobia, la transfobia e la discriminazione.

Manca qualsiasi intervento in materia di case rifugio, fondi da destinare alle donne per ricominciare, per acquisire quella necessaria indipendenza economica che le rende effettivamente libere.