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La leggenda del Lacryma Christi

Scritto da Maddalena Maria Sorbino Il . Inserito in Port'Alba

Bacco e il Vesuvio visitatore

Il Vesuvio Lacryma Christi è un ottimo vino campano prodotto con le uve coltivate alle pendici del Vesuvio, vulcano che da secoli è il fulcro sia geografico sia delle produzioni, delle arti e della civiltà di tutti gli agglomerati urbani che si sono succeduti (anche se spesso per mano dello stesso sono scomparse intere comunità).

Le prime testimonianze della coltivazione di quest’uva così forte e vigorosa, cresciuta su un terreno lavico, scuro e poroso, risalgono al V secolo a.C., quando i Greci portarono gli Aminei della Tessaglia. 

Le uve che ad oggi si coltivano lungo i 15 comuni situati in provincia di Napoli sono: il Caprettone (o Coda di Volpe) per il Lacryma Christi Bianco e il Piedirosso (o Per e Palumm) per quello Rosso. Entrambe le varietà possiedono un carattere minerale, dato principalmente dal terreno vulcanico.
Questo è un luogo ricco di mistero poichè gli uomini, nonostante fossero a conoscenza della pericolosità del vulcano, non hanno fatto a meno di costruire le loro case, di seminare e raccogliere dei frutti davvero particolari.

La storia di questo nettare si tesse tra mito e realtà: una leggenda, ripresa dal grande poeta Alfred de Musset, vuole che Lucifero, cacciato dal Paradiso, strappasse un pezzo dello stesso per rubarlo e dar vita al Golfo di Napoli, luogo dove egli sprofondò e dove si levò il Vesuvio. Gesù Cristo, resosi conto del furto, pianse per il dolore e dalle sue lacrime cadute proprio sul vulcano nacque una piata di vite e dall’acino di quell’uva ha origine il Lacryma Christi.
Ancora, un’altra versione vuole che Gesù, molto assetato, apparse ad un eremita che viveva proprio in quei luoghi chiedendogli da bere e, per ricompensare la pronta generosità di quell’uomo, trasformò l’acqua in nettare di vino.

Al di là di queste leggende, è certo che questo prezioso vino fu a lungo negli anni custodito dai monaci Cappuccini che si erano insediati nella “Turris Octava”, ex colonia romana poco distante da Napoli.

Grazie al loro operato la colonia prese il nome di Torre del Greco, città dove esisteva in gran quantità il “vino greco”.
Certo è che la fama di questo vino è presumibilmente connessa alle leggende spesso sorte sulla sua identificazione.
Anche il nome, Lacryma Christi, non aiuta a legare questo vino al proprio territorio d’origine, forse proprio per questo il nome previsto della DOC, instituita nel 1983, è Vesuvio così da collegarlo facilmente alla sua dimora d’origine.