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I "renziani" a Napoli

Scritto da Ernesto Paolozzi Il . Inserito in Il Palazzo

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Il successo che Matteo Renzi sta riscuotendo è dovuto essenzialmente alla capacità che il sindaco di Firenze ha avuto di prospettare un cambiamento radicale del PD come premessa per un più generale cambiamento della politica italiana. Perché ciò accada, Renzi deve prima conquistare la leadership del partito e poi conquistare i voti necessari per battere il centrodestra e il pericoloso qualunquismo che si diffonde in vari strati del paese.

 

  • E’ evidente che per far sì che ciò accada dovrà raccogliere consensi nel partito fra coloro che non lo hanno sino ad ora votato e persuadere un parte dell’elettorato di centrodestra. In più, dovrà conquistare almeno una parte dei voti perduti nell’astensione o nell’antipolitica. Per compiere una svolta autentica è questo il vasto programma che si dovrebbe realizzare. Non si tratta di una passeggiata. 
  • In questo quadro ha senso chiedersi se sia giusto, da parte di molti che sono stati avversari di Renzi, schierarsi oggi con il sindaco? 
  • Fra di essi vi è chi ritiene che la linea seguita fino ad ora dal Partito democratico sia stata insufficiente e perdente, non essendo riuscita ad interpretare le reali esigenze della società italiana, e, in assoluta buona fede, pensa, spera che la svolta renziana possa rafforzare il PD e migliorare le condizioni del paese nella difficile transizione attuale. 
  • Vi è, ancora, chi ritiene la svolta renziana una necessità, anche se non troppo gradita, ineluttabile come ogni necessità. Ormai, ragionano, il sindaco è in campo, riscuote successo nell’opinione pubblica e fra i mass-media, fermarlo sarebbe una catastrofe. Ci si può ancora illudere che una brava persona un po’ anonima, ex PCI come Cuperlo, possa compiere quel vasto programma di riforma radicale di cui si hanno urgente e stringente bisogno il partito e l’Italia? Insomma, meglio Renzi che niente.
  • Naturalmente vi è chi, semplicemente e per puro opportunismo, salta sul carro del possibile o presunto vincitore. Fra costoro vi è perfino chi scende dal carro ritenendo che sia più utile “posizionarsi” come opposizione ( alla quale in un partito democratico pur spetta qualcosa) che sciogliersi in una maggioranza troppo vasta. 

Chi mai potrà stabilire, con prove certe e incontrovertibili, a quale categoria di nuovi renziani si appartiene? Temo sia impossibile. Spero che queste polemiche, per certi aspetti un po’ infantili come infantile ed elementare è diventato il dibattito politico italiano, si spengano al più presto per lasciar spazio alla discussione vera: vogliamo un partito tradizionale, socialista democratico, o un partito nuovo dai contorni ancora incerti ma certamente più attraente, più creativo? Un partito che tenga le posizioni o un partito che vada all’attacco con il rischio, mi si consenta la metafora calcistica, di subire qualche contropiede?

E’ questa la scelta di fondo. L’unica possibile, credibile, seria.