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La nuova mostra al MAV: Vesuvio in the Box

Scritto da Francesca Ciampa Il . Inserito in Mostre

vesuvio in the box Mav Ercolano

Il Mav, Museo Archeologico Virtuale, ospiterà un’esposizione artistica di straordinario fascino presso le sue sale site in via IV Novembre ad Ercolano. La mostra intitolata “Vesuvio in the Box” sarà visitabile fino al prossimo 30 Settembre.


Per l’evento, realizzato in collaborazione con Scabec, rappresenta una manifestazione concreta dell’arte multimediale realizzata dall’artista Gennaro Regina. In tale occasione saranno protagoniste 22 opere accompagnate da alcuni video, un muro illuminato di 60 mq sul quale verrà raccontata la storia del Vesuvio.

Il vulcano più iconico del panorama europeo si svela in occasione dell’anniversario della sua eruzione. Nell’estate 2019 infatti sono trascorsi 1940 anni dalla storica e indimenticabilmente tragica eruzione del 79 d.C. Questa ricorrenza non solo richiama alla memoria gli storici ritrovamenti di Ercolano, Pompei, Stabiae e Oplonti ma sceglie proprio come location espositiva le false del Vesuvio.

La storica eruzione fu preannunciata da alcuni eventi sismici verificatesi all’inizio del 62 d.C. Solo dopo alcuni anni iniziò il ciclo eruttivo del Vesuvio che porterà al collasso della caldera laterale nella zona sud-est. La prima colata iniziò intorno all’una del pomeriggio e fu maggiormente composta da pomici, rocce vulcaniche che si generano dal magma pieno di gas che subisce un raffreddamento celere. Assieme a questi pomici e al magma furono ritrovate una serie di materiali lapidei trasportati dai flutti incandescenti nella loro discesa travolgente.

Il motivo per il quale Pompei e le altre città colpite sono state cristallizzate nel tempo è proprio perché furono intrappolate al di sopra delle pomici ed avvolti nelle ceneri. All’eruzione seguì una nube alta 26 chilometri e i detriti furono ritrovati anche a grandi distanze rispetto all’epicentro.

La possibilità di una cristallizzazione così perfetta deriva dal fatto che il magma fuoriuscito è rimasto per 700 anni a qualche chilometro di profondità prima di devastare la superficie. Questo ha permesso che il fluido si raffreddasse nella camera magmatica fino a 850° attivando il processo di cristallizzazione che avrebbe poi permesso alla lava di imprigionare la città nel tempo.

L’installazione multimediale permette di fondere la storia dell’icona napoletana con la produzione pittorica contemporanea inserendo in commistione quella dell’ambito digitale, codificando così un nuovo linguaggio artistico.