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Patrimoni Mediterranei e cittadinanza: distruzione – ricostruzione, conservazione delle memorie e partecipazione cittadina

Scritto da Rita Felerico Il . Inserito in Il Palazzo

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Nei decennali dell’Associazione Peripli – Culture Società Euromediterranee “ e della “ Assemblea dei Cittadini del Mediterraneosi è svolto a Napoli il 4 e 5 ottobre nella Sala del Capitolo presso il complesso monumentale di San Domenico Maggiore un convegno internazionale che ha visto la partecipazione di autorità e studiosi italiani e stranieri provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo: Algeri |Il Cairo|Larissa|Marsiglia|Nablus|Nizza|Parigi| Rabat |Sarajevo|Siria|Tirana| Tunisi|Valencia. Il convegno è la tappa finale di un lungo lavoro coltivato negli anni, nei quali il confronto con le diverse realtà sociali /lavorative cittadine è alla base di un dialogo senza pregiudizi, che vede in prospettiva la possibilità di un futuro meno conflittuale, più umano e ricco.

Incontriamo Maria Donzelli - Presidente dell’Associazione Peripli – per tracciare un bilancio.

Non è stato facile far sedere intorno ad un tavolo cittadini del Mediterraneo provenienti da diversi Paesi, ognuno con la loro professionalità, cultura, credenze, tradizioni; Peripli è riuscita in questo intento, aggregando intorno a valori e azioni comuni, che vedono i cittadini protagonisti e costruttori di una nuova visione sociale e civile. Qual è Il prossimo passo?

Il primo passo è la realizzazione di un progetto ad ampio raggio, che includa i Paesi del Mediterraneo protagonisti del convegno, i cittadini che partecipano alle iniziative dei 28 circoli della Fondazione dei cittadini e cittadine del Mediterraneo (FACM) attivi in questi Paesi e ci auguriamo che altri Paesi aderiscano alla missione della FACM. Accendere quindi un dibattito aperto su queste tematiche in ogni circolo, a partire dalle situazioni locali e dal confronto con realtà diverse. Le situazioni del Mediterraneo e dei Paesi che si affaccino sulle sue sponde sono variegate, conflittuali e in divenire (vedi oggi la terribile situazione curda) e distruggono i patrimoni materiali e immateriali violentemente – e per immateriali si intende anche e soprattutto le relazioni civili fra gli uomini, i rapporti umani che vengono minati e disgregati -. Allora occorre ricostruire un tessuto non solo di ‘pietre’, ma di anime, di realtà umane; un patrimonio che è anche ambientale in senso lato, per la cui ricostruzione e valorizzazione occorre investire. È la strada che dobbiamo percorrere. Il bilancio, vista la partecipazione e la presenza di tanti giovani è dunque positivo e si pensa al prossimo incontro con fiducia e ottimismo.

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Giovani studenti infatti sono stati in entrambi i giorni del convegno parte di un pubblico assiduo e attento; qual è il messaggio più importante che ha desiderato trasmettere loro? Vede all’orizzonte la possibilità di una nuova Greta?

Non possiamo prevedere una ‘Greta’, animata da grande entusiasmo e passione, ma ce lo auguriamo. L’inclusione dei giovani si proietta programmaticamente in tutte le nostre azioni ed eventi, perché non è possibile continuare a parlare di tradizioni, custodia, memorie senza la loro presenza e coscienza su questi argomenti. Dal 7 al 10 novembre a Barcellona, promossa dalla FACM, si è organizzata les assises des jeunesse de la Meditèrranèe dalla quale ci aspettiamo interessanti novità; e questo è il messaggio: includere i giovani – cosa non sempre scontata – responsabilizzarli e dare loro speranza che è possibile raggiungere degli obiettivi, che c’è rispetto per le diversità, pratica di un dialogo di ascolto e di rispetto e che- quindi –la loro presenza e azione è imprescindibile.

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La cultura strumento di ricchezza e volano per indirizzare percorsi di pace, di dialogo e di azioni di riconversione, cultura che guarda alla fattibilità come frutto della reale relazionalità dei cittadini/uomini che le realizzano, cittadini responsabili, convinti che si può guardare ad un futuro migliore solo se si parte con il prendere in mano il presente. Attraverso la sua esperienza, cosa ritiene possa essere abbinato alla cultura per spingere più forte e velocemente verso questo traguardo?

La cultura abbinata all’impresa, questa è la risposta, una impresa disposta a comprendere che la dimensione cultura è essenziale per una sana economia. Una ‘utopia’? Noi ci crediamo e proviamo a metterla in pratica; perché la dimensione economica non muterà se non si svincolerà dall’assioma della divisione fra capitale finanziario ed economia reale, se non muterà la visione dell’approccio economico che non dovrà guardare più solo al “profitto per il profitto” ma ad una economia reale che coinvolga le dimensioni locali reali /lavorative. Non è insomma all’industria bellica che si deve guardare, ma a quella che valorizzi i patrimoni e le culture, non fattori di secondo piano, ma integranti dello sviluppo sostenibile, si parla di quell’industria turistica come impresa culturale, come volano per la ricostruzione dei patrimoni materiali e immateriali. Ma per fare questo riusciamo a superare i conflitti? Deve essere possibile, altrimenti siamo destinati alla disgregazione delle società civili, ormai evidente, dove la cultura non ha spazio. Per questo l’imprenditoria deve abbinarsi alla cultura. Anche in questo Peripli e la FACM si impegneranno.