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Alchimie e Linguaggi di Donne, intervista a Esther Basile

Scritto da Rita Felerico Il . Inserito in Port'Alba

Esther Basile

Si è svolto a Narni dal 19 al 22 settembre la XII edizione di Alchimie e Linguaggi di Donne, festival poliedrico, laboratorio di parole e di idee. Incontriamo l’ideatrice, Esther Basile, napoletana doc.

Sono 12 anni di festival, un numero che ne conferma il successo; cosa è cambiato negli anni, non tanto rispetto al format ma in relazione alla partecipazione e allo spirito che accompagna e ha accompagnato gli incontri.


Il Festival si connota per essere da 12 anni espressione del mondo femminile, con i suoi specifici saperi, ed è unico nel panorama italiano; a questo sono dovute le 2 medaglie del Presidente Giorgio Napolitano. In tutte le epoche lo sguardo delle donne, dalle scrittrici alle artiste, dalle poetesse alle professioniste, ha rappresentato il mondo secondo una prospettiva del tutto personale, il cui punto di partenza è la propria esistenza.


Parafrasando María Milagros Rivera Garretas, possiamo dire che siamo ‘degenerate’, nel senso di senza genere, poiché ci esprimiamo al di fuori dei limiti e dei canoni dell’ordine simbolico patriarcale, per attuare una ricerca personale di senso.

Questo ‘modo’ si è rafforzato nel tempo; quest’anno, nel quale si riprende con determinazione il discorso sull’Europa, l’attenzione si è focalizzata sull’aspetto sociale, coglie le tensioni e le incertezze del particolare momento storico, facendo intravvedere la necessità di modificare la visione del futuro, di offrire una speranza, l’orizzonte d’attesa. La fantasia ha, pertanto, assunto un’evidente funzione cognitiva a tutti i livelli, da quelli percettivi a quelli storici, ed è la società a richiederne la presenza, come abbiamo dimostrato – da più punti di vista - in questa edizione.

Un aneddoto che può simboleggiare il Festival.

Aneddoti ce ne sarebbero tanti. Ma per descrivere l’atmosfera che accompagna il Festival mi piacerebbe, anche per una sola volta, girare un piccolo corto che fissi in immagini i momenti di discussione fra le partecipanti al mattino, durante la colazione, prima dell’inizio dei lavori o la sera, prima di andare a dormire; osservazioni, critiche, complimenti, suggerimenti, dispiaceri, ironia, insomma filmare cosa succede ’dietro le quinte’, dove tutte le emozioni si esprimono. Ogni incontro diviene così un arricchimento, come solo le donne sanno fare.

Punti di forza e di debolezza.

Tutte le protagoniste sono portavoce di una sensibilità inconsueta, di un insperato cambiamento all’insegna del rispetto individuale, della propria diversità, del diritto di essere artefici del proprio destino. Uscendo dall’isolamento, esse prendono la parola non solo per costruirsi un’immagine quanto più reale possibile, per dimostrare capacità autonome e creative, per soddisfare l’urgente necessità di sopravvivenza, ma soprattutto per abbattere falsi concetti, sfidando una società che continua a considerarle in una posizione subalterna e marginale.

In questo senso, il tempo della narrazione acquisisce caratteristiche spaziali, esprimendo una visione del mondo anche sociale. Nella creazione di un universo narrativamente unificabile e organizzabile, si evidenzia, infatti, la fusione tra punto di vista psicologico e visione sociale, in un patto di relazione del tutto rassicurante, perché realizza speranza e felicità.

Si dovrebbe rafforzare la ricerca delle molteplici forme e discorsi utilizzati per recuperare il senso dell’identità; lo sguardo che implode verso la profondità del soggetto e allo stesso tempo nell’assoluto è inevitabilmente multiplo, perché comprende tutte le contraddizioni, anche quelle della coscienza. Solo così i monologhi, le cronache, i racconti, l’allegoria nell’organizzare il “caos percettivo”, secondo la felice definizione di Borges, formano una sorta di circoli concentrici il cui punto focale è la coscienza della protagonista che, presentata da differenti prospettive, acquista particolare densità e spessore.

Un messaggio importante che desideri trasmettere con il Festival.

Il Festival deve contribuire a svelare e ad analizzare i ‘propri’ punti di coscienza rispetto ai diversi problemi e alle diverse problematiche sociali e personali.

Inquadrando il Festival in una più generale idea relazionata alla storia della scrittura femminile, dove e come lo inseriresti e come ne definiresti il valore.

Caratteristica temporale comune è la destrutturazione narrativa e lirica, tipica della scrittura al femminile, perché ruota attorno a qualcosa che non può essere reso in maniera esplicita –la coscienza della protagonista, per l’appunto- e perché gli avvenimenti narrati sono svincolati per lo più dal rapporto causa/effetto.
Un valore è la costante attenzione riservata al processo evolutivo delle protagoniste che, superando prove incontrate durante il viaggio nel microcosmo dell’essere o nello spazio fisico, operano una graduale crescita interiore, una maturità dell’anima che comporta coscienza di sé e delle proprie facoltà.

Attraverso privazioni e distruzioni, si dispiegano le dinamiche della conoscenza: dal passaggio da ciò che non è a ciò che è, si crea pertanto una realtà nuova.