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I vestiti dell'Alta Società napoletana negli anni '50 del XIX Secolo (prima parte)

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Port'Alba

Come vestiva 1

Nonostante gli epigrammi e le caricature, la crinolina regnò sovrana sul costume dell'alta società napoletana negli anni cinquanta del XIX secolo. I giornalisti, i poeti dialettali, i comici non la lasciavano in pace; ma essa trionfò dei suoi oppositori. Le evoluzioni della moda erano allora più lente, e solo le signore di ricco casato le seguivano nei loro capricci.

La moda non era più costosa, ma il prezzo del denaro era più alto, le comunicazioni con Parigi più difficili. Maggior equilibrio regnava in tutta la vita sociale e meno acuto era il pungolo della vanità e della fatuità rovinose. Parigi imperava dittatrice della moda, e il 'Petit Curier pour Dames' portava le ultime novità per le signore, e Leveu, il celebre Leveu, forniva pomate, acque odorose e profumerie. Sebbene ci fossero a Napoli sarte e modiste anche parigine di gran valore, toilettes sfarzose per balli e acconciature più distinte per teatri e paesaggi si ordinavano a madame Musard, a Parigi.

Nell'estate del 1858 fu molto accetta la stoffa popeline e usata dal bel mondo la coteline, tessuto leggerissimo di lana e seta. Abiti di seta, pochi; più numerosi quelli di moerre antico, a larghi quadri, lucidi e ricchi di fiori colorati su fondo nero. Ma la maggior voga l'ebbe il taffettà scozzese. Le vite degli abiti erano tagliate a più punte a piccole falde rotonde, e i nastri profusi in gran copia. Le maniche, semiaperte, a grandi pieghe, si dicevano “à gigot”. I cappelli si usavano di velo crespo a forma d'imbuto, con fiori ricamati e con blonde.

Gli abiti da passeggio, veramente di ultima moda, erano due. Veste di taffettà gros grain, orlata d'una lunga striscia, mantelletto guarnito di merletti a quattro ordini, e cappello di velo crespo con blonde. Le signore, che indossavano questo costume, dovevano portare un ombrellino di taffettà, ricoperto di merletto, e stivaletti di pelle inglese a calcagni.

L'altro abito di gran moda, e più ricco, era una veste di mussola di seta, con collaretto di nastri garnitures Desterbecq, vita a quattro punte e mantellina di merletto di Alençon. Teatro dell'ultima moda era, nella stagione dei bagni, l'ampia sala dello stabilimento Manetti alla Villa: addirittura una platea di giovani signore, dai colori vivaci.

Da Gigliano, in fama di liberale, accorrevano la borghesia ricca e gli studenti meglio provvisti. La rivalità fra i due stabilimenti era grandissima, e tra i bagnanti si combattevano le celebri battaglie d'acqua, alle quali spesso metteva fine la polizia... Dopo i bagni si andava in villeggiatura, ma fuori il Regno vi andavano naturalmente i più ricchi.

Per saperne di più:

I vestiti dell'Alta Società napoletana negli anni '50 del XIX Secolo (seconda parte)